lunedì, maggio 16, 2005
Nella vita così come professionalmente sono abituato a comportarmi con tutti in egual modo, non voglio dovermi pentire, aver rimpianti o rimorsi di coscienza. Ho notato una cosa che desidero ribadire con forza, ancora una volta : spesso certi personaggi di riconosciuta fama (non ultimo un famoso produttore discografico con cui collaboro da mesi) sono più umili, tranquilli e disponibili di tanti che sgomitano nel mondo mediatico, dell’immagine,della musica come nella vita di tutti i giorni. Chi cerca il successo e il potere a tutti costi, chi s’inginocchia al compromesso e si uniforma a certi giochi ( le corti degli assessorati, delle università, dei partiti etc) in genere, salvo qualche eccezione è talmente involuto e compreso nel suo ruolo da rendersi dimentico degli altri. Mancanza di rispetto, arroganza, egoismo spesso sposano la mediocrità di figure destinate ad esser meteore . Tempo addietro dissi che troppi dimenticano il buon uso del “grazie”. Lascio correre chi cerca di salire in vetta, senza accorgersi d’esser in piedi su una seggiola che spesso traballa. Chi mi frequenta, chi mi vive accanto ha modo di sperimentare che non pontifico ma che nel contempo" non le mando a dire". L’allievo e il produttore famoso, hanno lo stesso tempo, la stessa attenzione, lo stesso “amore” da parte mia. Credo sia un giusto modo di rapportarsi col nostro prossimo al di là di logiche di potere,di profitto, il rispetto dell'altro è la base di tutto . Inutile parlare di rivoluzioni all’ennesima potenza quando siamo incapaci di agire nel presente, nel breve tratto della nostra vita. Gandhi diceva : Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
martedì, maggio 10, 2005
Io sono tutto ciò che sono stato,che sono, che sarò (Plutarco)
Alle volte vorrei avere i ritmi della giornata scanditi come quelli di un monaco. Troppo sovente mi consumo in inutili equilibrismi per far quadrare le altrui esigenze in rapporto alle mie. Tempo perso, rubato alla crescita interiore.
mercoledì, maggio 04, 2005
LA MORTE IMPROVVISA
La maggior parte della gente muore solo all’ultimo momento; altri invece cominciano e ci si mettono vent’anni prima e a volte anche più. Sono i disgraziati della terra. (Celine da Viaggio al termine della notte)
Stamane scopro attraverso un messaggio privato della morte di un ragazzo giovane, ventuno anni. Il suo scooter è stato travolto da un ambulanza, l’avevo letto giorni fa sulla cronaca locale. Il suo viso, il nome andavano a sommarsi a quelli di altri che non ho mai conosciuto, accomunati dalla stessa identica fine. Ho perso vari amici in incidenti, un’attimo prima erano al telefono, poco dopo venivi informato che non li avresti più rivisti. E’ atroce … ed è la vita. I giovani muoiono spesso senza esser annunciati, i vecchi s’ammalano, deperiscono e si consumano. Il messaggio privato ricevuto svela l’arcano, il ragazzo in realtà lo conoscevo attraverso un suo nickname, era uno dei più attivi lettori del mio blog, un nuovo estimatore delle mie immagini. Voleva conoscermi di persona e frequentare uno dei miei corsi, ma continuavamo a rimandare l’incontro per reciproci impegni .I suoi commenti ai miei post non erano mai banali. Una notte ho ricevuto un sms da lui…..diceva TI AMO DA MORIRE….rimasi interdetto…capivo che si era sbagliato, solo non sapevo a chi fosse indirizzato. Questa mattina una giovane ventiduenne mi informa di questa morte, mi scrive che stà male, che la loro intesa era divenuto un amore tra Genova e Roma. Piccola Camee, non ti conosco ma comprendo il tuo dolore….la vostra storia mi commuove, l’sms che ho ricevuto per sbaglio era per te….che ora hai un nome, non un volto… con le vostre giovani esistenze, col vostro tenero amore avete scritto una storia bellissima seppur non a lieto fine, sembra una mia fotografia, una di quelle che “non ho ancora avuto il coraggio di scattare” questa frase è per te John….o Mullmuzzler….così ti firmavi….
il tuo amico Alberto
LA MORTE ANNUNCIATA
Riguardo il volto di mia nonna morta. Dopo l’espianto delle cornee, una sottile striscia rossa sottolinea le palpebre chiuse. Il suo volto ha ancora meno luce. Il pudore e l’amore di mia madre staccano debolmente le sillabe di un “sembra addormentata”. La mia tenerezza, riconosce nelle spoglie il distacco di quell’anima tormentata con cui ha caparbiamente lottato in nome del bene più alto, di quell’ amore erroneamente travisato e scambiato per egoismo. Consacrata ad un ideale attaccamento per la figura amata al punto da farne un’ ossessione, ha sofferto il presente ricordando un passato che la morte aveva decretato tale, unico e definitivo. Mi torni alla mente mentre con l’ultimo malizioso guizzo d’ironia, nel letto d’ospedale giustifichi con la cifra dei tuoi quasi novantuno anni una serie di ischemie che di lì a poco si faranno sentinelle di un’infarto.che andrà a deporre la parola ultima alla testimonianza di una vita.
Il vuoto che lascia un corpo è come l’impronta sul calco del dentista, il buio di un anima che operando il passaggio smette di parlare la nostra lingua per uniformarsi a quella del suo Dio ancora oggi mi sgomenta. Attendo il buio per incontrarti nel silenzio della lingua, nel salmodiare del mio ricordo. Sulla soglia, assieme ad altri saprai aspettare con la stessa pazienza dimostrata quando eri qui.