martedì, aprile 26, 2005
Sono sempre in viaggio, lavoro e stampo oggi una mostra che era pronta nella mia testa e nella pratica dall’ottobre 1993, in ritardo ho compreso che i tempi delle cose non li decido io. La vita presenta varie facce, mille sfumature. Sono stato ripetutamente ferito nel 2005 in tutti gli aspetti , quando non è stato di fronte il colpo è giunto alle spalle. Ho cicatrici interiori che fanno fatica a rimarginarsi al di là della mia buona volontà. Utilizzo il mio vissuto e l’odio manifesto e impudico di chi mi ha voluto fare male come nutrimento per le mie rappresentazioni, in questo sono vincente. La vita che è maestra si prenderà cura di insegnare secondo modalità e tempistiche che non mi debbono più riguardare qualcosa a chi ha dimostrato assenza di rispetto e l’inutile brandire la spada dell’egoismo nell’illusione d’esser al di là del bene e del male.
Oltre le parole talvolta dettate dall’impeto, dalla rabbia e dal dolore sono una persona che stà testimoniando con la propria vita, nel suo piccolo la capacità di accettare che non tutto si uniformi e modelli su di mè.
lunedì, aprile 11, 2005
POI UNA BELLA MATTINA /SI E' SINTONIZZATA SU UNA RADIO DI NY/NON RIUSCIVA A CREDERE A QUELLO CHE SENTIVA/HA COMINCIATO A MUOVERSI AL SUONO DI QUELLA MUSICA STUPENDA/LO SAI CHE LA SUA VITA FU SALVATA DAL ROCK'NROLL? (Lou Reed " Rock'n Roll" da Loaded con i Velvet Underground)
….sembrerà un luogo comune, molti altri lo hanno detto,Wenders tra gli ultimi, ma il rock’n roll mi ha salvato la vita. Quando tutto và in malora, due sole cose sono per mè la zattera : l’Arte ( intesa come capacità di esprimermi con un linguaggio oramai proprio e autonomo) e la musica. Lenire i dolori allo stomaco, l’aritmia cardiaca, stemperare odio e rancore, la musica ha fatto questo. Poco m’importa se non faccio scelte trendy, se l’80% di ciò che ascolto non proviene dal panorama attuale ma và dal 1966 al 1976, non devo ostentare un taglio di capelli da Brit Pop, né bazzico luoghi dove oggi i ventenni riscoprono le band che ho visto calcare i palchi nella mia adolescenza.Viviamo l’oggi proiettati verso il futuro con internet, ma l’abito, il suono e altro ancora fanno riferimento ad un passato che ho visto,sfiorato, e fortemente vissuto. Allora guardatevi le fattorie, o Baccini che stà chiuso nella scatola TV per rialzar le sue quotazioni….lasciatemi esser tenero con i ricordi, perché la mia fotografia è basata sul ricordo. Proust scriveva …quando la nostra immaginazione ci portava dal luogo dove si viveva fin nel cuore del luogo desiderato
Ho alle spalle tre mesi allucinanti, tutto è successo, ma non mi fermo,la vita è una lezione dalla quale c’è sempre da imparare. Senza l’arte che ho solo pensato, perché a malapena riuscivo a muovermi, tra il dolore fisico e quello psichico e la musica oggi non sarei qui a scrivere. TERRILE IS BACK….ho il dono dell’Araba Fenice, sono alla mia terza vita dal 1961 ad oggi….ho superato cose che hanno spazzato via almeno due generazioni, esisto e testimonio con la presenza che ancora un’alternativa è possibile a questa tumescente realtà impoverita nelle ideologie, genuflessa nel suo declino. Sono un piccolo, infinitesimamente piccolo testimone di questo tempo…..e faccio a modo mio, altro che punk, pugni alzati e simbologie da rivista….VIVI E TESTIMONIA,AMA E LASCIA ODIO E INVIDIA AGLI ALTRI….
Ricordate Janis Joplin??? La texana che ha portato il blues nella summer of love californiana? C’era una band di pazzi con i capelli lunghi, che credevano nell’utopia di un suono libero e acido…creavano suoni sghembi e veri…erano BIG BROTHER AND HOLDING COMPANY….Sam Andrew, Pete Albin, Dave Getz…..c’è un live Cheap Thrills con la cover di Crumb, che è storia….uno dei 10 album live che restano tra i monumenti della musica rock…., questi ragazzi avevano un grande seguito ma cercavano una voce potente e intensa per cantare i loro pezzi……..alla fine scelsero JANIS JOPLIN, e nacque la leggenda.
Ieri notte ritraevo Sam Andrew….suo l’intro di I need a man to love, e l’idea di rimaneggiare Summertime rubandola alle interpretazioni di Ella Fitzgerald per donarle alla voce al Southern Comfort tinto di eroina di Janis Joplin. Un uomo gentilissimo,che ti pare d’aver sempre conosciuto.....poi ritorna alla memoria la tenerezza di Light is faster than sound di Pete Albin…..e allora come la loro musica ha fatto per tanti anni, perché non farsi abbracciare da lui ? Il mio lavoro, il fatto che io venga presentato come un fotografo FINE ART non come un paraculo da MILANOVENDEMODA fa sì che io possa lavorare con persone che anche se non mediaticamente in vista….la storia l’ hanno scritta….il resto andatevelo a leggere sulle riviste che trovate dal parrucchiere.
Stay tuned!!!!
sabato, aprile 02, 2005

Simone B. 1987
BARBABLU
C'era una volta un uomo, il quale aveva palazzi e ville principesche, e piatterie d'oro e d'argento, e mobilia di lusso ricamata, e carrozze tutte dorate di dentro e di fuori.
Ma quest'uomo, per sua disgrazia, aveva la barba blu: e questa cosa lo faceva così brutto e spaventoso, che non c'era donna, ragazza o maritata, che soltanto a vederlo, non fuggisse a gambe dalla paura.
Fra le sue vicinanti, c'era una gran dama, la quale aveva due figlie, due occhi di sole. Egli ne chiese una in moglie, lasciando alla madre la scelta di quella delle due che avesse voluto dargli: ma le ragazze non volevano saperne nulla: e se lo palleggiavano dall'una all'altra, non trovando il verso di risolversi a sposare un uomo, che aveva la barba blu. La cosa poi che più di tutto faceva loro ribrezzo era quella, che quest'uomo aveva sposato diverse donne e di queste non s'era mai potuto sapere che cosa fosse accaduto.
Fatto sta che Barba-blu, tanto per entrare in relazione, le menò, insieme alla madre e a tre o quattro delle loro amiche e in compagnia di alcuni giovinotti del vicinato, in una sua villa, dove si trattennero otto giorni interi. E lì, fu tutto un metter su passeggiate, partite di caccia e di pesca, balli, festini, merende: nessuno trovò il tempo per chiudere un occhio, perché passavano le nottate a farsi fra loro delle celie: insomma, le cose presero una così buona piega, che la figlia minore finì col persuadersi che il padrone della villa non aveva la barba tanto blu, e che era una persona ammodo e molto perbene. Tornati di campagna, si fecero le nozze.
In capo a un mese, Barba-blu disse a sua moglie che per un affare di molta importanza era costretto a mettersi in viaggio e a restar fuori almeno sei settimane: che la pregava di stare allegra, durante la sua assenza; che invitasse le sue amiche del cuore, che le menasse in campagna, caso le avesse fatto piacere: in una parola, che trattasse da regina e tenesse dappertutto corte bandita.
"Ecco", le disse, "le chiavi delle due grandi guardarobe: ecco quella dei piatti d'oro e d'argento, che non vanno in opera tutti i giorni: ecco quella dei miei scrigni, dove tengo i sacchi delle monete: ecco quella degli astucci, dove sono le gioie e i finimenti di pietre preziose: ecco la chiave comune, che serve per aprire tutti i quartieri. Quanto poi a quest'altra chiavicina qui, è quella della stanzina, che rimane in fondo al gran corridoio del pian terreno. Padrona di aprir tutto, di andar dappertutto: ma in quanto alla piccola stanzina, vi proibisco d'entrarvi e ve lo proibisco in modo così assoluto, che se vi accadesse per disgrazia di aprirla, potete aspettarvi tutto dalla mia collera."
Ella promette che sarebbe stata attaccata agli ordini: ed egli, dopo averla abbracciata, monta in carrozza, e via per il suo viaggio.
Le vicine e le amiche non aspettarono di essere cercate, per andare dalla sposa novella, tanto si struggevano dalla voglia di vedere tutte le magnificenze del suo palazzo, non essendosi arrisicate di andarci prima, quando c'era sempre il marito, a motivo di quella barba blu, che faceva loro tanta paura. Ed eccole subito a sgonnellare per le sale, per le camere e per le gallerie, sempre di meraviglia in meraviglia. Salite di sopra, nelle stanze di guardaroba, andarono in visibilio nel vedere la bellezza e la gran quantità dei parati, dei tappeti, dei letti, delle tavole, dei tavolini da lavoro, e dei grandi specchi, dove uno si poteva mirare dalla punta dei piedi fino ai capelli, e le cui cornici, parte di cristallo e parte d'argento e d'argento dorato, erano la cosa più bella e più sorprendente che si fosse mai veduta. Esse non rifinivano dal magnificare e dall'invidiare la felicità della loro amica, la quale, invece, non si divertiva punto alla vista di tante ricchezze, tormentata, com'era, dalla gran curiosità di andare a vedere la stanzina del pian terreno.
E non potendo più stare alle mosse, senza badare alla sconvenienza di lasciar lì su due piedi tutta la compagnia, prese per una scaletta segreta, e scese giù con tanta furia, che due o tre volte ci corse poco non si rompesse l'osso del collo.
Arrivata all'uscio della stanzina, si fermò un momento, ripensando alla proibizione del marito, e per la paura dei guai, ai quali poteva andare incontro per la sua disubbidienza: ma la tentazione fu così potente, che non ci fu modo di vincerla. Prese dunque la chiave, e tremando come una foglia aprì l'uscio della stanzina.
Dapprincipio non poté distinguere nulla perché le finestre erano chiuse: ma a poco a poco cominciò a vedere che il pavimento era tutto coperto di sangue accagliato, dove si riflettevano i corpi di parecchie donne morte e attaccate in giro alle pareti. Erano tutte le donne che Barba-blu aveva sposate, eppoi sgozzate, una dietro l'altra.
Se non morì dalla paura, fu un miracolo: e la chiave della stanzina, che essa aveva ritirato fuori dal buco della porta, le cascò di mano.
Quando si fu riavuta un poco, raccattò la chiave, richiuse la porticina e salì nella sua camera, per rimettersi dallo spavento: ma era tanto commossa e agitata, che non trovava la via a pigliar fiato e a rifare un po' di colore.
Essendosi avvista che la chiave della stanzina si era macchiata di sangue, la ripulì due o tre volte: ma il sangue non voleva andar via. Ebbe un bel lavarla e un bello strofinarla colla rena e col gesso: il sangue era sempre lì: perché la chiave era fatata e non c'era verso di pulirla perbene: quando il sangue spariva da una parte, rifioriva subito da quell'altra.
Barba-blu tornò dal suo viaggio quella sera stessa, raccontando che per la strada aveva ricevuto lettere, dove gli dicevano che l'affare, per il quale si era dovuto muovere da casa, era stato bell'e accomodato e in modo vantaggioso per lui.
La moglie fece tutto quello che poté per dargli ad intendere che era oltremodo contenta del suo sollecito ritorno.
Il giorno dipoi il marito le richiese le chiavi: ed ella gliele consegnò: ma la sua mano tremava tanto, che esso poté indovinare senza fatica tutto l'accaduto.
"Come va", diss'egli, "che fra tutte queste chiavi non ci trovo quella della stanzina?"
"Si vede", ella rispose, "che l'avrò lasciata disopra, sul mio tavolino."
"Badate bene", disse Barba-blu, "che la voglio subito."
Riuscito inutile ogni pretesto per traccheggiare, convenne portar la chiave. Barba-blu, dopo averci messo sopra gli occhi, domandò alla moglie:
"Non lo so davvero", rispose la povera donna, più bianca della morte.
"Ah! non lo sapete, eh!", replicò Barba-blu, "ma lo so ben io! Voi siete voluta entrare nella stanzina. Ebbene, o signora: voi ci entrerete per sempre e andrete a pigliar posto accanto a quelle altre donne, che avete veduto là dentro."
Ella si gettò ai piedi di suo marito piangendo e chiedendo perdono, con tutti i segni di un vero pentimento, dell'aver disubbidito. Bella e addolorata com'era, avrebbe intenerito un macigno: ma Barba-blu aveva il cuore più duro del macigno.
"Bisogna morire, signora", diss'egli, "e subito."
"Poiché mi tocca a morire", ella rispose guardandolo con due occhi tutti pieni di pianto, "datemi almeno il tempo di raccomandarmi a Dio."
"Vi accordo un mezzo quarto d'ora: non un minuto di più", replicò il marito.
"Anna", era questo il suo nome, "Anna, sorella mia, ti prego, sali su in cima alla torre per vedere se per caso arrivassero i miei fratelli; mi hanno promesso che oggi sarebbero venuti a trovarmi; se li vedi, fa' loro segno, perché si affrettino a più non posso".
La sorella Anna salì in cima alla torre e la povera sconsolata le gridava di tanto in tanto:
"Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?".
"Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l'erba che verdeggia."
Intanto Barba-blu, con un gran coltellaccio in mano, gridava con quanta ne aveva ne' polmoni:
"Un altro minuto, per carità" rispondeva la moglie.
"Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?".
"Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l'erba che verdeggia."
"Spicciati a scendere", urlava Barba-blu, "o se no salgo io."
"Eccomi" rispondeva sua moglie; e daccapo a gridare:
"Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?".
"Vedo" rispose la sorella Anna "vedo un gran polverone che viene verso questa parte..."
"Ohimè no, sorella mia: è un branco di montoni."
"Insomma vuoi scendere, sì o no?", urlava Barba-blu.
"Un'altro momentino" rispondeva la moglie: e tornava a gridare:
"Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?".
"Vedo" ella rispose "due cavalieri che vengono in qua: ma sono ancora molto lontani."
"Sia ringraziato Iddio", aggiunse un minuto dopo, "sono proprio i nostri fratelli: io faccio loro tutti i segni che posso, perché si spiccino e arrivino presto."
Intanto Barba-blu si messe a gridare così forte, che fece tremare tutta la casa. La povera donna ebbe a scendere, e tutta scapigliata e piangente andò a gettarsi ai suoi piedi:
"Sono inutili i piagnistei", disse Barba-blu, "bisogna morire".
Quindi pigliandola con una mano per i capelli, e coll'altra alzando il coltellaccio per aria, era lì lì per tagliarle la testa.
La povera donna, voltandosi verso di lui e guardandolo cogli occhi morenti, gli chiese un ultimo istante per potersi raccogliere.
"No, no!", gridò l'altro, "raccomandati subito a Dio!", e alzando il braccio...
In quel punto fu bussato così forte alla porta di casa, che Barba-blu si arrestò tutt'a un tratto; e appena aperto, si videro entrare due cavalieri i quali, sfoderata la spada, si gettarono su Barba-blu. Esso li riconobbe subito per i fratelli di sua moglie, uno dragone e l'altro moschettiere, e per mettersi in salvo, si dette a fuggire. Ma i due fratelli lo inseguirono tanto a ridosso, che lo raggiunsero prima che potesse arrivare sul portico di casa. E costì colla spada lo passarono da parte a parte e lo lasciarono morto. La povera donna era quasi più morta di suo marito, e non aveva fiato di rizzarsi per andare ad abbracciare i suoi fratelli.
E perché Barba-blu non aveva eredi, la moglie sua rimase padrona di tutti i suoi beni: dei quali, ne dette una parte in dote alla sua sorella Anna, per maritarla con un gentiluomo, col quale da tanto tempo faceva all'amore: di un'altra se ne servì per comprare il grado di capitano ai suoi fratelli: e il resto lo tenne per sé, per maritarsi con un fior di galantuomo, che le fece dimenticare tutti i crepacuori che aveva sofferto con Barba-blu.