Le Parole di Alberto Terrile

venerdì, febbraio 29, 2008



Foto: © Allievi del Corso e Alberto T

STUDIO PER UN QUADRO PT 1

Sabato scorso è iniziato uno dei 3 progetti  creativi che ho ideato per il  mio corso Avanzato di fotografia edizione 2008 (Dai sali d’argento ai pixel): lo studio per un quadro.
Ho  deciso di fornire degli input pittorici, mostrando alcuni maestri del Rinascimento italiano e alcuni autori fiamminghi. Ho sempre invitato i miei allievi ad aprirsi a differenti suggestioni, non soffermandosi solo sullo specifico fotografico.La pittura, specie quella del passato, ha molto da insegnare da un punto di vista compositivo e visto che le immagini si assimilano naturalmente,senza fatica, come se entrassero in un imbuto, perché non diluire migliaia di giga passati in noi a causa di tristi download ai quali la vita di tutti i giorni ci obbliga, con la sapienza di un Mantenga,Van Eyck  o di Petrus Christus?
L’idea era quello di fare una sorta di “Studio per un quadro” o più quadri scandendo l’ortogonalità e la spazialità con il favore della retorica della luce.
Abbiamo lavorato a Palazzo Doria, due finestre su Piazza San Matteo, purtroppo dilaniata dai ponteggi per il rifacimento di un tetto. Amo questa piazza, ci portai Ruediger Vogler (http://www.wim-wenders.com/bio/ruediger_vogler.htm ) e gli feci interpretare la parte del “Fotografo”.
E’stato un sabato fisicamente e psicologicamente impegnativo, perché non è semplice organizzare sedute e set così, dividendo in due gruppi gli allievi (26 unità). Ho utilizzato due giovanissime ballerine Francesca Abdel e Viola Vicini, in costume d’epoca e le ho fatte interagire con Massimo Ferrando,  un mio caro allievo, nelle vesti di Monaco.
Dal mio punto di vista c’era persino troppo : luci, costumi, libri d’epoca, una bolla papale lo specchio….sono abituato a situazioni più povere, asciutte ed essenziali con cui misurarmi lavorativamente.
Dietro ad un’esercitazione come questa si cela un gran lavoro : il trovarobato, le telefonate per accordi vari , il ritiro e  la riconsegna  dei costumi , le mail per avvisare gli allievi.
C’è un flusso  comunicativo che è di differenti tipologie: verbale, mail , sms , un torrente  che non ha orari  propriamente scolastici , perchè chez moi ,  si sfora  mediamente sino  alle 24 .
Talvolta si palesa un processo di  assuefazione al sistema educativo  che propongo e si pensa erroneamente che il mio darmi, molto più d’altri in senso didattico sia  “dovuto”, ci si abitua ad uno standard,  a scherzare,  si perde il senso che sebbene sia un corso libero si è li per imparare, che nessuno è “arrivato”, io per primo.

Che consiglio  mi sento in sincerità di offrire a chi s’aspettava ancora di più, a chi ha detto di non essere soddisfatto delle istanze dell’esercitazione ancor prima che della proprie immagini?

“QUALSIASI COSA INIZI A FARE, PENSA COME PRIMA COSA A DOVE VUOI ARRIVARE…POI APPLICATI E RISPETTA IL LAVORO ALTRUI”

La prima prova è sempre un rodaggio per questo corso Avanzato che si muove come una strana creatura, un organismo in assestamento, un gruppo che strada facendo perde qualcuno, s’asciuga e si centra sugli obiettivi proposti.
L’Avanzato è una sorta di viaggio verso la Visione. In fondo non siamo null’altro rispetto a  “ ciò che vediamo” .

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venerdì, febbraio 22, 2008


Foto: © Alberto Terrile 2007 Katrin-San Francisco

ALTO

L'immagine dei gabbiani del post precedente è successiva a questa e ne è ideologicamente prosecuzione.  Mentre lavoravo per Corrado Rustici non avevo tempo per realizzare delle mie  fotografie. E' mia abitudine utilizzare tutto il tempo a disposizione per spendere ogni molecola di ciò che sono. Un giorno in studio, mentre Paul McCandless degli Oregon stava registrando delle parti, vidi riflessa nel vetro della regia Katrin. Mi avvicinai e le dissi:-Ti spiace alzare lo sguardo in ALTO?
La luce era fioca,il posto inadatto a fotografare un volto femminile nel più classico dei modi ,( alludo ad un'estetica del bello da magazine) ma per me ciò che avevo a disposizione era più che sufficente al fine di realizzare un'immagine che corrispondesse a quell'Universo di donne che da quasi trent'anni continuo a raccontare. Nel contempo potevo declinare ancora quel "volgersi verso l' Alto" che è un'altra carateristica del mio dire.

Mi piace avvicinare il mondo attraverso l'intuizione, immaginandone gli sviluppi futuri. Apparentemente mi fondo con l'ambiente , con gli umori che lo abitano e con gli stati d'animo altrui. Nell'attimo dello scatto è come se vivessi una sorta di doppia esistenza: la mia e quella del soggetto fotografato, sono molto empatico e di questo s'approfittano sempre quanti mi sono nemici sapendo della capacità che ho di assorbire umori,suoni ed energie. Nulla di paranormale, solo una sensibilità acuita. Per questo spesso ho bisogno d'allontanarmi da tutto e tutti e restare solo col mio mondo guardandomi dentro.

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domenica, febbraio 17, 2008



Foto: © Alberto Terrile 2007 In volo - Bodega Bay- San Francisco-California

WHAT ARE YOU HERE FOR?

Apro un vecchio album di fotografie con una dedica fatta nel 1973 “Al caro Nonno nel giorno del suo compleanno”. Due le firme: “Eleonora e Alberto”.
Io e mia sorella avevamo raccolto delle immagini che raccontassero noi e i nostri genitori, Giuseppe e Rosanna. Le fotografie raccolte mostrano vari aspetti di una famiglia nel senso più classico del termine, immagini di vacanze, di riso, di gioia condivisa o forse immaginata tale.
Noi eravamo una famiglia e, se Dio vuole, ancora siamo. Per certo non quella idealizzata nel mio profondo o raccontata in tanti film visti da bambino.
La mia famiglia è come tante, edificata su due figure estremamente contrastanti, quelle di mio Padre e mia Madre, due poli pressoché opposti, due figure diverse nelle modalità d’approccio all’esistenza che, per una serie di contingenze, decisero di sposarsi nel 1960.
In viaggio di nozze, tra le montagne, mia madre restò incinta di me.
Mia mamma, una ragazza fresca di laurea in lettere, ventisettenne dai tratti raffinati, sorta di Audrey Hepburn nei tratti del volto, sognatrice idealista, anticonformista domata dall’autorità dei genitori e successivamente messa alle corde dal carattere autoritario e chiuso di mio padre.
Mio padre, una figura per me a lungo misteriosamente nascosta. Il suo carattere e la sua  indole lo tenevano congiunto e stretto a sé, parco al complimento, con un modo di manifestare affetto da scoprire nel tempo, attraverso lunghi silenzi e sguardi azzurri che passavano da parte a parte .
Lui, giovane ingegnere neolaureato, figlio di un operaio delle Ferrovie e di una donna d’origine contadina, decise di crearsi una posizione, dimostrando tenacia e determinazione nel raggiungimento di un obiettivo, e assicurare stabilità economica alla famiglia.
Mi è mancato mio Padre nei suoi viaggi, mi è mancato quando era a casa stanco e nervoso, per motivi che compresi solo attorno ai miei quaranta anni. La scoperta del Padre passa attraverso le parti di lui che si palesano in te quando cresci .
Ti accorgi che il conflitto è nell’assomigliare a ciò che ti diede fastidio, ciò che ti portò ad essere ribelle nella timidezza, spregiudicato nella curiosità e fonte di dolore e rammarico per i tuoi genitori.

La vita è una serpe che si morde la coda, un deserto  fatto di nubi immobili pronte a divenire uragano quando chi ami, andrà tra nembi e cirri  o in un'altra casa, perché la vita è una storia fatta di incontri e  di partenze .
Quando tutto pare “essere niente” basta pensare che tutto è impermanente.

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martedì, febbraio 12, 2008


Foto: © Alberto Terrile 2005

Le nostre relazioni riflettono ciò che siamo


Tutte le nostre relazioni con gli altri e con il nostro ambiente vengono determinate dalle affinità personali che abbiamo o crediamo di avere nei confronti di tutto quanto viene a far parte della nostra vita, ma solo quelle che sopravvivono ai processi di condizionamento che cominciano nell'infanzia possono mantenere un atteggiamento etico, compassionevole e attento verso gli altri esseri viventi. Essere in grado di rieducare i nostri sensi porterà al raggiungimento di una chiarezza mentale e a quella semplicità necessaria per distinguere tra bene e male in modo da agire positivamente per costruire  e vivere in un mondo migliore.

Bisogna permettere ed accettare  che alcune figure così come certi eventi si allontanino per affacciarsi alla vita nuova, spogliandoci del vecchio abito. Dobbiamo tuffarci in  uno specchio d’acqua, scoprendo che più siamo leggeri più galleggiamo…..il tempo futuro rivelerà cosa sono e significano quei cerchi che si sono formati in superficie.




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giovedì, febbraio 07, 2008


foto courtesy of Francesca Zaccaria e Giovanni Di Cicco

Ventre nel Mentre


Tra Sole e Pioggia
oltre il Piacere e la Paura

puoi incontrare il Ventre della Donna

Ventre che dice di acqua pura
acqua che scorre e lava colpe

Ventre che consuma desideri
custode  del domani.



Ritornello :


La luce schiude il mattino
di bianco giglio

giaci giaciglio
fammi Padre
fammi Figlio

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lunedì, febbraio 04, 2008



LUCE E NOTTE


Luce e notte
esperienza dell'immagine e della sua assenza

a cura di
Anna Maria Farabbi e Lucia Gazzino

LietoColle
ISBN 978-88-7848-374-3    € 13,00



I testi raccolti in questo volume sono il risultato di inviti personali e di una selezione tra numerosi contributi giunti attraverso la rete in adesione ad una proposta di condivisione su un argomento di esperienza sensoriale attinente alla sfera della percezione visiva o della sua assenza.
Una novità editoriale tale perché ho avvertito l’urgenza di conoscere – e di far conoscere – le emozioni/sensazioni più lucenti che, spesso, traggono origine dalle regioni più profonde dell’intimo, e per questo delegate al buio.
Un pungolo, quindi, la nostra proposta alla quale gli autori hanno risposto risalendo dal pozzo in cui l’interrogativo li ha sospinti, dal cui fondo un occhio di luce, per quanto distante, diventa guida per l’emersione. E non è un faro di ribalta quell’occhio: è speranza, vita riannunciata, rinascita oltre le tenebre nelle quali, troppo spesso, ci si ritrova soli.
In tali situazioni, più che in altre, trova conferma l’imprescindibilità della parola: potente strumento di comunione. Come editore vivo nella parola scritta; come persona mi nutro dell’altrui parola scritta: nei testi qui raccolti vengo accompagnato in un percorso ascensionale, ma consapevole dell’esistenza di un baratro che – nelle numerose testimonianze – viene sì inteso come punto di ripartenza, ma anche come luogo nel quale è necessario fermarsi per ascoltare ed accogliere la spinta interiore per riaffiorare.
E per questa sosta insieme, ringrazio le curatrici, gli ospiti, gli autori, tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di un volume che, personalmente, porto inciso nella mente e nel cuore.

Michelangelo Camelliti


SEZIONE PROSA DIARISTICA

È raro masticare la mancanza, digerirla e nutrirsene. Soprattutto accoglierla senza disperazione, senza lutto. Di solito quando si mangia questo pane, nasce in bocca un vuoto corrosivo, cannibale. Un mutismo rapace, isolante e mortifero.
Ha molte nature la mancanza. Quella che sorge da un colpo d’ascia contro il corpo incide con gravità terribile, tale da mutilare, temporaneamente o definitivamente, la capacità sensoriale, comunicativa, espressiva, perfino l’autonomia. Innesca una guerra atomica che implode dentro la persona protagonista, deflagrando tutti coloro che le gravitano attorno affettivamente, quotidianamente. Questo è il fatto. La sua crudezza necessariamente va letta, incontrata, abitata, meditata. È il primo passo di accostamento e di dialogo nel rispetto sacro. Tuttavia, la capacità umana di risorgere crea risorse, le scopre. Essiccato un pozzo, mille altri rompono il deserto con un’acqua diversa ma altrettanto potabile.
Tra i miei viaggi […]nella poiesis, creature disabili, cieche, ipovedenti, sorde… mi hanno insegnato come il corpo possa inghiottire l’ascia, sradicare comportamenti abituati e distrazioni, intensificare le proprie acque amniotiche creando piccole nascite interiori in una tensione, in un oriente di resurrezione.
[…]
Questa terra libro nasce come orto utile a tutti. Un orto privo di bella letteratura: non volevo che le mani usassero la visione, la citazione colta, le migrazioni dei simboli e delle metafore. Qui sono seminate esperienze, esistenze, identità tra loro molto diverse, tutte serissime, e riportate con consapevole fiducia verso la comunità. Taccuini di un diario. Fogli strappati dalla vita.
Il progetto è stato lampante fin dall’inizio. Il fuoco tematico attorno cui ruotano tutti i segni è l’organo della vista: l’immagine che entra in corpo, i suoi echi emotivi, la corporeità del buio suscettibile, palpabile, odoroso, tale da far scaturire particolari ricezioni. Infinite.
[…]
È una terra libro questa, controvento, controtempo: contro la vacuità contemporanea di una società occidentale consumistica che ha spettacolarizzato, patinato, banalizzato, sublimato l’immagine.
Qui, invece, finalmente, ci si ferma. Ci si ascolta riattraversando i propri occhi, quelli degli altri e l’intero sensoriale. Qui è un luogo dove il grande studioso primario di oculistica cena con l’analfabeta che ha dettato la sua storia. Dove la ballerina di tango incontra il teologo. Dove il non vedente tasta il lettore comunicandogli le sue impronte digitali, il suo dire, il suo dare. Dove un uomo non vedente corre corre corre, corre con il petto esposto, con il cuore esposto, verso quel lontanissimo finale filo di lana. È il suo perfetto equilibro che sta correndo, il suo orientamento, il suo lungo esercizio. Primo, vincente, con le mani alzate, nel sorriso, nella gioia del profondo oro vivissimo. Così lucente da illuminare anche il nostro buio.
 
dalla prefazione di Anna Maria Farabbi


Indice Autori

Alberto Terrile, Ospite - LE IMMAGINI CHE NON SI POSSONO VEDERE
Gabriella Musetti , Ospite - CORPO CELESTE
Gianfranco Draghi, Ospite - UN PICCOLO COLLOQUIO REGISTRATO
Stefano Gori, Ospite - E’ stato una sera, guidando l’automobile…
Davide Cervellin, Ospite - Io dominato dal pensiero di mio padre…
Giuliano Cavallucci, Ospite - TESTIMONIANZA PERSONALE
Teresa Mariniello, Ospite - TANGO MILONGHERO

*

Elso Avalle, LE PICCOLE TRACCE, NEL TEMPO, SI CANCELLANO
Diana Francesca Burgio, DALLA TORRE
Michele Caivano, ELEGIA
Chiara Cimmino, FLASH DI DIARIO
Silvana Crotti , Il silenzio e il buio della notte avvolgevano….
Ylenia D’Autilia, MIOPIE
Claudia De Francesco, I LAMPIONI DI PRAGA
Nuccia Di Giuseppe, A VEDERE OLTRE IL BUIO
Massimo Ferrando, Mi alzo, mi siedo, sfuggo con rabbia e un filo….
Fernanda Ferraresso, Fidarmi. Devo affidarmi.
Mariella Innone, SOGNO AD OCCHI CHIUSI
Vincenzo Mastropirro, Penso ai bambini ciechi-sordo-muti: il capolavoro del creato.
Daniele Meschini, PSICODRAMMA SIMPATICO
Roberto Morpurgo, UN ENIGMA PER L’ULTIMO EDIPO
Erminia Passannanti, BREVE INCONTRO AL BUIO
Angela Pinna, NOI DAGLI OCCHI DI NEBBIA
Marina Ristè, FOTOGRAFIA
Antonio Sisana, Mi ricordo bene quando l’incontrai…
 



SEZIONE POESIA

La cecità o la ridotta capacità visiva, lo scivolare nel dolore e nella paura del buio irrigidendosi in malsicuri movimenti quando tutte le ombre potrebbero essere ostacolo, sembra, come scrive Josè Saramago nel suo romanzo Cecità, “una questione privata fra un individuo e gli occhi con cui è nato”. “Luce e notte” ha permesso una riflessione per tutti – vedenti e non vedenti – sull’uno e sull’altro aspetto: il chiarore e le sue ombre e sulla possibilità di possedere una seconda e anche una terza vista. La comprensione del mondo esterno non deve e non può appartenere solo alle immagini e all’esagerazione dell’uso prevalente della vista sugli altri sensi, si dovrebbe infatti comprendere nell’equilibrio sensoriale anche la percezione della dimensione psichica e spirituale. Invertendo i cinque sensi potremo scoprire che vediamo, sentiamo, odoriamo e gustiamo con ogni singola cellula complice una memoria personale, familiare e collettiva del corpo e della psiche più profonda.
[…]
Dei molti partecipanti alcuni hanno volutamente cercato di immedesimarsi in una vita priva del sostegno visivo con esiti poetici comprensibilmente alterni data l’estrema difficoltà a calarsi in una limitazione quando non se ne viene colpiti, ma il tentativo è stato segno di grande attenzione e partecipazione; altri hanno evidenziato come l’imperante senso estetico diminuisca e leda una visione più intima della nostra interiorità e come si venga quotidianamente in contatto con cecità o sordità morali che altrettanto feriscono e inibiscono gli individui; altri ancora hanno descritto con versi delicati ed appena accennati la loro condizione facendo emergere immagini e sentimenti sopiti e profondi ed evitando facili retoriche, sentimentalismi che avrebbero mosso a compassione il lettore.
A questi numerosi poeti si sono aggiunte cinque importanti voci della Poesia nazionale ed internazionale che hanno subito risposto con entusiasmo al progetto.
[…]
Tutte le parole, di tutti i versi, di tutti i Poeti partecipanti hanno disvelato un bisogno di essere presenti, di partecipare per non trattenere più le proprie ombre nella mente e per allontanare, in qualche modo, anche le ombre degli occhi perché il timore del buio non rimanga un fatto privato.

dalla prefazione di Lucia Gazzino


Indice Autori

Jack Hirschman, Ospite - BLACK DIONYSOS
Maurizio Mattiuzza, Ospite - LA VÔS TAL PAN
Luciano Morandini, Ospite - se un lampo illumina l’oscuro...
Achille Serrao, Ospite - PO’ VENE JUORNO...

*

Federico Alberto, POESIA PER VEDERTI
Carla Bariffi, LA FORMA DELL'ARIA
Marco Bellini, A NARICI VASTE
Gabriella Bianchi, OSPEDALE di RAVENNA
Maria Grazia Bisconti, quando - in un letto d’ospedale - il corpo...
Chiara Bornacina, Senza tempo e misura chiamano il buio...
Massimiliano Colucci, ESTETICA
Salvatore Contessini, TENEBRA ESTIVA
Ada Crippa, È qui, oltre questa ruga...
Marco De Mattia, UN POLLO ARROSTO
Fabio Franzin, Oh, ‘verlo vist da vizhìn...
Federica Galli, FIDUCIA IN SE STESSI
Luca Gervasio, VENDITORE CIECO
Fiammetta Giugni, sognerebbe saperlo scrivere...
Rossella Grenci, E' quando il buio...
Marco Lombardi, CONGIUNTIVITA
Gabriele Ottaviani, BUIO E'
Maria Palumbo, IL DONO DELL'OSCURITA'
Anna Potena, PER QUESTO SAI
Pamela Romagnoli, NOTTURNA SOLITUDINE
Yasmine Safi, CIECA NEL PIANTO
Maria Vittoria Somigliana, FIOCO TORMENTO
 
***

Un ringraziamento speciale
Mena Mascia, BILANCI (racconto), FRAGILE QUERCIA (poesia)

IN UNA LOGICA DI CONDIVISIONE CHE LA RETE PROMUOVE, PUBBLICO IL MIO TESTO CONTENUTO NEL LIBRO.VI AUGURO UNA BUONA LETTURA DI QUESTA STORIA VERA, STORIA NELLA QUALE HO DOVUTO TROVARE UN SENSO E UNA RAGIONE DANDO PACE AD UN TORMENTO CHE AVREBBE POTUTO UCCIDERE NUOVE EMOZIONI E SVUOTATO DI SENSO TANTO FARE.


LE IMMAGINI CHE NON SI POSSONO VEDERE

Mi chiamo Alberto T e sono Fotografo. Più volte mi sono domandato :- Chi è un fotografo? L’alba che seguì portò con sè la risposta:- il Fotografo è un abile lettore che con grande attenzione sorveglia la luce del sole deviandone a suo piacere il corso.

Un giorno  scoprii di avere una lunga arteria che collegava direttamente l’occhio col mio cuore. Compresi tutto questo andando incontro alle cose del mondo; mi bastava guardarle per sentirmi inondare di bellezza, di gioia e di gratitudine.
Credo che lo spirito umano racchiuda il valore cosmico della terra mentre l’Universo evolve la coscienza.

Dedicai un intero mese di una calda estate alle mie fotografie ritirandomi sull’appennino toscoemiliano.
Ogni mio istante era un tributo nei confronti della Visione.  Mi svegliavo nel mattino con la stessa gioia di chi è in procinto di incontrare la persona amata.  Mi  inebriavo del suo  profumo, ne percepivo la temperatura e il battito. I miei sensi riconoscenti verso il creato muovevano velocemente le dita dando vita a differenti coppie   tempo/diaframma.

Percorrendo valli e crinali  compresi  il sistema venoso del paesaggio. Ne carezzai la superficie con lo sguardo. Il ritmo cardiaco  rallentava per sostenere senza scosse i tempi dell’otturatore. Tutto il mio essere si intonava sui colori del mondo attraendoli a sé.  La danza delle api incise il cielo come antiche scritture su tavolette di cera.


Come un monaco che chino  raccoglie con cura le erbe per i propri  infusi io coglievo frammenti di Universo con l’intento di custodirli nel mio archivio. I supporti plastici uniti all’argento del negativo avevano questo compito .
Il passato e  il presente possono coesistere nello spazio di una stessa immagine, ripetibile eppure mai uguale a sé stessa.


Col finire dell’estate giunse il tempo di rientrare a casa. Lasciare quei luoghi amati faceva male .La malinconia era però resa sopportabile dalla consapevolezza dell’esistenza di quei negativi .Li custodivo come un innamorato serba con cura sul cuore  un messaggio   della donna amata.

Dalla solennità delle giornate di luce passai al buio muschiato della camera oscura.
Nell’oscurità totale caricai i negativi nella sviluppatrice e iniziai a cullarli con ritmiche onde di acido rivelatore. Trenta secondi d’agitazione continua alternati a trenta secondi di riposo: la chimica incontra lo sciamano. Nel mentre, rivedevo a memoria quei luoghi, le luci , le posture,ascoltando i suoni mentre il tepore del sole in procinto di tramontare lambiva  la  mia pelle.

Alla fase di sviluppo del negativo succede il processo d’ arresto contraddistinto dall’odore acre dell’acido acetico che risale le narici con violenza.Due minuti d’agitazione continua al fine d’arrestare lo  sviluppo del negativo, tempo nel quale altre Visioni chiesero d’esser ricordate.
Le mani obbedivano al corpo fisico che ritto nell’ombra assecondava i processi chimici di fissaggio con cadenzate agitazioni mentre la mente vagava con la complicità del serbatoio della memoria a breve termine: l’ipotalamo.
Con trepidazione dopo diciassette minuti totali ripartiti in tre bagni  di diverse soluzioni  chimiche, giunse il momento più atteso, quello di aprire la sviluppatrice,sollevare le pellicole raccolte in spirali e finalmente poter  osservare il frutto di un mese di lavoro.

Nel tempo di un lampo sbigottii ,incredulo reggevo  in mano dei negativi completamente trasparenti: non c’era alcuna traccia d’immagine.
La voce chiuse la gola , la vista si fece bianca come la neve mentre indietreggiando cercavo  con le mani una seduta ove lasciarmi andare ad una specie di mancamento.

L’otturatore centrale dell’obiettivo si era rotto, ma l’apparecchio fotografico  aveva continuato a scattare facendo scorrere la tendina, e lo specchio aveva concorso mostrandomi le immagini, illudendomi di poter avere per me quanto avevo veduto.

Non mi azzardai mai più a provare a replicare quelle fotografie perché comunque erano  già state scattate, questo significava che io avevo “visto” e stabilito il momento in cui quella porzione di realtà sarebbe stata trasfigurata divenendo un oggetto bidimensionale.

Quelle immagini che non si possono vedere in realtà esistono. Quelle visioni benedette dalla luce del mondo sono in me ed io oggi per mostrarle ad altri ho un solo modo, quello di  “raccontarle” restituendole   così alla loro tridimensionalità.



                                                                                             Iola di Montese Estate 2007


PS: In quest'occasione io e Massimo Ferrando (vedi due post precedenti) siamo uniti nello scrivere......prossimamente uniti nelle immagini fotografiche.....quando sarà, faremo in modo di farvelo sapere. Buona settimana.
 





 

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domenica, febbraio 03, 2008


Foto: © Massimo Ferrando

CUORE VERSATILE

I Semi dell’amore vengono mangiati dai corvi  mentre il giardino riposa bianco di neve.
Un letto di rose i ricordi   come pire spolverate di pioggia.
Quale il volto della bellezza?
Quale l’ origine di tanto conformare?

Un corpo se amato per le  sue proporzioni genererà amori deformi
Trattieni ogni colore che spandi nell’aria
folle mitraglia di bolle saponate
Sei gioco destinato ad ingarbugliare lo sguardo
non il cuore

Non è l’epitaffio di chi ha amato e ha perso
Non è vertigine dionisiaca che evapora nella penombra della tappezzeria domestica
Non è niente di tutto quello che si può immaginare
E’  una dedica da nulla a nulla
è la voce nuda
è il suono delle mani
che vuote stringono l’aria.



Amarene in fiore sfioreranno gote gelose nel  giorno che precede la  Pasqua
ognuno col suo orrore
ognuno col suo timore
ognuno col suo  cuore versatile


Note:

Un giorno una giovanissima e straordinaria poetessa L.A. che spero legga queste note disse a Massimo Ferrando  anche lui poeta, devi incontrare, fare il corso....metterti in contatto con Alberto per ciò che fotografa e scrive.
L.A. aveva ragione, con una sensibilità  che è tipica del vero Artista, capace di mettere in relazione, parole,immagini persone favorì l'incontro di due anime  affini.
Venerdì sera con Massimo abbiamo parlato di  tante  cose  tra le quali :  Dio, la Donna,la percezione di un corpo che diviene archetipo  e guardato tante sue immagini per un progetto a quattro mani.
Abbiamo traversato le rispettive vite confidandoci l'uno l'altro e qualcosa di quanto ho espresso ora trova malamente spazio nelle righe sopra che ho battezzato CUORE VERSATILE.
Non ho mai avuto ambizioni  di poeta, scrivo il mio diario dove stendo pensieri, che metto in relazione a immagini  e provo, sinceramente vergogna nel sapere che L.A. lo leggeva, che lo stesso ha fatto la poetessa Anna Maria Farabbi, oppure Massimo.
Io non sono un poeta, la scrittura l'ho adottata con questo diario nel 2004 e la coltivo perchè mi aiuta a sviscerare e sciogliere nodi di me.....è una sorta di confessione in pubblico, con  tutto quello che comporta, l'arrivo di nuovi amici e il saluto di altri.

Nel post precedente dedicato alla ricorrenza della morte di mia nonna ho scelto di pubblicare una mia immagine che raffigura proprio Massimo in uno scenario che è un pò ciò che spesso provo   dentro, un edificio devastato.... Massimo che s'asciuga lacrime di commozione. Per questo post inverto i fattori, uso accreditandola una sua splendida immagine.
L'ho guardata e ho sentito subito che raccontava una e più storie, l'ho presa a prestito per quest'occasione e l'ho abbinata al mio balbettare in scrittura.
Grazie a Massimo e grazie ancora a L. A che spero di incontrare di nuovo sulla mia strada, lei e le sue poesie, vere poesie.

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venerdì, febbraio 01, 2008



LUCI D'INVERNO

Luci d’inverno filano tende di cotone. Le  tue mani hanno sfiorato quei tessuti di color bianco che oggi ingiallisce nel ricordo.
L’albero di Natale , spento, pare cerchi di nascondersi persino alla luce della finestra . L’eco di festività e di ombre fonde riempie stanze disposte a lisca di pesce. 
Nelle strade, la rabbia di gente scontenta sale al cielo sino ad intaccare l’arcobaleno rubandone i colori.
In questa giornata declinata all’indietro risento lo squillo del telefono che annunciò che te ne eri andata: sussultando nel sonno di un cuore malato, inquilino stanco nella prigione di un corpo curvo.
Lasci due lunghi  binari per ripensarti ancora.
Gli oggetti d’affezione, oggetti che raccontano di noi, oggetti  ora divenuti d’ altri, passando di mano in mano secondo quelle regole che gli umani chiamano eredità.
Sere d’inverno a contare le stelle con le mani sui vetri, quando ti credevo davvero per ogni cosa, perché ero innocente , fanciullo e con poca Vita dietro.
Quando si cresce  ci si inzacchera con la propria e le altrui esistenze e se si è fortunati si diviene più saggi e a volte più tristi.
Quando i ricordi accendono falò che vorremmo spegnere e  il vento sparpaglia scintille nella campagna secca l’augurio è che sia solo lo spettacolo per un bambino che ha ancora tanta voglia di sognare.


(Nel ricordo di mia nonna Elvezia Tirone Volante mancata il 1 Febbraio 2004 a quest'ora)


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