Le Parole di Alberto Terrile

giovedì, novembre 30, 2006



TELETHON

Tradurre fotograficamente un sentimento che sia meraviglia, amore e gratitudine non è cosa semplice.  Per fotografare quel moto dell’animo devi riconoscerlo devi sapere come si  palesa in noi e come trasfigura i nostri tratti. Per raccontare meraviglia, amore e gratitudine devi averli provati e nel contempo devi conoscere il rovescio della stessa  medaglia che poi è l’orrore del vuoto , l’occhio bucato dalla malattia e deposto ai piedi della fonte di ogni dolore.

Per tanti anni si è pensato che io non fossi un fotografo adatto al mondo della pubblicità, perché lavoro sulla verità, sulla vita e le sue trasformazioni.
Pochi mesi fa il mio nome e l’attitudine a ritrarre l’essere umano da 0 a 100 anni viene presa in considerazione per realizzare la nuova campagna lasciti di TELETHON.
Il concetto è che oltre a versare una cifra come sempre è stato per aiutare la ricerca, puoi lasciare una quota della tua eredità per la studio delle malattie genetiche.
Il visual prevedeva un bimbo che guardasse una fantomatica nonna rappresentata da due mani recanti le tracce del tempo trascorso, due mani protese verso di lui con amore ….attraverso quel gesto la speranza di un futuro migliore…negli occhi del bimbo quindi tutto il candore e l’amore per chi gli dà nuovamente la vita….una vita che tutti ci auspichiamo migliore.

Lavorare sulle emozioni significa saperle raccontare mostrandole, dare il giusto segno a chi dovrà “rappresentarle”. Lavorare con un fanciullo che non fa il baby modello mi ha aiutato in chiave personale. Non amo troppo lavorare….nè stare assieme a chi di mestiere finge emozioni, dispensa sorrisi e veste  griffato già nella tenera età perché da grande ha una quota molto elevata per divenire PORTATORE NON SANO DI EGO.

Elia arrivò in studio con la mamma, mi scrutò, ci presentammo e diedi il primo input al fatto che avremmo giocato un po’ in quello studio di Milano….insomma ci saremmo divertiti. La nonna, presente….come da copione non era assolutamente la sua nonna. Elia mi prese in parola e liberò le sue energie in una corsa liberatoria dopo una lunga giornata all’asilo fracassando il finto ballatoio che avevo costruito con Massimo, il titolare dello studio . Poco male….si stavano creando i presupposti per divertirci….Keith Moon degli who metteva la dinamite nelle camere d’albergo dove passava con la band….Elia come un supereroe passava attraverso la materia….ma qualcosa dei suoi superpoteri non era a punto e il muro crollo.
Creai allora la “Super Nonna”…..la nonna che con i suoi poteri avrebbe cinto il nipotino e l’avrebbe trasportato in altri mondi…i mondi che a lui sarebbero piaciuti di più ( i mondi per noi grandi senza le malattie).

Non ho fatto sociologia della comunicazione, non ho studiato i meccanismi per indurre la gente a preferire attraverso immagini e  parole una crema rispetto ad uno sciroppo.
Al di là dei miei studi d’Arte, ho vissuto e continuo a farlo, in mezzo alla gente, imparando a conoscerla,osservandola, amandola e talvolta detestandola.
Lo dico quando insegno, lo metto in pratica nel mio lavoro….bisogna vivere la vita, bisogna esser ancora in grado di sognare e raccontare storie….e saperle condividere con gli altri. Con Elia non c’è stato un rapporto di ruoli….io ero al suo fianco in un mondo di fantasia….l’ho visto con lui…perchè ero già stato in un mondo bello con la mia “super nonna” che mi ha insegnato ad amare le stelle…. ora è là tra le stelle……….
Quel giorno guidando verso Milano l’ho ricordata e ho pianto, da solo, un pianto forte che sovrastava la musica di Rick Van der Linden che stavo ascoltando……quel giorno la mia Supernonna mi ha dato una mano e lo scatto scelto per la campagna TELETHON è il primo…..il bimbo ha ancora la maglietta della giornata…..non si è ancora cambiato né pettinato….è un bimbo “vero” come ancora oggi sono io….bimbo e vero….il resto non mi importa!!!!!


Note tecniche di Produzione

Amo lavorare in luce continua con due piccoli bank che mi porto ovunque (ne ho usato uno solo) non voglio assistente mi arrangio da solo, chiedo all'Art (grazie Livia che hai dimostrato che si può fare tutto anche alla mia maniera) di non essere presente sul set ma nella stanza accanto....quando scatto ci sono io e il soggetto/i vedi anche il lavoro  per CORRADO RUSTICI  (www.corradorustici.com) e AMEBA4 ( http://www.ameba4.it/ )

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lunedì, novembre 27, 2006


Foto: © Alberto Terrile 2006


I NUOVI MARTIRI

Questa serie progettata nel 1998 non ha mai visto luce per contingenze di tempo.
Stamane ho strappato una ventina di minuti alle questioni d’ufficio, il rinnovo dell’assicurazione, l’aula per la lezione di domani in accademia le bozze per un disco al quale stò lavorando.
Vidi Alberto stendere il bucato oltre un anno fa, a torso nudo, vidi un santo di El greco, magro e allampanato, oggi ci siamo dati appuntamento in strada, c’era sole ed io avevo dentro l’umidità raccolta questa notte guidando nella nebbia di ritorno da Milano….volontà e visione questo il mio incipit……

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venerdì, novembre 24, 2006


Foto: © Alberto Terrile 2006

Foto: © Alberto Terrile 2006

Foto: © Alberto Terrile 2006

STEVE SMITH  
http://www.vitalinformation.com/steve/

Ricevo una mail da Steve  dalla quale estrapolo un frammento :
“I just got a copy of Corrado's CD and your photos are incredible.  I put two of the pics you sent to me on MYSPACE.  Check it out:  http://www.myspace.com/stevesmith  They look fantastic.  Hope to work together again at some point. “

E’ stato fantastico poter fotografare durante il processo creativo, mentre l’album si faceva, non quelle foto false che si fanno che mostrano i musicisti in studio sorridenti dietro ad un banco di missaggio. Io amo W Claxton …..le foto che faceva delle sessione di Chet Baker per la Pacific….insomma amo la verità e per quanto concerne il disco di Corrado Rustici : Deconstruction of a postmodern musician ( è uscito un bellissimo servizio su STRUMENTI MUSICALI di Novembre e uno su IN SOUND (qui si sono dimenticati di firmarmi….sic) ho potuto fare questo….pertanto direi che la sinergiaC  RUSTICI-C.CASELLI ha funzionato. Corrado desiderava questo mio tipo d’intervento….Caterina  ha detto “va bene”….mi hanno prenotato l’aereo e son andato a fare tutto….niente turismo…nessuna spesa strana….tutto contenuto ma OGGI IL RISULTATO ESISTE….è una realtà.
Poteva accadere anche col duetto Elisa-Ligabue….ma l’uomo di Correggio aveva già l’amico fotografo…..

Eccovi allora il grande STEVE SMITH….uno dei 25 batteristi migliori al mondo….. ….suona in maniera straordinaria… senza sforzo….è naturale….scoprite meglio la sua musica….e le svariate collaborazioni da JL Ponty quando era appena sedicenne, attraverso i Journey ….poi la scelta del Jazz che è ad oggi il suo territorio privilegiato!!!!

PS: Thank's a lot Steve!!!

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mercoledì, novembre 22, 2006


Foto: © Alberto Terrile Venezia 2003


ROBERT ALTMAN

Accolgo con dispiacere della dipartita di Robert Altman, esimio dissacratore dell'Amerika....grande esempio di  sinergia tra musica e immagini....che bello il film su il tipo che voleva volare......
Un uomo magnetico....come il suo sguardo, che è il punctum di questa mia immagine che lo vede a Venezia nel 1993.....adoro questa fotografia ( ogni volta che ho esposto i ritratti di Cinema diveniva IL CARTONCINO D'INVITO) che è esemplificazione di come io "componga" sulla  realtà.....velocissimo....è "una vera catena di Sant'antonio degli sguardi!!!"

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lunedì, novembre 20, 2006



Foto: © Alberto Terrile 2005

DOMICILIO

Spesso abbiamo paura dell’ignoto, di ciò che non conosciamo. Qualcuno dice che credere in Dio è un modo per non aver paura del vuoto, del nulla......allora mi domando...trovate  così semplice credere in un entità non verificabile attraverso  un  metodo scientifico? Siamo  parte dell’universo, anelli di una catena che andrà avanti anche dopo di noi….nostro malgrado, prima della fine dei tempi. Io che temo tante cose, della morte temo più che altro  la sofferenza  fisica. In realtà la morte è per me solo un cambio di “domicilio”….poco importa se non conosco il numero del civico dove andrò ad abitare….



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domenica, novembre 19, 2006


Foto: © Alberto Terrile 2003

Amo raccontare attraverso un ‘immagine una o più storie, utilizzando gli elementi costitutivi del linguaggio e le figure archetipe. Il cielo, la terra, l’albero, la casa, la donna. A seconda di come li dispongo questi s’ aprono a differenti strade narrative che possono essere completate da quanti osservano l’immagine. Ogni forma parla ad ognuno in maniera differente.

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martedì, novembre 14, 2006


Foto: © Alberto Terrile 2006 -Tracce in un campo oltre Maserno


Tracce

…….ogni vita è unica, ogni vita è un progetto ,ogni vita  lascia la sua  traccia. Oggi che sono un po’ più vecchio ho consapevolezza di quanto ho appena scritto e mi impegno a vivere mentre quand’ero più giovane ero molto più determinato a  voler lasciare tracce di me......

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domenica, novembre 12, 2006



Foto: © Alberto Terrile 2004

Verso la quarta dimensione


Da tempo mi interrogo e pongo a chi mi legge delle riflessioni che partendo  da assunti di natura estetica mi permettono di estendere metaforicamente lo sguardo e l’ introspezione altrove.
Ho scritto che insegno a coltivare il lato creativo delle persone con cui mi relaziono (particolarmente nella didattica) e cerco di sostenere anche nella pratica della fotografia commerciale  (con non poca fatica) la questione dello “scoprire lo straordinario  nell’ordinario”  che altro non è se non il cogliere l’essenza delle cose attraverso le forme del mondo.  Un tempo erano gli “iniziati” che riuscivano ad individuare aspetti del “reale” che altri non vedevano, persone che avevano intrapreso un cammino interiore e sapevano porsi “sulla verticale” aprendosi a nuove dimensioni.
Materialismo, scientismo e razionalismo per me hanno fatto il loro tempo. Vedo lo sfacelo nel quale ci troviamo, anestetizzato dalle coltri dell’apparenza e del benessere fittizio e  non credo  nel modo più assoluto nei sistemi esistenti sia che si chiamino comunismo, capitalismo, democrazia o qualsivoglia nuova forma ancora da escogitare. Occorre una coscienza “nuova” che ci faccia superare  il pensiero razionale che ci soffoca con una logica “tridimensionale” aprendoci alla “quarta dimensione” che fa riferimento ad una coscienza cosmica, globale e trascendente.
Ancora una volta ripeto che è compito nostro, ognuno di noi nella sua singola vita dovrebbe cominciare la sua piccola rivoluzione, che è pacifica ma che detiene in sé un detonatore potentissimo

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venerdì, novembre 10, 2006



Foto: © Alberto Terrile - Iola 5 Novembre attorno alle 20

Oscurità


Ho avuto l’ opportunità di passare all’ora legale distante dalla città, lontano dal suo rumore visivo. Ho spento la musica che tengo sempre accanto e ho lasciato che parlasse il bosco con tutte le vite che custodisce.
Il buio era rotto solo dalla luna che stava per divenire piena. L’odore della legna umida penetrava attraverso le fibre di una camicia, la stessa che indosso proprio adesso mentre stò scrivendo a Genova. Il detersivo e l’ammorbidente le hanno tolto un po’ di  verità.
Le città oggi tendono ad assomigliarsi le une alle altre come  le camicie esposte nelle  vetrine delle vie del centro.
Aspetto di poter tornare ad una di quelle notti dove l’oscurità  si attende  come il momento per la preghiera.




Moon in June

Words and music by Robert Wyatt

On a dilemma between what I need and what I just want
Between your thighs I feel a sensation
How long can I resist the temptation ?
I've got my bird, you've got your man
So who else do we need, really ?

Now I'm here, I may as well put my other hand in yours
While we decide how far to go and if we've got time to do it now
And if it's half as good for you as it is for me
Then you won't mind if we lie down for a while, just for a while
Till all the thing I want is need
Till all the thing I want is need

I want you more than ever now
We're on the floor, and you want more, and I feel almost sure
That cause now we've agreed, that we got what we need
Then all the thing us needs is wanting

I realized when I saw you last
We've been together now and then
From time to time - just here and there
Now I know how it feels from my hair to my heels
To have you on the horns of my dilemma
- Oh ! Wait a minute ! -

Over - Up - Over - Up - ... Down
Down - Over - Up - Over - ... Up

Living can be lovely, here in New York State
Ah, but I wish that I were home
And I wish I were home again - back home again, home again
There are places and people that I'm so glad to have seen
Ah, but I miss the trees, and I wish that I were home again
Back home again
The sun shines here all summer
Its nice cause you can get quite brown
Ah, but I miss the rain - ticky tacky ticky
And I wish that I were home again - home again, home again...
Living is easy here in New York State
Ah, but I wish that I were home again

Just before we go on to the next part of our song
Let's all make sure we've got the time
Music-making still performs the normal functions -
background noise for people scheming, seducing, revolting and teaching
That's all right by me, don't think that I'm complaining
After all, it's only leisure time, isn't it ?

Now I love your eyes - see how the time flies
She's learning to hate, but it's just too late for me
It was the same with her love
It just wasn't enough for me
But before this feeling dies
Remember how distance can tell lies !

You can almost see her eyes, is it me she despises or you ?
You're awfully nice to me and I'm sure you can see what her game is
She sees you in her place, just as if it's a race
And you're winning, and you're winning
She just can't undertsand that for me everything's just beginning
Until I get more homesick
So before this feeling dies, remember how distance tells us lies.

Singing a song in the morning
Singing it again at night
Don't really know what I'm singing about
But it makes me feel all right

 

Luna in Giugno...quante volte questa "canzone" assieme a Sea Song sempre di R.Wyatt ha fatto da colonna sonora alle mie scorribande fotografiche.....

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venerdì, novembre 03, 2006


Foto: © Alberto Terrile

L’esercizio del vedere.

Poche settimane fa, cominciando il corso di fotografia ho cercato di spiegare cosa vi è a monte di ogni immagine. Certamente qualcuno è rimasto interdetto quando ho detto che non serve un apparecchio fotografico per fare una fotografia, che ciò che importa è il nostro atto del vedere e l’ atteggiamento col quale ci disponiamo all’immagine.
La critica che muovo alle tecnologie è indirizzata al surplus di sistemi , programmi e apparecchi che il “mercato” mette a disposizione dell’utente per facilitarlo e rendergli la “vita iconografica” semplice e facile, spesso illudendolo dì esser bravo.
Se basta una scatola e un foro stenopeico per realizzare una fotografia immagazzinando quel tanto che basta di luce riflessa verso un emulsione, perché non partire da lì, o poco prima per parlare di immagine fotografica?
Perché certi autori del passato restano insuperabili maestri di Visione sfidando le più evolute tecnologie attuali ed i più raffinati sistemi di post produzione del fotoritocco?
La creatività è insita nell’uomo, occorre darle fiato e portarla in luce, và esercitata e darà i suoi frutti, nella misura di quelli che sono i nostri talenti.
L’iter da seguire è quello di educarci a guardare le cose….imparando a disporci verso il mondo con lo stupore del neonato che “vede le cose per la prima volta”.
La fotografia, la poesia,la canzone che emoziona, che ci resta dentro è quella che riesce a farci sentire  la “prima volta” nonostante si creda di aver visto,letto e ascoltato tutto.
L’epoca odierna orienta alla bulimia ideologica mentre per arrivare al cuore delle cose occorre sottrarre e non aggiungere. Recentemente gli agricoltori della montagna sono stati raggiunti da una lettera che diceva loro che in base a studi recenti, l’ innaffiare i campi di patate porta il tubero a secernere un acido nocivo o qualcosa di simile, quindi ricordavano che la giusta dose di acqua è quella che proviene dalla pioggia....
Pochi giorni fa mentre sfruttavo le ore di luce che la stagione concede mi sono imbattuto in una Maestà che aveva accanto lo stelo per  sostenere la didascalia a cura della Provincia di Modena…ma l’opera non era terminata, mancava il cartello e dentro di mè ho gioito riconoscendo quel “rettangolo vuoto” che faccio scorrere sulle cose del mondo quando mi accingo a fotografare….ecco mi sono detto un bel modo per oggettualizzare il concetto di fotografia.



Foto: © Alberto Terrile

postato da albertoterrile 10:51 | commenti (12)

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