Le Parole di Alberto Terrile

lunedì, agosto 29, 2005



 

 

 D' AMOR  PER IL VIVERE, DI MORTE ED ALTRE SCIOCCHEZZE

In questo mondo di personaggi costruiti sul nulla e per il nulla , dai divetti/e da prima serata ai politicanti che sembrano presi a prestito da una brutta rivista di avanspettacolo, brillano coloro che riescono a nascondersi ai media  e alla vita per il cattivo uso che se ne fa oggi, della vita ovviamente.

Tiziano Terzani nell’ultimo capitolo della sua esistenza ha scelto di ritirarsi a morire di cancro, lontano dai clamori e lontano da quel sé costruito con anni e anni di lavoro. Desidero citarlo : “Io chi sono? Siccome la risposta non era certo “Io sono il giornalista del tal giornale, l’autore di quel libro o l’ammalato di quella malattia”, provai anche formalmente a non esser più quel che ero stato, a non chiamarmi più col mio nome, a non avere un passato e a diventare semplicemente “Anam il senza nome: un nome appropriatissimo mi parve per concludere una vita tutta spesa a cercare di farmene uno!” (T.Terzani- Un altro giro di giostra- Longanesi & C)

Dovremmo imparare a morire ogni giorno un po’ a noi stessi, per aprirci alle vite altrui. Dovremmo smetterla di sgomitare per un tozzo di notorietà, finirla d’esporre quelli che crediamo essere i nostri talenti perché danno autorevolezza al nostro nome e ci fanno sentire diversi dagli altri. Leo Ferrè diceva nella sua canzone La solitudine “…piscio eiaculo e cago”….ecco queste tre cose le facciamo tutti….eppure ci sentiamo così diversi gli uni dagli altri, così speciali, perché i nostri pensieri pensati ci paiono “illuminazioni”( e credetemi, mi ci metto anche io dentro questo calderone …) mentre qualcuno migliaia di anni fa li aveva già pensati, basta leggiucchiare la filosofia.

Vogliamo distinguerci, esser speciali e lasciamo che la globalizzazione omologhi tutto, creiamo edifici importanti ma le nostre città finiranno per assomigliarsi tutte, piene di telecamere per veder chi passa col rosso, piene di schermi con tanti codici che ci vengono assegnati. Vogliamo distinguerci ma siamo solo dei numeri con password segrete, montagne di cab, abi e cin. Allora proviamo a farci un nome…una posizione, meglio se autorevole, poi come diceva Totò arriva la morte e livella tutto: tomba più bella, con foto e scritte oro e tomba con solo il nome….quel nome che ci hanno dato il primo giorno, quel nome che ci ha rappresentati, che poteva persino incutere terrore, quel nome che resta appeso, se i caratteri sono ben incisi sulla pietra tombale. Quando il marmista mi ha chiesto cosa volevo scrivere sulla tomba di mia nonna, risposi che volevo solo metter il nome, il giorno della nascita e quello della morte…replicò che sì questo lo aveva capito ( tradotto in cifre, non stava guadagnando quanto aveva previsto evidentemente…) ma mi spiegò che la scritta nera dura meno di quella dorata…. “la facciamo dorata vero?”.

Da due anni lascio sempre più spesso la città, mi ritiro sui monti dove faccio lavori fotografici…certo, ma meno “importanti” rispetto al Teatro, alla pubblicità e alle copertine per libri e dischi. Le mie vacanze sono state “ far il muratore”, tagliar della legna, ripulire e verniciare il legno delle finestre. Seduto nell’erba pulivo delle prugne che avevo colto con cui ho fatto la marmellata, ho scattato circa 6 foto in 25 giorni, semplici foto di natura, con il sole che fa vibrare gli steli….e non mi sono  sentito assolutamente sprecato in tutto ciò…..ma non perché adesso torno al mondo del lavoro e “Vi faccio veder io chi sono”…assolutamente nò…questo non è lo spirito che ho!

Solo l’idea di dover fare un  “brainstorming” , di dover interagire con  un  “art director” (una razza maledetta di gente che perlopiù non sa far granchè ma  teorizza, supervisiona, boccia o promuove la tua fatica) mi dà nausea. Sempre più mi rendo autonomo nelle mie cose, sempre più cerco di prender distanza da certe “forme” che sento viziate…..ma il grande traguardo è un altro…. è riuscire a vivere, ad “essere” senza il bisogno di troppi fronzoli, d’etichette e di tutte quelle stupidaggini sulle quali si regge questo mondo sciocco che continuiamo a distruggere convinti di migliorarlo, con le nostre idee con i nostri gesti e gesta.



Ps : Non me ne vogliano tutti gli art director, come quel giornalista che si indignò perchè  gli dissi che quelli che scrivono sui giornali  hanno il vizio di imbrattar le pagine e poi se gli scrivi o telefoni  personalmente non ti rispondon mai....generalizzare è sciocco, sciocco come quell'Art  director di un grosso gruppo editoriale che guardando le mie foto disse : - Sì ho già capito tutto del tuo stile.....sei un ex comunista incazzato!!!!

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giovedì, agosto 25, 2005

L'ABITUDINE.....come diceva Pablo Neruda...

UN   POETA   CONTRO   L'ABITUDINE "Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi é infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sernpre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterá al raggiungimento di una splendida felicitá."

—PABLO NERUDA

 


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martedì, agosto 23, 2005





DEE DEE BRIDGEWATER

Come promesso tempo fà pubblico il ritratto di Dee Dee scattato alle 2,30 di notte ad un tavolo e un momento live della performance di poche ore prima....

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venerdì, agosto 19, 2005



VAN DER GRAAF GENERATOR

Grazie all’ amicizia e gentilezza di  Peter Hammill il 18 luglio a Gardone Riviera  ho realizzato il backstage delle prove dei Van der Graaf Generator e qualche ora dopo le foto del concerto. La band che ha scritto le pagine più oscure e visionarie del rock progressivo è tornata oltre che alla sala d’incisione (Present è il nuovo album dopo 28 anni) anche all’attività live.  Il generatore gode di ottima salute, i 4 musicisti della line up originale si divertono molto ( testuali parole di Guy Evans dopo il live set) e questo è il vero elemento di coesione. I brani del vecchio e nuovo repertorio si integrano perfettamente, ogni sera la scaletta viene cambiata da Peter  H quindi il repertorio si adagia o aggredisce il pubblico a seconda delle suggestioni che l’autore prova in quel luogo e in quel momento specifico. Le canzoni sono abiti che il gruppo indossa e porta in giro, cambiandone la foggia o il colore. L’universo Hammilliano evoca, provoca  le coscienze individuali e non parla alla collettività, Jackson Banton e Evans sono l’orchestra che dà senso e forza alle parole che vengono sussurrate o gridate. Il canto di Hammill è uno squarcio nel buio che ha influenzato ed ispirato molte voci. Quando il punk decretò la fine di certa scena ( della quale per cronologia facevano parte anche i VDGG), fù curioso scoprire che J.Rotten noto poi col suo vero nome John Lydon ( voce dei Sex Pistol e P.I.L) indicasse  in Hammill  il principale ispiratore del suo canto. Conoscete le sue versioni live di Tank e the Raven con gli Stranglers prima dell’atroce sbandata pop ? In effetti Vital ultimo capitolo live del generatore è aspro e duro ancora oggi a distanza di tanto tempo.

Bello scoprire che David Jackson oggi  è ancor più furibondo e magmatico di un tempo con i suoi due sax in bocca e la pedaliera a distorcere e modificare il suono dei fiati, che Evans è ancor più prezioso nel suo drumming che spesso si fa Jazzy e che Banton continua ad essere presenza oscura e discreta dietro a quell’organo che ha contribuito a marcare quel sound così particolare e difficile per altri da replicare.

Dai quattro rulli analogici, quattro scatti loro per il web……il resto ed è tanto resta nel mio archivio per…………………………..

 

(continua)
 
SET LIST

Van der Graaf Generator al Teatro del Vittoriale a Gardone Riviera (Brescia), Italia
18 luglio 2005

Darkness
Undercover Man
Scorched Earth
Every Bloody Emperor
Lemmings
When She Comes
Pilgrims
Childlike Faith in Childhood's End
The Sleepwalkers
Nutter Alert
Man-erg

Seguono i due bis

Refugees
Theme One

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venerdì, agosto 12, 2005

TEMPORALE SULL'APPENNINO

Un temporale s’avvicina, i tuoni accorciano le distanze , cominciano a scorgersi bagliori che iniziano a rischiarare la casa per porzioni. Il suono vuoto riempie la casa imbiancata da poco, l’odore della pittura si mischia al profumo dell’erba bagnata mentre rivoli d’acqua percorrono la scolina portando ristoro ad un noce. Il lavatoio non lontano dalla piazza del paese tintinna di pioggia, tempestato dalle gocce d’acqua che disegnano paesaggi onirici, strani  universi visti ad altezza d’uomo. Lontano dalla luna e dal mar della tranquillità contemplo con egual stupore l’incantesimo di una semplice pioggia estiva. Mi lascio trascorrere all’indietro, ricordando la prima pioggia, la prima nube ed il primo arcobaleno. Le troppe immagini contenute nello stesso uomo portano a cancellare dettagli importanti, dettagli  che possono riemergere di loro spontanea volontà offrendo quel quadro che credevamo perduto per sempre.


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domenica, agosto 07, 2005


RICORDANDO E RIFLETTENDO


Eccomi a  ripensare il tempo della fanciullezza: il caldo estivo delle colline astigiane alle 2 del pomeriggio, la renitenza a voler fare il sonnellino dopo mangiato, l’odore delle foglie del fico vicino alla vigna di Enea e i capperi sul muro del castello.

Le cose della vita non verranno mai comprese a fondo nell’attimo in cui accadono , ma sempre molto dopo, quando altre circostanze, avranno svolto il loro ruolo, causale ed  educativo . Dopo la morte di mia nonna mi sono trovato a dover considerare sotto un’altra luce, delle sue abitudini che “sporcate” dal mio ego giudicante si manifestavano non per la loro reale natura, ma attraverso una proiezione che io stesso finivo per gestire se non per generare. La nostra capacità di giudizio è spesso la progenitrice di figliate di idee e preconcetti equiparabili a  cuccioli monchi di zampe e spesso ciechi.

Ho capito attraverso la disposizione di oggetti nei cassetti, altre cose su questa figura femminile così importante per la mia vita d’infante, tanto quanto ingombrante nel mio percorso successivo. Forza di carattere e propensione alla reminescenza fecero di lei la nonna materna per eccellenza, il mio archetipo di nonna materna.

Non concepisco il buttar via oggetti d’affezione, recano il tocco di chi li ha scelti e collocati in quel posto: si fanno i  testimoni di un’esistenza. Credo che il nostro compito sia quello di prenderli sotto la nostra ala, e donargli nuova vita e senso all’interno di quello spazio limitato e breve che chiamiamo “la nostra vita”.

La natura ha fiumi,nembi,alberi e rocce, noi abbiamo i nostri cassetti, le nostre piccole cose che raccontano molto di noi. Svuotate le tasche di un cappotto l’inverno, versate il contenuto delle borse sul copriletto e troverete gli indizi delle vostre giornate il diario dei gesti, i pieni e i vuoti di un trascorso.

Non siamo solo i pensieri che pensiamo, né solo i gesti che operiamo, siamo anche quel che scegliamo, acquistiamo e disponiamo attorno. Siamo anche quelle cose che ci circondano, estensioni dell’umano, così piccolo, misero e bisognoso di cure.

postato da albertoterrile 09:11 | commenti (1)

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