Le Parole di Alberto Terrile

lunedì, febbraio 27, 2006



EMOZIONI CHE SVUOTANO,EMOZIONI CHE COLMANO SINO AL BORDO

ESERCIZI DI VISIONE INTERIORE

 

Contenere le cose è un compito riferito al tipo di esistenza che mi è stata  donata. Per alcuni è tanto quello che ho vissuto in quasi 45 anni di vita, per me a volte è troppo poco, altre troppo. Sono una persona che nonostante la trasparenza, spesso sa celare grandi segreti. Occorre però imparare anche a raccontarsi con naturalezza nelle gioie quanto nei dolori, in questo senso il blog dovrebbe essere un modo per quanti che  come mè non hanno un nickname per mettere nero su bianco vittorie e sconfitte del proprio essere.

Gli anni della formazione hanno visto morire più d’una volta quello che avevo eletto come migliore amico, compagno di giochi, compagno di furibonde scorribande ai margini dell’invisibile. Furono tre ma erano “uno”. Nel 1979 muore Fabio in un incidente in Spagna, un colpo di sonno gli è fatale, aveva soli 19 anni. A 14 fondò una banca per gioco la STAINBANK e si fece dare soldi da tutti, li reinvestiva e li restituiva, vestiva come un adulto, con cravatta e gessati nonostante fosse un ragazzino. Il primo amore fù per una ragazza che stava nel mio palazzo , le fece recapitare un mazzo enorme di rose….forse acquistate con i nostri risparmi, capii attraverso lui, più tardi cosa vuol dire essere un dandy.  Gaetano e Paolo si alternano e attraversano, Paolo c’era da prima, dalle medie ma a diciotto anni un tumore alle vertebre cervicali lo immobilizza. Cresciamo egualmente assieme, lui esce dapprima a piedi seppur non in gran forma a causa del primo intervento chirurgico, poi con quelle carrozzine motorizzate perché le gambe lo abbandonarono ed infine trascorre gli ultimi anni in un letto arrendendosi al cancro dopo 17 anni di lotta nel 1994.

Paolo era il mio guru, la lezione del “come si vive”, il modo col quale si guarda il mondo, un genio finito troppo presto che a 10 anni andava al gabinetto a fare la cacca leggendo il Trattato di Fisica. Assieme abbiamo rotto vetri con le fionde, lanciato le prime bestemmie, costruito delle molotov con bottigliette d’aranciata e scoreggiato per una notte intera in un letto a castello nella casa sull’appennino da dove sto scrivendo. Lo rivedo di spalle in carrozzella in riva al mare con la canna da lancio, adorava il mare. Gaetano invece giunse ai tempi del liceo, si innamorò di mè ed io non lo capii sino a quando non me lo confessò. Restai di stucco, era la prima volta che avevo innanzi quella realtà, ricordo che balbettai un ….”io…io, non posso,io non….però l’amicizia sì. E fù grande amicizia, complicità, era un esteta amante delle belle cose, mi scriveva lettere sulla carta dei grand hotel, ne conservo una da Montecarlo. Progettò di tutto, era un talento trasgressivo, assieme abbiamo sperimentato superfici pittoriche,droghe e farmaci, i migliori vini e profumi, abbiamo dormito assieme e ha sempre rispettato profondamente il mio orientamento sessuale, prendendomi però in giro. Anni dopo una sera mi invitò a passare  da lui, non ci andai, reduce da un pranzo tra amici,troppo vino e il sonno alle porte,pensai che lo avrei chiamato il giorno dopo e ancora oggi ne ho rammarico, se fossi andato quella sera,verso le 24,30 probabilmente sarebbe vivo….venne trovato a un metro dal telefono stroncato da un arresto cardiocircolatorio, non riuscì a chiamare i soccorsi.

Qui tra i monti, in mezzo al freddo, alla neve, i ricordi riaffiorano, si stagliano nitidi. Mi mancano talvolta certi passaggi della mia esistenza, perché oltre a Stefano, che fù il mio maestro di camera oscura( vedi post precedente) qui altri assieme a mè hanno condiviso destini comuni e una devozione pressoché sciamanica verso la Visione sia interiore che esteriore.

Di qui è passato Franz che non dormiva mai, che registrava la rugiada che cadeva dagli alberi la mattina presto. Tutta la notte riavvolgeva quei nastri nel suo mangiacassette e me li faceva ascoltare, ne alterava la velocità con dei fiammiferi gli stessi che usava poi per scaldarsi la roba in una scatoletta di Saridon. Franz non c’è più oramai da molti anni, di lui oltre il ricordo mi resta un libro  : La società dello spettacolo di Guy Debord  nella prima edizione italiana. Franz  fu trovato morto per overdose dopo una settimana sdraiato su una brandina da mare nel suo appartamento, tra tappeti di valore e montagne di libri di saggistica,storia e filosofia. I vicini diedero l’allarme per il cattivo odore che arrivava nelle scale , in città l’assenza di qualcuno si nota difficilmente non so se perché si è tanti o perché si è disimparato a vivere il concetto di comunità.

Un mio allievo dice d’esser arrabbiato con la mia generazione perché aveva gli strumenti per cambiare la realtà politica delle cose ( la P 38 mi domando…o altro?) e invece è finita sterminata dalla droga, dall’eroina per la precisione che in Italia cominciò a circolare in modo massiccio verso la fine dei sessanta per volontà di un disegno politico (  un piano democratico per l’epurazione gestito dallo Stato) per cominciare a far sì che certi cappelloni pacifisti e idealisti andassero fuori di testa per davvero  ma non con l’LSD, che in realtà non brucia cellule,né distrugge i circuiti celebrali, casomai  connette le sinapsi in modo differente, leggete “LSD il mio bambino difficile” di Albert Hoffmann URRA edizioni www.urraonline.com  bensì con l’eroina (una scoperta della BAYER per aiutare a vincere le sindromi d’astinenza da morfina…..). Il disegno venne applicato in modo più radicale all’intero underground che divenne un cimitero in divenire….aghi e siringhe ovunque, tanti morti…anche così si è debellata una certa frangia di rivoltosi che erano pronti a sovvertire il sistema. Quelli che “il potere non lo vedevano come un nemico” preferivano stare alla larga da quella gente che franava dagli ideali alla roba l’unica differenza fù che  sniffavano la loro coca ascoltando dell’elettropop dozzinale o altra spazzatura ed eccoci così agli anni 80, l’epoca dell’edonismo Reaganiano, di Craxi e della insopportabile “Milano da bere”.

 

Oggi stavo guidando nella neve, pensando alle cose che ho appena scritto,mentre il lettore  inondava l’abitacolo di musica: ”Visions of April” dei Pearls Before Swine seguito poi da Refugees dei VDGG. All’improvviso ho visto un filare d’alberi,( la Visione è immediata nel palesarsi verso chi è pronto ad accoglierla tra le grandi braccia del suo immaginario) ho arrestato l’auto ,estratto la mia vecchia Contax  RTS II con montato su un 400 asa, sono sceso e mi sono buttato nella neve, arrampicando come un bambino che corre a rubar la torta di mele, ero preda delle immagini, rapito dal miraggio di tanto splendore, ero in balia della visione, ero lo stesso di vent’anni fa….non quell’uomo vestito casual che possono vedere quanti mi conoscono.

Se a volte nel lavoro molte persone hanno scambiato la mia socievolezza e il mio essere “alla mano” come un segno di ingenuità, poveri loro, non hanno capito nulla della vita. Chi indossa maschere o veste i panni che le età della vita offrono per consuetudine sociale è triste e perdente. Chi ritiene che per certe cose c’è un’età e per altre nò è uno stolto incapace d’ ascoltare sé stesso.

Essere “semplici”, significa non sentirsi Dio in terra. Un  mio conoscente ogni volta che fa una cosa  o tiene una lezioncina diffonde la notizia via mail con il programma di quello che andrà a fare e in calce , l’elenco delle cariche che ricopre, delle istituzioni  che dirige. Lui era uno di quelli che “la cultura và portata a tutti, bisogna distinguersi per la proposta etc”.

 

Ricordo che a Berlino quando Wenders mi fece una sorta di supervisione in via del tutto amichevole alla mia serie degli Angeli svolgendo quello che in gergo tecnico si definisce il ruolo del PHOTOEDITOR  intercalò i commenti sulle mie foto con il fatto che era a dieta, che teneva una banana nel cassetto della scrivania e che aveva una tremenda  voglia di cioccolata. Mi aveva conosciuto pochi minuti prima e in un attimo m’apriva le porte del suo mondo…..quello di un uomo  prima di tutto…e fù una grande lezione di vita!

Rudiger Vogler che interpretò la sua (di W.Wenders) trilogia : Falso movimento,Alice nelle citta,Lungo il corso del tempo mi testimoniava invece delll’impossibilità a suo parere per un attore tedesco di recitare scene d’amore, mentre percorrevamo via Roma per fare delle foto poi raccontò della Francia dove viveva e mi domandò curioso come mai non avevo mai diretto un film…diceva che trasmettevo così bene ad un attore il sentimento che andavo cercando. Non ho mai diretto un film perché non ho avuto occasione di stare per qualche anno al fianco di un regista cinematografico  mentre per 11 anni ho servito le gesta di un regista teatrale…..ma non è la stessa cosa e mi dispiace molto.

 Al di là di una mia indole, di una natura che mi fa essere affabile, trasparente e sincero,

c è la coscienza che chi si fregia di titoli è un represso che mette avanti a sé, al proprio sentire ed essere un titolo….gente che sulla tomba non merita il nome ma l’epigrafe “Lei non sa chi sono io”.

Poi rientrando in macchina bagnato,ma felice ho di nuovo provato dispiacere per tutti quegli artisti che usano Photoshop per ricreare mondi immaginari. Che tristezza sapere che seduti allo scrittoio si combinano come tessere di un puzzle immagini diverse, non è la stessa cosa di Emilio Salgari che immaginò tutto da casa sua, né di Giulio Verne, questo come altri programmi, fa più male che bene, illudendo persone creativamente impotenti d’essere dei Visionari…e il web spesso è un tripudio di queste cose…quante volte ho sentito dire :- sai non posso permettermi una camera oscura, allora faccio tutto in Photoshop. Voglio dire che un programma efficace per l’elaborazione è divenuto il viagra di chi invece che mettersi gli stivali ed entrare in un lago alpino per fare un Angelo (vedi la mia gallery Angeli, la tipa in bianco che sbuca dall’acqua) preferisce starsene al calduccio con foto d’archivio, qualcosa di suo e altro scaricato dal web. Ed ecco i cloni numerici di Cindy Sherman che declinano la loro immagine, e persino l’imbecille di turno che è convinto d’aver inventato la fotografia psichedelica negli anni 80 ( Dio mio, mandate qualche vecchio hippie del 66 dalla baia di San Francisco a dargli un trip vero…..di quelli che duravano anche sette giorni chissà che così non nasca un nuovo Filippo Lippi).

 

L’altro giorno finalmente riesco a vedere il clip What Else Is There? dei Royksopp, e convengo del plagio  spudorato dei miei Angeli …la stessa strada in prospettiva, la stessa postura della donna e lo stesso mood addirittura nella posizione delle mani come dei piedi, il clima plumbeo, unica differenza una casa in aria retta da fili, in quel caso hanno citato ParkeHarrison . Questa volta mi sono incazzato e li ho contattati chiedendo apertamente se l’idea era loro o del regista e ad oggi per  il momento nessuna risposta. La tecnica digitale ancora una volta aiuta questo clip  ma manca la vera poesia e  il sapore di chi quel sistema di sospensione composta l’ha messa a punto, di chi ne ha fatto una filosofia estetica dichiarando che quell’attimo in aria è vero, solo che l’occhio umano non lo coglie mentre l’otturatore ad un tempo di 1/500 lo rende visibile. Perché quel lavoro nascesse oramai quasi quindici anni fa c’è voluta tutta la mia vita precedente volta a “contenere” delle emozioni, delle storie che sono poi state rese visibili in quest’opera in progress che parla di misticismo, di alienazione, dell’inabitabilità della dimensione del reale, quanto della nostalgia nel mondo spirituale di una realtà nella quale l’Angelo si palesa in quanto mediatore tra il divino e l’umano. Angeli cupi che spesso accolgono con peso, con dolore il compito che gli è stato dato. Il lavoro sull’Angelo la dice lunga sul mio difficoltoso rapporto con la fede, con l’entità divina della quale seguo il disegno, spesso non riuscendone a cogliere il profondo mistero. Io sono quegli Angeli, come sono le persone che ho ritratto, uso le sembianze, le forme e i luoghi per raccontarmi in maniera profonda quanto inesorabile. In questo e per questo so di essere un Artista vero, con la A maiuscola, ma cerco con tutti coloro con i quali sono in contatto di essere assolutamente vero e naturale. Ho una profonda riconoscenza verso quanti seguono i miei corsi, ho incontrato dei giovani pieni di voglia di apprendere, ognuno con il suo vissuto,ognuno con un mondo da esternare. Cerco di spiegare loro come ho fatto, quali mezzi ho usato . Trasmettere una tecnica è semplice, io cerco di infondere un modo di approcciarsi al mondo interiore per raccontare quello esteriore, che è ben altra cosa, cerco di farlo sorridendo e scherzando, sapendo che la mia vita ad oggi è stata non semplice, men che meno piana, ma terribilmente densa di avvenimenti che mi hanno portato ad essere ed esprimere qualcosa di non comune.

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venerdì, febbraio 24, 2006


Dove l’inverno assume maggior senso, le percezioni s’affinano .In luoghi ebbri di vicende si concentrano memorie e futuri sognati con la stessa forza di un tempo. E’ passato il periodo, quello del furore adolescente, fatto di viaggi reali ed immaginari in compagnia di Stefano, oggi sono diverso e sono lo stesso. Esco nella pioggia, entro in un bosco per misurarlo attraverso il 20 mm, incorporo lo stupore di sempre mentre un capriolo fugge spaventato dai miei passi. Il terreno fradicio accoglie il mio cammino e per un attimo divento radice di mè stesso. Equazioni di bellezza e algoritmi del tempo in movimento. Apro una porta di legno ricavata nel tronco d’albero e mi nascondo alle stagioni mentre ricomincia a nevicare.

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giovedì, febbraio 23, 2006



La mia prima foto,dal rullino fatto per ricalcare i disegni di anatomia



La mia 15a foto, un rullino dopo la precedente,sempre nel 1981 circa.



Autoritratto dello stesso periodo.

Qualcuno lo ha sentito raccontare da mè ai corsi, altri a tavola, per chi non lo sapesse e fosse curioso di sapere come ho iniziato a fotografare ecco la storia,stesa su carta alcuni anni fà....buona lettura

 

Come ho iniziato a fare fotografie

 

1979

Da poco tempo scattavo le mie fotografie in bianco e nero ma non avevo minimamente i rudimenti di stampa salvo minime conoscenze risalenti a qualche anno prima quando mia sorella  aveva avuto la brillante idea di fidanzarsi con un tipo che aveva il padre con l’hobby della foto. Il passo fù breve e ottenni in prestito l’ingranditore, alcune bacinelle e delle dispense di un corso per corrispondenza, ma non avevo voglia di leggerle. Detesto i manuali in genere, specie di cose meccaniche ed elettroniche: radiosveglie forni a microonde,cellulari, computer e programmi correlati. Mi applicai quindi molto malamente all’apparecchio. Ero inconsapevole dei diaframmi,della loro utilità stampavo a tutta apertura le foto di  casti nudi della mia prima fidanzata su carte a contrasto variabile. Non lo sapevo ma assieme alla fotografia criminale, la fotografia di nudo o erotica fù il primo grande veicolo di circolazione dell’immagine a partire dalla sua nascita nel 1827.

All’Accademia di belle Arti vivevo una dimensione insofferente nei confronti dei sistemi didattici, in poche parole mi annoiavo, pensavo che avrei potuto dare un prosieguo alle conoscenze acquisite al liceo Artistico ma non fù così.Probabilmente  immaginavo che l’Accademia di Belle Arti fosse diversa: forse i docenti che avevo non riuscivano a coinvolgermi con la loro esposizione della validità dei loro insegnamenti. La situazione si aggravò ulteriormente quando la mia ragazza pensò di innamorarsi di un art director di 17 anni più vecchio di lei e rimase incinta, il mio sistema di “essere sensibile” si frantumò innanzi il fatto, saltai così tutte le lezioni di anatomia, non mangiavo e deperivo: storie di primi amori poi  col tempo ci si abitua……si dice……

Ogni studente deve render conto di ciò che fa o che non vuol fare.Mi ritrovai alla fine dell’anno senza 15 tavole di anatomia che erano necessarie per la valutazione complessiva….dovevo trovare assolutamente una soluzione, l’idea di una pessima valutazione per mancata conoscenza del tessuto muscolare mi era indifferente…..molto meno la mancanza delle tavole. Rubai dal frigo dell’Accademia una pellicola  invertibile al tungsteno, chiamai Giovanni ( il nome del modello che posava alle lezioni di anatomia) e lo pregai di dedicarmi un’ora replicandomi ogni posa fatta durante l’anno, l’avrei fotografata e una volta in possesso delle diapositive in un pomeriggio di lavoro avrei ricalcato i disegni per consegnarli .In effetti avevo dei precedenti :già al liceo Artistico avevo clonato parecchie tavole di prospettiva sovrapponendole su un vetro con sotto una lampada. Ritornando al mio rullino di diapositive, fatalità volle che, terminate le pose di anatomia avanzassero circa 10 scatti. Chiamai così  Barbara e Grazia e con Giovanni (il modello) terminai il rullino.

La mia sorpresa fù grande quando andando a ritirare le dia, febbricitante perché volevo risolvere il problema di anatomia sentii il commesso che porgendomi la scatoletta  delle diapositive mi disse :- Complimenti per i ritratti…..li ha fatti usando dei quarzi?

La mia ignoranza in terminologia fotografica non mi permise di comprendere che i quarzi erano lampade apposite e il mio pensiero volò invece alle raccolte di minerali che facevo alle elementari….per me quarzi e calcedonio erano pietre che collezionavo inutilmente in teche di plastica, per cui risposi:- No!

Non fù tanto il complimento del tipo del laboratorio quanto il mio stupore per i ritratti realizzati a farmi pensare che il mio mondo pittorico stava terminando in quel preciso momento. Terminando è da intendersi in riferimento ai pennelli e all’olio di lino, perché il mio modo di fotografare ma soprattutto la tecnica di stampa che avrei maturato si riveleranno vera e propria Pittura: al posto dei pigmenti avrei usato la luce.

A questo punto si presentava un altro problema: dovevo trovare un maestro che mi insegnasse a stampare le fotografie che volevo realizzare.

Conoscevo Stefano che in passato era stato fotografo e che poi si era dedicato alla carriera di artista dipingendo. Eravamo accomunati dalla passione per l’immagine,il cinema d’autore, per le sostanze psichedeliche, per la musica di Robert Wyatt ,dei Soft Machine, di Zappa e dei Wall of Voodoo. Assieme sperimentammo dei lunghi giri nelle campagne, ognuno con il suo apparecchio fotografico, li chiamavamo itinerari trippici, perché  prima di partire avevamo l’accortezza di fumare puro in un bicchiere un bel pezzo di Hascish di ottima qualità e poi ci muovevamo a caccia d’immagini, in una sorta di safari fotografico neo-psichedelico.

 

1.      I condizionamenti culturali influiscono essenzialmente sulla interpretazione della soggettività, della percezione del tempo e degli oggetti, e sulla comunicazione. Sulla base di questa classificazione, si possono individuare alcuni effetti primari dell’Hascish che qualificano l’azione complessiva della sostanza come un’azione «decondizionante»; gli effetti in questione sono:

A)    distacco dal ruolo;

B)    modifica delle percezioni sensoriali;

C)    rallentamento del tempo;

D)    inibizione delle associazioni funzionali;

E)    potenziamento dell’espressione non-verbale.

 

Nelle nostre peregrinazioni la comunicazione verbale era inesistente, indicavamo con uno sguardo le cose, il sistema percettivo era totalmente espanso e ci permetteva di contemplare quanto altrimenti avremmo considerato poco rilevante. Ho appreso molto dall’uso di certe sostanze naturali, sperimentando il significato di” Enteogeno”( termine coniato da R.G.Wasson .la parola si riferisce alla divinità interiore di cui si ha  la sensazione sotto l’effetto della psilocibina). Era come se il campo nel quale ci aggiravamo e così gli alberi ci chiamassero con un linguaggio silenzioso che a loro apparteneva ma del quale eravamo depositari in quel preciso momento, invitandoci a soffermarci un poco sulla perfezione del creato.    La mia predisposizione verso il mondo della  fantasia e della rappresentazione la conoscevo praticamente dalla nascita. L’essere con la testa fra le nuvole non vive nell’irrazionale o nella follia, ma abita i luoghi dell’immaginario.

 

2.      Molti degli effetti della cannabis possono essere riferiti al distacco dal ruolo sociale convenzionale: la tendenza al gioco o all’inattività, il potenziamento dell’interazione sociale, la facilità all’introspezione, la migliorata percezione delle funzioni somatiche, la più elevata emotività, la tendenza ad immergersi in pensieri astratti, cioè tutti i comportamenti che vengono generalmente repressi nel nome dei valori di "funzionalità" e di "maturità che il ruolo sociale convenzionale impone.L’antagonismo fra la fantasia e il ruolo sociale convenzionale è così descritto da Laing: «Le fantasie... vengono scisse da ciò che l’individuo considera la propria esperienza matura, sana, razionale, adulta. In questo caso la fantasia non viene colta nelle sue funzioni autentiche, ma l’esperienza che ne viene fatta è quella di una molesta intrusione infantile a scopo di sabotaggio»

 

Io abito con soddisfazione questa dimensione più infantile o inconsapevole, perché voglio continuare a stupirmi per quanto vedo, partecipare con le mie emozioni, avere un rapporto dialettico con la realtà visibile ed invisibile delle cose.

Per ritornare a Stefano ci accordammo affinchè mi desse delle lezioni di camera oscura, per cui ogni mercoledì per un anno all’incirca lo andai a trovare a Voltri, e lì ,poco a poco venni messo a conoscenza di piccole malizie in sede di stampa, mi fù insegnata la pazienza e la calma, appresi il modo di leggere un negativo al fine di tradurre al meglio quanto avevo inciso. Un libro che ti spiega come fare le cose e le illustra con esempi nulla può spartire con il senso di artigianalità commista ad alchimia che ti può trasmettere un buon maestro.

Il complimento più bello anni dopo fù sentirmi dire da Stefano  che avevo maturato un sistema di stampa assolutamente autonomo, nessuno poteva pensarmi figlio suo. La tecnica che avevo maturato accorda la ripresa in esterni e la intona attraverso il lavoro di camera oscura, luogo dove si  definiscono  le tonalità del mio linguaggio. Forse aveva ragione Van Morrison titolando un suo splendido disco: “No guru, no method, no teacher” !!!

PS:

Purtroppo Stefano alcuni anni dopo,preda di un attacco psicopatico uccise con 56 coltellate l’anziana madre, grande fù il mio sgomento nel sapere dalle perizie che la sua mente si rivoltava verso le persone a lui più care, specie se appartenenti al sesso femminile.

Assieme abbiamo diviso tante cacce fotografiche. Abbiamo dormito nello stesso letto, addormentandoci mentre uno raccontava all’altro di mondi fantastici. Eravamo molto legati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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martedì, febbraio 21, 2006



MIO PADRE, LA FORMULA DELL’AMORE SILENTE

 

Metto un altro ceppo nel camino, la legna ancora umida emette strani suoni, sembrano triplofonie. L’odore del legno che brucia è l’aroma di antico, della fiaba, dell’infanzia sull’appennino quando pioveva e dovevo restare in casa. Quel profumo lo associavo all’immagine di mia nonna che gira la polenta, a me che raccogliendo un piattino d’argento caduto nel camino sfidai le fiamme quasi fossero quelle di un cartone animato, mentre erano vere come vere le ustioni  che riportai sul palmo della mano.

Questa sera qualcosa è cambiato, la legna che arde l’ho tagliata quest’estate assieme a mio padre. Quel fuoco è un simbolo ed è anche il segno di uno dei rari momenti in cui io e mio padre abbiamo fatto una cosa assieme. Entrambi con lo sguardo serrato, reggevamo reciprocamente la legna e vicendevolmente la tagliavamo. In certe cose siamo molto simili io e mio padre. Entrambi mettiamo sempre gli stessi vestiti per giorni, settimane, ci affezioniamo o abituiamo a quell’abito. Appassionato di libri sin da ragazzo, volle studiare ingegneria nonostante in casa i soldi fossero pochi con mia nonna casalinga e mio nonno operaio delle ferrovie con due figli a carico. Il suo corso di studi universitario fù un investimento e un sacrificio ma il risultato fù una laurea  e un altrettanto brillante carriera. L’incorruttibile Terrile non amava favorire nelle gare ditte compiacenti,mio padre cercava la qualità dove era, non voleva nulla in più di quanto gli fosse dovuto. Io sono così, stessa pasta,onesto, quando opero con dei collaboratori, amo che siano animati dallo spirito per la sperimentazione, dalla voglia di fare indipendentemente da un maggiore o minore guadagno. I soldi sono la felicità e la dannazione dell’uomo, debbono essere giusti, corrispondere all’operato, al tempo e alla qualità del risultato, ma nulla di più, il superfluo vizia e rende impotenti all’immaginario.

Mio padre è irrequieto, metodico e in quanto tale all’improvviso imprevedibile quando cambia un abitudine senza il minimo preavviso. Io sono irrequieto e alla mia maniera metodico per certi versi, ma l’incapacità di portare a termine le sette occupazioni che opero in contemporanea, mi porta a dare un immagine meno strutturata della sua. Lui è di poche parole, io sono l’uomo delle mille parole, con i pensieri allevo tre discorsi in contemporanea nella mia testa ma  quanto sgorgherà dalla bocca non sarà una sintesi ma solo i brandelli di conversazioni con mè stesso che finirò per esternare perchè incapace di contenerle. Chi ho innanzi sarà la vittima predestinata di una torrenziale verbalità, di una parlata barocca al pari di un salotto con le sedie in numero dispari. Mio padre è bravo in matematica, fissa il vuoto e compie incredibili calcoli, io se fisso il vuoto, l’ho già traversato in favore di un’altrove, ma nel far di conto mi aiuto ancora con le dita. Mi è sempre mancato il suo sguardo verso di me, quello sguardo volto a conoscere ancor prima di capire cosa s’agita nella carne che da lui viene, quali moti e quali tempeste mi sbattevano su scogli freddi e scuri, come tra le paludi buie delle dipendenze. Ho cercato quello sguardo, quella complicità che sfocia in piccole cose, lui in tutta la vita andò una  sola volta a funghi con mio nonno, e la ricorda in quanto tale: l’unica volta che sono andato con mio padre. Un figlio ha bisogno del padre, di chi gli racconta le storie di alberi secolari, di come quel vento che sembra spaventoso per come scuote cime e rami in realtà sia passato altre volte ed abbia spaventato anche lui. Un padre a cui raccontare del primo amore, del rimpianto d’averlo perduto,un padre che ti rincuori del fatto che altri ne seguiranno e che potrebbero essere ancora più belli.

Tagliare la legna assieme, senza parlare più di tanto, come  Carver che ricorda della volta in cui andò alla pesca del salmone con suo padre affermando che il genitore eramolto più bravo di lui e lo dice nel momento in cui avverte il vuoto che ha lasciato. Non ho voglia di fare consuntivi post mortem, mio padre è vivo e spero che abbia ancora voglia di far legna con mè, di sedersi sudato sotto la quercia,lui con la sua camicia a quadri ed io con i miei stivali gialli.


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sabato, febbraio 18, 2006



MISS BIT featuring Andy (Bluevertigo)

..sono appena rientrato dalla prima parte di un backstage per un clip delle Miss Bit. La regia è di Lorenzo Vignolo, lavorammo assieme il 1 settembre del 1997 per due video di Mao e la rivoluzione ed oggi, sotto la pioggia genovese il mio obbiettivo è tornato a documentare il suo lavoro per una band genovese tutta  femminile.La storia è stata  ambientata in un sexy shop  con l'amichevole partecipazione di Andy dei Bluevertigo...ho usato sia la  pellicola bianconero (Tmax 3200) sulla mia contax che due apparecchi digitali, Nikon e Canon...come sempre mi sono messo per terra, infilato tra cavi, cineprese e divertito, nonostante sia un "lavoro"....la seconda parte...a Marzo pare....


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venerdì, febbraio 17, 2006



NO MARTINI,NO COCA,NO PARTY
Piccolo manuale di comportamento per Visionari

Ricordo che un anno fa, feci un reportage su commissione ad una festa. Feste e parties non mi attraggono per nulla, non bevo alcool,  non inalo e non sopporto chi dà fuori perchè  è bevuto o si è carburato con polveri colombiane debitamente allungate da mannite,talco o altro. Di fronte allo spettacolo che dovrà venire, preferisco la spoglia solitudine del prima..... il dopo è noto, bicchieri rovesciati, qualche tovagliolo per terra  e l’immancabile vomitare di qualcuno con la testa nella tazza del gabinetto. Ma prima che la recita inizi, tutto sembra finto, quasi da teca, immagini da conservare in formalina ….vidi il salone e volai all’Overlook hotel di Kubrick in Shining…poi  ritornai lì e scattai questa foto.Il segreto per riuscire nel lavoro, quando non sempre  questo ti corrisponde è racchiuso in quel "volai all'Overlook hotel".....staccarsi dalle contingenze, viaggiare altrove col pensiero, raggiungere "il luogo preposto del sentire" e poi ritornare per  compiere quel compito per il quale siamo stati chiamati.


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Le donne secondo me (7)

 
....quello che voglio dire della donna è tutto nella foto e per nulla in queste parole....

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giovedì, febbraio 16, 2006



Le donne secondo me (6)

 
....quello che voglio dire della donna è tutto nella foto e per nulla in queste parole....



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mercoledì, febbraio 15, 2006



Le donne secondo me (5)

 
....quello che voglio dire della donna è tutto nella foto e per nulla in queste parole....




Vorrei aggiungere invece che questa scelta di estrarre dal libro del mio tempo le donne per come le ho viste e raccontate è un modo di comunicare su un piano differente rispetto alla parola è il mio mezzo privilegiato e mi piacerebbe che offrisse spunti di riflessione........dalle donne poi vorrei sentire cosa avvertono e come percepiscono queste immagini che appartenendomi volutamente rifuggono lo stile e i codici da rivista patinata...ed altri stilemi....

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lunedì, febbraio 13, 2006



MARIATELODICEVO OVVERO RITROVARSI AMICI DOPO AVERE PERSO  I CONTATTI PER 20 ANNI CIRCA

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1992


LE DONNE SECONDO ME (4)
....Pipilotti Rist, star della videoarte....

PS----un Polaroid dopo le foto...scattato da Viana Conti



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domenica, febbraio 12, 2006

AMEBA 4

Mesi fà...andai in uno studio di registrazione con Corrado Rustici a fotografare cosa succede quando un gruppo incide un album, poi un pò di tempo  dopo a Milano  feci le foto per il disco, per il booklet e tutto il resto...perchè era nata una buona intesa tra mè e la band assieme  ci siamo divertiti .... non stressati....ora stiamo a vedere cosa succede....

tratto da : http://festival.blogosfere.it/2006/01/habemus_ameba_4.html

 

Habemus Ameba 4

Riceviamo e con piacere pubblichiamo le info ufficiali che riguardano il finora "misterioso" Gruppo  degli AMEBA4, promosso a Sanremo nella categoria Giovani.
Ringraziamo l'Ufficio Stampa della Sugar per averci inviato il materiale che li riguarda.

Inoltre, sempre su segnalazione dell'Ufficio stampa Sugar ci teniamo a fare una precisazione:

ll brano "Rido ....forse mi sbaglio" con cui il gruppo  partecipa al Festival di Sanremo è stato scritto interamente da Fabio Properzi.
Alcuni giornalisti hanno citato erroneamente come autore il nome di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che ha firmato invece un altro brano contenuto nell'album.


Ameba4_small2 Ameba4 nasce sette anni fa in Puglia. Il progetto musicale del gruppo affonda le radici nel rock, e sviluppa negli anni uno stile eclettico che fonde psichedelia a sonorità elettroniche.
La musica degli Ameba4 cerca sonorità basate su soluzioni armoniche nuove, avvalendosi anche di strumentazioni come il theremin o tecniche come il tubo slide, con un piede nel passato (Pink Floyd) e uno nel presente (Radiohead, Sigur Ròs, Tortoise), ma sempre mantenendo una forte identità musicale italiana.
Il primo album, che ha per titolo il nome del gruppo Ameba4, è un progetto di Caterina Caselli Sugar, in uscita venerdì 3 marzo 2006.
Caterina Caselli racconta: “ Gli Ameba4 sono molto diversi dagli altri artisti. La linea musicale è estremamente originale e si distingue per  la voce del leader, ma anche per le sonorità e le intermittenze ritmiche molto personali dovute a un procedimento particolare che Fabio ha messo a punto, nel corso degli anni.
Abbiamo pensato molto se produrre un album con queste caratteristiche, ma poi ci siamo resi conto che non esiste un altro gruppo così e sono certa che gli Ameba4 troveranno uno spazio adeguato nel panorama musicale italiano
”.
La produzione è stata affidata a Corrado Rustici (Zucchero, Elisa, Negramaro, Eric Clapton, Sinead O’Connor), che ha esaltato l’identità artistica del gruppo.
Corrado commenta così il suo incontro con gli Ameba4: “Un paio di anni fa ricevetti in America un cd demo degli Ameba4. A differenza delle centinaia di altri CD che ricevo regolarmente, notai immediatamente una non comune sensibilità verso la melodia e la composizione, unita ad una sperimentazione sonora molto attuale.
Credo che in questa era post-moderna, dove l'informazione musicale si è ridotta ad un generico "sentito dire" culturale, ci sia bisogno di nuovi artisti come gli Ameba4 per ricordarci che, oltre al sarcasmo ed al ronzio sonoro a cui ci stiamo abituando, esiste una realtà musicale italiana in continua evoluzione
”.
Le canzoni dell’album seguono il filo conduttore dell’incomunicabilità tra persone che quando degenera  può portare alla guerra, a devastare l’ambiente, e in generale all’alienazione dell’uomo moderno.
Le melodie, a volte tristi o cariche di emozioni contrastanti, rispecchiano l’ansia di Fabio Properzi, voce e autore di testi e musiche degli Ameba4, di fronte all’egoismo dell’uomo e alla sua capacità distruttiva della Terra.
Giuliano Sangiorgi dei Negramaro è autore del testo di ”Strade da Disegnare”, uno dei dodici brani dell’album.
Il primo singolo è “Rido…Forse Mi Sbaglio”, brano presentato al 56esimo Festival di Sanremo, nella categoria “Giovani”.

Gli Ameba4 sono: Fabio Properzi (voce, chitarra, campionamenti), Tullio Ciriello (basso, voce), Ermal Meta (chitarra, synth, voce), Luca Giura (batteria, voce).

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1993

Le donne secondo me (3)

 
....quello che voglio dire della donna è tutto nella foto e per nulla in queste parole....

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venerdì, febbraio 10, 2006

ELTON DEAN E' MORTO


 TRATTO DA : http://home.nestor.minsk.by/jazz/news/2006/02/0812.html


Elton Dean (Soft Machine) died

British jazz saxophonist Elton Dean died on the evening of February 7th, 2006, in a London hospital. For the last year in particular he had been suffering from heart and liver related heart problems. He was 60.

Dean first gained acclaim as a member of the Keith Tippett Group, led by the English pianist and featuring the horn section of Dean, Marc Charig and Nick Evans, in 1969. Later that year, Dean, Charig and Evans were hired by Soft Machine to augment their core trio. After touring as a septet, the band was trimmed down to a quintet, then a quartet. This resulted in what many consider the “classic” Soft Machine line-up of Robert Wyatt, Mike Ratledge, Hugh Hopper and Elton Dean, which recorded Third (1970) and Fourth (1971) for CBS.

Dean left Soft Machine after 1972's Fifth to devote his time to his own group, Just Us, and various jazz-oriented line-ups, many of them featuring Tippett. Over the years however, he remained associated with the Soft Machine family (also known as the “Canterbury scene”), often in the company of bassist Hugh Hopper, while leading his own acoustic jazz quartets and quintets.

In the past few years Dean had again been involved in a variety of Soft Machine-derived line-ups : SoftWorks with Hugh Hopper, Allan Holdsworth and John Marshall; Soft Machine Legacy with Etheridge replacing Holdsworth; Soft Bounds, with Hopper and French jazzers Sophia Domancich and Simon Goubert; and the French-based PolySoft tribute project, again featuring Hopper. Soft Machine Legacy recorded its debut album in September, and the band were looking forward to supporting it with a series of live performances; a live DVD, recorded in Paris last December, is also set for release later this year.

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Roberto Lanza da Feltrinelli

Inaugura oggi alle 18 da Feltrinelli a Genova la mostra Note dal Palco di R.Lanza
Mi ha chiesto amichevolmente una presentazione....eccola!!!

NOTE DAL PALCO

 

C’è chi fotografando trasfigura la realtà riscrivendola e chi ne coglie l’attimo consegnandolo alla visione, depositando quel mondo tridimensionale sulla superficie della carta ai Sali d’argento. Roberto Lanza non chiede di essere definito  fotografo, ma a quest’arte consegna da anni le sue passioni  come la musica e la natura. Chi lo conosce bene sa che ha sempre con sé un quantitativo di musica che supera di gran lunga la dose personale giornaliera, stivata in mille formati, custodita tra vinili, cd, dvd e mp3. Ad un certo momento è diventato inevitabile per lui rivolgere l’obbiettivo verso le star amate. L’ ingrediente delle sue immagini, come delle cose che ama è la semplicità.  Non indugia in inquadrature spericolate, né è incline agli sperimentalismi, Roberto Lanza punta l’obbiettivo, prende la mira e cattura gesti e posture che hanno reso quei personaggi degli archetipi del loro genere testimoniando il suo amore anche quando ne deve registrare il disfacimento fisico e psichico (Peter Green). C’è la tenerezza per Jorma Jaukonen al quale ha pagato un personalissimo tributo, l’amore per il  Blues attraverso BB.King al quale ha potuto avvicinarsi più d’altri. La sua fotografia non allude, né suggerisce,  ma schiera i suoi eroi innanzi il nostro sguardo perché si lascino guardare ancora una volta (De Andrè). Non me ne voglia quindi  il cantautore genovese se mi permetto di terminare questa brevi note sulle foto di Roberto Lanza accostandogli un bell’eppiteto tratto da un disco del 1974 dei Rolling Stones….“It’s only rock’n roll…..but i like it!”

 

Alberto Terrile, Genova 31 Gennaio 2006

postato da albertoterrile 14:55 | commenti (7)


1997 Parigi

Le donne secondo me (2)

 
....quello che voglio dire della donna è tutto nella foto e per nulla in queste parole....


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giovedì, febbraio 09, 2006


1990 circa

Le donne secondo me (1)

 
....quello che voglio dire della donna è tutto nella foto e per nulla in queste parole....



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martedì, febbraio 07, 2006



da SOUS LE SIGNE DE L'ANGE 1994



A Natale di quest'anno, 2005, debitamente ritrattato entra in rapporto dialettico con i profili degli Ameba4 ( non pubblico il risultato finito perchè Sugar è in stampa)

IL LUOGO

Sono stato ultimamente troppo legato a raccontare e mostrare mè,gli amici,ecc ma io sono una persona che produce immagine, e che non riesce ancora a trovare il tempo, il modo per raccontare che esiste un luogo, che è mio più d’ogni altro, seppure appartenga come lotto ad altri, uno spicchio di terra dove realizzo le mie immagini più famose e anche quelle meno note, segrete che forse mai pubblicherò….quel luogo ospita il mio Angelo più conosciuto, perché è stato la copertina del libro, un manifesto, una cartolina….ma in quel posto ho realizzato dell’altro, il retrocopertina del nuovo album degli AMEBA4 che andranno a San Remo per la scuderia Sugar (Caterina Caselli)  a poche centinaia di metri la lingua che è divenuta la cover del libro di Almodovar,  l’immagine di alcuni post fa, quel campo dorato che con i gioiellieri abbiamo presentato a VicenzaOro quel luogo se visto con gli occhi è già  bello, ma lì io stò a casa in ogni stagione e momento dell’anno. Il luogo dove raccogliersi.  Il luogo dove tutto è centro e nulla è bordo. Il luogo dove essere pensato. Il luogo dove scomparire . Il luogo dove l’altrove abita. Il luogo che mai ha visto delitto. Il luogo dove tutto si fa puro alto e si congiunge con il Divino.


Quel luogo sta a mè come STALKER stà a Andreij Tarkovskij......uno dei film più belli che io abbia mai visto....



La copertina è un close up....ma eravamo lì io e Miriam, poi lei si levò un pezzo di mela dalle labbra ed io...scattai



Sempre  lì....... 2000 .........



2003........questa è della serie che senza figura e areoplano  sarà il retro del CD degli AMEBA4


Giacchè negli ultimi tempi più gente mi legge, ecco un vecchio testo mio,sempre attuale che chiarisce il mio pensiero sul fare, sui luoghi....e ovvio su quel luogo....LA MIA ZONA.


                                                            L’Atelier

 

 

 

Quando ho veduto la stanza con  lo scrittoio sul quale Leopardi scriveva, l’atelier di Picasso, la rudimentale camera oscura di Brancusi , che fotografava da solo le sue opere, ho avvertito al di là dei sensi, qualcosa in quei luoghi: indizi che mi restituivano qualcosa della magia di coloro che là avevano dato corpo alle loro ossessioni.

L’atelier di un’artista è il luogo dove memorie ed intuizioni si concretizzano, le fantasie ed i fantasmi prendono forma: l’Officina dell’immaginazione.

Il mio atelier è l’esterno: la Realtà.

 Non mi interessano le luci artificiali, i fondali, gli effetti, per questo nelle mie opere i soggetti sono indifferentemente immersi nella natura così come in contesti urbani , in costante rapporto dialettico col paesaggio.

La fotografia trasforma la realtà, da questa parto e in questa opero: la tecnica che ho maturato accorda la ripresa in esterni e la intona attraverso il lavoro di camera oscura, luogo dove si  definiscono  le tonalità del mio linguaggio.

Interno ed esterno, coscienza e realtà visibile divengono elementi costitutivi ed indissolubili del mio “fare”.

L’illuminazione è quella solare, modellabile secondo le ore del giorno, radente il primo mattino e la sera, diffusa quando il cielo è coperto da nubi o con la foschia.

La scelta dei luoghi è talvolta precisa :ad esempio l’ Appennino  Tosco - emiliano , dove ho le mie radici, altrimenti assolutamente inconsapevole e casuale: lavoro dove capita, mi basta un muro, un albero , una strada, elementi che  attraverso la ripresa assumono il ruolo di simboli, figure archetipiche , parole di un alfabeto personale, volte a definire un mio Linguaggio.

L’universo di volti e corpi, prevalentemente composto da persone con le quali ho rapporti di conoscenza, d’amicizia o d’amore viene trasfigurato, come l’albero o il cielo e le nubi, le identità scompaiono, utilizzo il veicolo delle loro sembianze, delle loro forme, per creare nuovi segni che riferiscono di un’umanità che esiste nella mia coscienza.

L’attenzione è rivolta ai gesti quanto  alle posture, Spesso i soggetti rappresentati rimandano oltre la cornice che delimita l’immagine perché quello che offro al fruitore è solo una porzione di qualcosa che lo spettatore assumendo un ruolo attivo andrà a completare. Chi guarda è invitato col suo vissuto, con la sua personale prospettiva e visione a relazionarsi con i costituenti dell’immagine  al fine di rendere l’opera viva, attiva ed aperta.

Offro delle possibilità per interagire col mio mondo interiore, cerco la dialettica dell’osservatore, è un’opera viva che chiede d’esser proseguita attraverso altrui mondi, non si dà come “assoluto” è una realtà in evoluzione.

La tecnica che utilizzo in sede di stampa conferisce un’idea di tempo “sospeso ed indecifrabile”, sono immagini concepite e realizzate nella contemporaneità, portatrici al contempo di una temporalità sfuggente, anch’essa non definita: i preraffaeliti e l’Arte concettuale, il medioevo, Bjork,i Sigur Ros e il cinema di Bergman, le parole di Ernst Junger e i fumetti della Marvel, le canzoni di Tim Buckley e il manuale di frutticultura ,Van der Goes,Holbein,Cranach e i composti psicoattivi .I Salmi, l’Hard core e la numerologia sono solo alcuni riferimenti stilistici e temporali che un’osservatore smaliziato saprà cogliere.

La luce di questo nuovo mattino è bella, andrò ad incontrare paesaggi e persone.

Buona Visione!

 

(Iola di Montese,estate 2001, Alberto Terrile)




 

 

 

postato da albertoterrile 17:22 | commenti (6)

lunedì, febbraio 06, 2006




AMICIZIA OVVERO NON TUTTO INTERNET VIEN PER NUOCERE

Se per anni ho diffidato del computer, ancor più delle chat ( mai fatto, lo giuro…) un bel giorno ho dovuto fare i conti con chi mi mise on line il sito che aggiunse : - ti ho fatto anche un blog!!! Cosa mi hai fatto???Un blog, niente paura ti divertirai,è un diario.

Dopo due anni d’uso, nonostante non curi la grafica, scriva e metta delle foto, ne ho scoperto i vantaggi. Lì posso dire quello che credo, quello che ripeto spesso ai corsi liberi, all’Accademia, ovunque vada a parlare, lì posso dare la mia versione dei fatti, fare il punto della situazione, criticare il sistema e spingere chi mi legge a coltivare il proprio sogno e se possibile una dimensione spirituale, non mi importa a quale credo faccio capo, l’importante è avere ben chiaro che c’è qualcuno/qualcosa oltre noi, e dentro di noi. Lì posso usare i periodi lunghi senza andare in apnea e farmi venire un nodulo in gola, lì posso coltivare l’orto dei miei interessi, vedere sbocciare fiori e frutti, raccontare e ricordare fasi della vita, ripensando ai tanti amici che non sono più visibili, perché molti se ne sono già andati, per la droga, per l’Aids, per degli incidenti. Lì posso reincontrare chi non vedevo da più di vent’anni,  come Bruno che faceva il contrabbassista e ancora lo suona questo strumento, e scoprire che ha lavorato con tantissimi musicisti compresi i due talenti junkie che ho sempre adorato : Chet Baker e Massimo Urbani. Un giorno trovo un post, era lui…cazzo……Bruno dove stai e come stai? Per farla breve ci siamo  dati appuntamento a InEdita  il salone dell’editoria multimediale , lui di ritorno da un concerto torinese, io reduce dalla relazione di Giovedì (vedi post precedente). Bello, perché l’amicizia è una figata, e per dirla con Sallustio è “volere e non volere le stesse cose” o molto più semplicemente aver attraversato un periodo storico così forte come il decennio 70/80 e essere qui a produrre ancora qualcosa di vero, con mezzi diversi, ma sedutii sulla stessa giostra, quella che ci farà girare ancora molto io spero, perché francamente vorrei diventare un bel vecchio spigoloso alla Samuel Beckett…..

Bene  Bruno Zoia, alla faccia della privacy ha assieme ad altri tre musicisti una band da oltre 10 anni, MISH MASH che fa una musica oltreconfine fondendo differenti suggestioni (greche,persiane,Klezmer etc) con  la “benedizione” mi concedo questa licenza linguistica di Edith Bruck che nel secondo album presta la sua voce a Papirossn (sigarette)……

 

Che bello ritrovarsi….grazie anche alla rete….


LINK: www.mishmash.splinder.com

postato da albertoterrile 19:58 | commenti (3)

venerdì, febbraio 03, 2006




Come è andata? Come è andata?

TALKING ABOUT BLOG (InEdita)

...oddio, sono stato un pò sottotono rispetto alla mia media,due interventi…il secondo ha raccolto parecchi consensi: Pacidasignora e la Barbara Sgarzi di mondodonna…perchè tra un segone e l’altro su nuove forme di scrittura, tra sms,blog,IDEOGRAMMI e GEROGLIFICI ho ricordato che sì Mc Luhan diceva che IL MEDIUM E’ IL MESSAGGIO  ma oggi qualsiasi mezzo è ok a patto però  che si badi al CONTENUTO….non solo al modo di trasmettere e relazionarsi!!!

…per il resto,  che dire?....25/30 persone ad ascoltare, gli allievi dello stabile che recitavano i blog e poi si guardavano le foto sul telefonino e messaggiavano…. Il loro atteggiamento era tipicamente “contemporaneo” faccio la mia cosa, più o meno bene e poi ritorno nel mio mondo, nel mio uovo…..

…..ecco nel primo intervento ho detto che entro max 10 anni il mondo delle immagini verrà RIDEFINITO TOTALMENTE, perchè oggi ci sono dei bambini di 8 anni che fotografano col cellulare per cui alcuni di loro a 14 anni saranno quello che altre generazioni hanno raggiunto verso il 34esimo anno d’età...

….prendere confidenza con lo scatto è come iniziare a strimpellare presto, può essere divertente ma può succedere anche che ti si aprano improvvise porte oggi, “portali” domani.

Le immagini nei blog???NO SPECIAL NEWS…..archetipi di sempre: il gatto in primis,le donne in tutti i modi e i tramonti….sull’ultimo la chiosa personale che è bello aver uno sguardo verso l’alto, verso l’infinito al di là di ogni accezione religiosa….è un modo per smetterla di guardarsi ( e talvolta letteralmente “pisciare” nell’ombelico. Autoreferenzialità tout court)

 

Poi ho capito che sono essenzialmente DISARTICOLATO NELL’ESPOSIZIONE, (ADHD......woks).....funziono di più nella dimensione a monologo perché lì scucio,mi perdo e mi  riprendo, mentre nella forma dibattito stò stretto, ho un’emotività estrema…zero controllo, per cui se una cosa mi accalorasse troppo  potrei alzarmi, saltare lo steccato e come una marionetta impazzita iniziare a smuovere l’aria perdendo il mio vestito di carta , piantando il mio naso da burattino  nelle mani di coloro che dicono belle parole, l’una accanto all’altra con grande significato perchè troppo spesso si scopre che .... PLUS CA CHANGE PLUS C’EST LA MEME CHOSE…


 PS :ASSOLUTAMENTE DA VEDERE,CONOSCERE è ZOP!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!  http://zop.splinder.com/

SEGNALATEMI EVENTUALI CONTRIBUTI SULLA CONFERENZA A CUI HO PARTECIPATO, CHE LI PUBBLICO....


Ed ecco come è andata secondo il blogger Kurai

Link:http://kurai.blogsome.com/2006/02/02/inedita-blog-1/

Di ritorno da InEdita, prima giornata.
Blog, comunicazione e nuovi media. Mica male per cominciare.
Beh, è stato interessante. Molto. Certo, molti dei discorsi usciti fuori sono ampiamente dibattuti qui nella blogosfera. Però ascoltare il punto di vista della Rai (nelle persone di Giampaolo Rossi, presidente di Rai Net, Roberto Genovesi vicedirettore di RaiSat ragazzi e Roberta Paris di Futura TV) ha sollevato molti spunti di discussione.

Mi sembra che, a parte Roberta, chi lavora in TV non riesca a porsi di fronte al fenomeno blog senza valutarlo con i parametri dei media tradizionali. Saltano fuori, così, inevitabilmente, i soliti discorsi relativi alla necessità di un filtro sui contenuti del blog, e un po’ di autocelebrazione su quanto Rai sia brava, buona e bella e vicina a questi ggggggiòvani che usano i nuovi midia.

In particolare Genovesi ha finito per scadere un po’ nel ridicolo, prima presentando il sito di RaiSat ragazzi, che francamente trovo piuttosto bruttino. Realizzato interamente in flash (e già qui ci sarebbe da ridire visto che per Genovesi flash=avanguardia), è sembrato decisamente poco usabile. Roba che se ci fosse stato Jacob Nielsen…
Per non parlare di quando, con una leggerezza disarmante, ha sostenuto a spada tratta il linguaggio degli sms, facendo inorridire Placidasignora, Barbara Sgarzi e gli astanti. Affermazioni da marketing, voglia di apparire open-minded e “avanti” a tutti i costi. Insomma, nulla di che.

I numerosi interventi del fotografo Alberto Terrile mi hanno invece particolarmente convinto. È difficile riassumerli, perché decisamente dinamici e imprevedibili. Ma sempre condivisi da tutti.
Così anche le numerose intelligenti osservazioni di Barbara, Roberta e Marina, bravissima nelle vesti di moderatrice.

Un buon inizio, forse un po’ troppo divulgativo, ma davvero ben strutturato. Alla prossima.

Maki sushi cucinato da Kurai alle 23:39 | | Post to del.icio.us!

  courtesy of Vidharr's photos





Quando comincio ad innervosirmi, prima di perdere la pazienza opero la decompressione come i sub, ma non serve a nulla e allora dico quello che ho da dire....noncurante delle conseguenze!!!!

tratto da

http://mondodonna.blogosfere.it/2006/02/a_prospoito_di_.html

10/02/06

A proposito di Inedita..

Con colpevole ritardo (ma in redazione eravamo in chiusura di numero…) finalmente riesco a scrivere due righe su InEdita. A parte i ringraziamenti di rito per il direttore Marina Bellini e per Mitì Vigliero, che hanno organizzato questa manifestazione in una città meravigliosa ma “difficile” come Genova (ci sono nata, per cui lo posso dire…), volevo lasciare alcune impressioni sparse. Purtroppo ho potuto partecipare solo al convegno di apertura, giovedì 2, e non sono riuscita a incontrare i bloggers che ho sentito nei mesi precedenti via mail e via telefono per articoli e interviste. Ma questo è quello (molto random) che mi è rimasto:

- particolarmente interessante, per me che ragiono solo in termini di parola scritta, il confronto col presidente di RaiNet, Giampaolo Rossi, che mi ha aperto un mondo sulla multimedialità tramite Tv

- Roberta Paris, di Futura TV, mi ha colpito per un concetto in particolare: <<I blog sono la rivincita della nostra generazione “accorciata” dagli sms. Ci siamo abituati a comunicare stretti in 150 caratteri, e improvvisamente ci si apre uno spazio illimitato per trasferire i nostri pensieri e le informazioni che vogliamo condividere>>.

- Alberto Terrile, invece, sull’argomento bambini e ragazzi sempre più “veloci” nella comunicazione e nella fruizione delle nuove tecnologie, ha portato la sua esperienza di fotografo e insegnante: <<In realtà quello che osservo fra i ragazzi è il ritorno alla camera oscura, alla stampa in bianco e nero. Un’inversione di tendenza, un rifiuto del troppo virtuale forse?>>
Che poi è quello che succede con i blog, a mio parere:un mezzo di espressione si rapido, immediato e condivisibile da tutti, ma per il quale ci vuole tempo e dedizione: la velocità dello strumento non è nulla se non hai niente da dire, e lo stesso accade in fotografia.

- Ultima piccola annotazione: spesso nelle conversazioni con Marina Bellini, e leggendo i post relativi ai dibattiti dei giorni successivi, ritornava il tema di alcuni bloggers (blogstars?) che hanno snobbato la manifestazione. Questa voglia di creare un’élite autoreferenziale l’ho notata anche io mentre intervistavo, mesi fa, molti bloggers per un articolo. Perché? Le parole che ricorrono più spesso non sono democrazia, comunicazione libera, grassroots o citizen journalism? Francamente non capisco questa chiusura nei confronti degli altri media e degli eventi come InEdita. Possono essere perfettamente complementari, anzi: più se ne parla sui media tradizionali, più il blog diventerà un mezzo di espressione riconosciuto e credibile

- I ragazzi dello Stabile di Genova: lo avete detto tutti in tutte le salse, ma una volta in più non farà male: sono stati eccezionali!



postato da albertoterrile 11:18 | commenti (3)

mercoledì, febbraio 01, 2006





InEdita


Domani  alle 15,30 sarò a parlare a InEdita (CONVEGNO InEditaBLOG Fiera di Genova 2-5 Febbraio 2006 I BLOG: LA RETE RELAZIONALE), come dal tamburino NEWS sul mio sito www.albertoterrile.it, cosa dirò e cosa ometterò è ancora top secret  ma …..a mè stesso, sono un piccolo  animale che interagisce, quindi preparare o prepararsi sarebbe inutile. L’idea è mantenere la spontaneità e la franchezza che utilizzo sul mio blog, e un linguaggio intelligibile, nonostante il mio occhio, come l’orecchio e l’intero corpo a seguire facciano riferimento ad un essere che produce immagine e l’analizza. State tranquilli eviterò panegirici sul rapporto tra SIGNIFICATO E SIGNIFICANTE e in mancanza di parole proverò ad assumere un espressione “interessante,interessata e competente” come da foto che allego.

 

PS E non è una presa in giro né di In Edita né dei ruoli…ma un modo per NON PRENDERMI TROPPO SUL SERIO come  mi dite sempre anche voi….nei commenti ai miei POST

 

Stay Tuned

Alberto


Link:   SITO InEDITA : http://ineditablog.splinder.com/


            PROGRAMMA : http://www.inedita.org//blogarea/convegno.htm

 

 

postato da albertoterrile 14:04 | commenti (11)

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