domenica, gennaio 30, 2005

Ritratto di mia Nonna
GOING WHERE THE LIFE TAKES ME
C’è voluto del tempo, tanto, ma mi auspico d’aver capito che sono pilota e padrone del mio vivere in percentuale minima. Creiamo cose e alti pensieri che poi si sgretolano innanzi le cose della vita. La vita ci sorprende, ci presenta mille occasioni per mettere a posto i motori del nostro procedere. Se un tempo la contrastavo con l’impudenza di chi si crede invincibile ed unico, solo perché avevo alterato il codice madre con hardware esterno oggi mi trovo in una condizione nettamente differente. Dopo aver provato e riprovato ad aprire porte che restano chiuse, dopo aver forzato un cammino e un andatura che forse mai mi sono appartenute, oggi vado in un’altra direzione. Vado dove la vita mi porta, ci sono occasioni e “ cadute” che richiedono nuova attenzione e molta consapevolezza. Ogni porzione di secondo è unica quanto unici siamo noi in quell’istante. Poco prima, poco dopo e tutto è diverso. Sprecare il tempo dietro ad inutili sofismi, non mi importa. Nell’oggi cambio ciò che mi è possibile, nell’oggi cerco di assecondare quelle correnti che un tempo mi avrebbero condotto verso abissi di psicosi. Contrastare è inutile per mè. Abbandonate certe utopie, credo nella piccola rivoluzione d’ogni secondo che vivo, l’importante è come lo vivo, sotto quale aspetto. Faccio del mio meglio per non dovermi pentire d’esser stato l’ombra di un mio pensiero. Agisco e creo nel quotidiano, progetto di meno nel futuro. Il futuro è un pensiero che troppo spesso idealizzo, mentre il passato sovente è tinto di rammarico, di dispiacere per qualcosa che non è andato secondo la mia idea. Ecco il punto…..la mia idea: la mantengo quando faccio una foto, ma smetto d’applicarla alla vita che segue ben altre regole e viene disciplinata da Altro. Ogni momento porta con sé un dovere da adempiere con fedeltà.
Giorni fa stavo lavorando, poi dovevo uscire ed andare ad acquistare delle pellicole che mi occorrevano, consegnare una busta etc etc. Un’ insufficienza cardiaca ha provocato del liquido nei polmoni di mia nonna, che a 91 anni è finita dritta al pronto soccorso ed in seguito in un reparto dell’ospedale di San Martino. Immediatamente le cose hanno assunto una valenza diversa. Ho fatto lezione in Accademia di Belle Arti nell’aula non riscaldata, parlando per tre ore, (ho potuto farlo avendo riassorbito un nodulo alla corda vocale destra….solo un anno fa non avrei retto a voce nuda ciò se non microfonato) e di fronte al pensiero di chì si trova (mia nonna) in una situazione ben peggiore, ho risposto al freddo con una seconda maglia senza maledire nessuno. Dedicare due ore ogni giorno a visitare la nonna, raccontandole cosa faccio, cercando di condire con l’umorismo il grigiore di certe giornate è qualcosa che la fa stare meglio. La medicina ed il resto faranno il loro corso….io m’adopro per quanto è nelle mie possibilità. Inutile essere in pretesa. Ed ecco che riaffiorano alla mente memorie sepolte dalla frenesia del quotidiano. Da piccolo, ad una certa ora spuntava una stella nel cielo, e la si poteva veder distintamente da camera mia. La nonna, che ad una certa ora doveva rientrare a casa sua, dopo aver trascorso il pomeriggio con mè, aveva battezzato quell’astro, col nome della “mia stellina”. Era usa dirmi : - “adesso aspettiamo che compaia la tua stellina, poi col nonno rientro a casa”
Da quel giorno ho perso un sacco di stelline in cielo, così concentrato sui fatti qui in terra. Fatti che mi davano gioia, piacere fittizio, così come dolore ed altro. Studio, lavoro, Arte…un sacco di cose, ma lo sguardo verso quella stellina, era altrove,era in terra,ma non nel giusto modo. Rivolgere uno sguardo verso l’alto, mentre il televisore che conterrebbe Geo&Geo o altre cose resta spento, cercare quella stellina da solo, è un modo per essere connesso con un buon sentimento, con un piccolo innocente gioco/pensiero di cui sono grato a mia nonna. La stellina invece di un qualsiasi supporto terreno e materiale mi dà misura della mia infinita piccolezza in relazione all’universo; mi dimensiona e attribuisce quella giusta misura che troppo spesso ho perso e continuo a perdere nel trionfo dell Ego.
L’azione divina inonda l’universo,penetra tutte le creature,le sommerge : dovunque siano , essa è ; le precede, le accompagna, le segue. Basta lasciarsi andare alle sue onde. (Jean – Pierre de Caussade nel 1741)
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martedì, gennaio 25, 2005

UNCODE DUELLO
Lasciate ogni speranza (canzonette&canzoni) voi che entrate nel mondo Uncode Duello. Se la musica delle charts vi annoia, se MTV vi dà la nausea come un settimanale di moda e avete ascoltato i CAN del periodo Tago Mago, avete messo il bricco del caffè ascoltando Fred Frith e al posto della New wave avete preferito la NO WAVE....questo disco potrebbe condurvi in lande inaspettate. Ho sempre rispettato quanti fanno della ricerca (...altrimenti mi sarei ucciso da tempo) e pensano che l'espressione non debba necessariamente coincidere con un tornaconto in termini di successo mediatico, denaro facile etc etc.
Tempo fà venni raggiunto da una mail curiosa che mi chiedeva l'utilizzo di una porzione di una mia foto presente sul web su un sito teatrale. Normalmente il mio pezzo forte sono le immagini con le persone...ma l'idea che i due attori che comparivano nella fotografia venissero ad essere "di più" mi portava a voler conoscere meglio il progetto musicale . Chiesi d'ascoltare una copia del cd che avrebbero editato per rendermi conto di quale mondo sonoro sarei stato iconograficamente responsabile, anche perchè non amo che del mio materiale finisca in territori che potrebbero nuocere alla mia poetica personale. Ricevetti una busta pochi giorni dopo con l'oggetto, più due altre produzioni relative agli autori. Dissi di sì!!!
Se volete saperne di più andate in rete a visitare il sito di uno degli autori Xabier Iriondo : http://www.xabieririondo.com/ oppure cercate la casa discografica http://www.wallacerecords.com/
Per chi stà a Genova....domani sera 26 gennaio UNCODE DUELLO sarà alla Madeleine...prendere o lasciare...
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domenica, gennaio 23, 2005



SPIRITO
Riprendo una mia opera che avevo lasciato decantare...la riscrivo, solo nella parte finale e vedo di cambiare il commento sonoro...come la presentai andava bene...allora,un anno fà..ma non più oggi. Il mio lavoro cresce assieme a me e risente di tante cose. Pubblico però il testo originale....prima che venga cambiato....
Spirito
La serie di immagini sul tema del “Fantasma” (Mostra Il Campazzo) realizzata quest’anno nel mese di luglio, con un breve excursus in Agosto del 2003 è nonostante le apparenze (l’uso della fotocamera digitale e del colore) una conseguenza logico/concettuale e non solo tematica del mio work in progress “Angeli”. Se il lavoro sull’iconografia dell’Angelo nella contemporaneità, faceva perno su una riflessione riferita al mezzo fotografico nella sua specificità, “Spirito” è il suo conseguente sviluppo.
Partendo dall’assunto che la fotografia non può prescindere dalla realtà visibile, non può rappresentare ciò che non esiste, scelgo di adottare questo mezzo per raffigurare e raccontare quanto appartiene per antonomasia al mondo del “non visibile”. Ciò che chiamiamo realtà non è che un aspetto (quello visibile) di un sistema molto più ampio, trattenerne solo l’immediata apparenza significa tradirne la più profonda sostanza.
La realtà che passa attraverso i nostri sensi, che trovo sempre più limitati nell’epoca odierna, mi è ogni giorno più estranea. Se “Angeli” viveva del cinquecentesimo di secondo per poter mostrare la sospensione del messaggero divino, tempo che sfugge al seppur complesso sistema ottico dell’essere umano, “Spirito” si pone al polo opposto, utilizzando i tempi fotografici del quarto, del mezzo e di un secondo per poter raffigurare forme ectoplasmatiche in rapporto alla staticità di luoghi o di altri personaggi.
Angeli è nato e si è sviluppato analogicamente in bianco e nero, mentre Spirito è veicolato dal digitale e dal colore. Ho scelto di non utilizzare fotoritocco perché volevo mostrare a quanti favoriscono con atteggiamento conservatore il perdurare dello stato di cose esistente , siano questi gli oltranzisti dell’analogico, così come certi critici di regime che per fare dell’Arte occorrono : delle idee, una tecnica (poco importa se analogica o digitale) e una seria riflessione e coscienza del media utilizzato.
Vivo e sperimento sulla pelle queste cose da oltre un ventennio. Vedo brutti quadri. Sento ancora in giro fare distinzioni tra la fotografia e altre forme d’Arte. Leggo inutili “disquisizioni a carattere speculativo” che cercano di motivare con etichette il vuoto concettuale di molta Arte Contemporanea.
Non considero rivoluzionario ed innovativo il mio percorso artistico, tantomeno contemporaneo, parola che mi sgomenta. Aborro l’epoca attuale, i suoi riti e le sue modalità. Non riconosco le epoche attraverso l’Arte, l’atto creativo è un cuntinuum un ininterrotto dialogo dell’uomo.
Perseguo un idea che considero Arte. Il giudizio della critica militante o supposta tale, confesso, non l’ho mai tenuto in seria considerazione.
L’Arte è una forma d’espressione non un modo per innalzare il proprio ego o per far denaro.
Persisto e mi firmo
Alberto Terrile
Iola di Montese Agosto 2003
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mercoledì, gennaio 19, 2005
Alberto T 1966/67
Dallo Stereo
……dallo stereo arrivano le note di un brano di Morricone per il film “La resa dei conti”…….mio padre a partire dal 1966 prese a portarmi tutti i sabati pomeriggio al cinema a vedere un western. Quei film gli piacevano tanto, anche io, poco a poco, ho imparato ad apprezzarli sino a ricordarmene oggi con nostalgia .Gli attori avevano nomi come Anthony Steffen, Gianni Garko. Erano western alla buona, girati in Sardegna o in Spagna per risparmiare sugli scenari.
Ho imparato da questi film che importanza ha il taglio di un’inquadratura, come dalla sabbia di un cantiere evocare il deserto, la mia fotografia nasce dagli stessi limiti di quel cinema spaghetti western e si disseta alla fonte del bianco e nero di Gunnar Fischer, direttore della fotografia di molti film di Ingmar Bergman.
Cosa significa creare un’immagine
E’ molto complicato fare capire cosa comporti “creare” un’ immagine.
La difficoltà risiede nel fatto che le cose esistono di per sé, la realtà visibile è innanzi a noi.
Per molte persone l’atto di “creare” è inteso come una sorta di magia, un pensiero una forma che si palesano dal nulla, ma la fotografia non può prescindere dalla realtà, non siamo in grado di fotografare ciò che non esiste. Allora dovremo scontrarci con quanti ancora non riescono a comprendere che attraverso la sensibilità e lo sguardo di chi è realmente un autore una forma pre-esistente muta, assume un differente “senso” e si fa opera unica ed irripetibile
Il progetto di una vita
……ricordo , come se fosse oggi , quando , in certi momenti, (avevo circa quattro anni e frequentavo un asilo che si chiamava San Patrizio) mi allontanavo dai compagni e dai giochi per potermi perdere nelle fantasie. Restavo con lo sguardo rivolto in alto e con il mio grembiule a quadretti azzurri che sulla manica destra recava appiccicate delle foglie di parietaria che simulavano dei gradi militari. Guardavo oltre la rete, come se metaforicamente volessi compiere un balzo avanti nel tempo. Vivevo con la fretta di sfuggire il presente che mi è sempre sembrato un abito stretto, per proiettarmi attraverso la fantasia in un futuro prossimo idealizzato, plasmato a mia misura ed idealmente edificato attraverso i miei desideri .
Ripensandoci vedo : da un lato l’atteggiamento immaturo che mi accompagna da sempre, quello dell’inadeguatezza rivolta verso un presente che mi è spesso difficile accettare, dall’altro l’energia propulsiva e desiderante di un modo diverso di essere e voler stare al mondo. L’atto creativo è un modo per sublimare , una catarsi per potersi elevare oltre il presente e guardare in maniera più globale alla costruzione del proprio sogno. Il progetto di una vita ad ogni costo.
Alberto T non più di dieci giorni fà....2005
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domenica, gennaio 16, 2005


S.Paolo nella lettera ai romani (Rom 8,19-23) viene a ricordarci che non solo l’uomo ma l’intera creazione attende la gloria definitiva. Il disordine del creato non è opera di un Dio, ma del libero arbitrio dell’uomo che ha stupidamente pensato di dominare la natura, piegandola alle sue esigenze,sfruttandola oltre misura ed avvilendola con una serie di comportamenti volti al proprio vantaggio. Se picchio un cane, il mio cane, e lo faccio ogni giorno, se lo induco a comportamenti che ne sviliscono l’ indole è possibile che questo mi si giri contro azzannandomi. Devastare foreste per poi farne dei volantini che intasano la buca delle lettere per mè è un peccato mortale. La Natura ha occhi ed orecchi ed un sistema sensibile che non ha nulla da invidiare al nostro. L’uomo ha perso volendo giocare al dominio del creato, creando una lacerazione che si manifesta attraverso catastrofi naturali come quella recente. Finche uccideremo etnie per disboscare il polmone amazzonico e farci dei mobili in tek, sino a quando creeremo luoghi di turismo in zone dove la gente vive per un mese col prezzo di una nostra cena mentre sediamo comodamente sulla veranda del nostro bungalow dove cerchiamo ristoro allo stress della nostra annuale gara alla volta del profitto, non andremo molto lontano. Tendere la mano dopo la catastrofe è un contentino per le nostre coscienze, dotare certe popolazioni a rischio di dimore sicure è un azzardo che forse non è mai stato preso in considerazione….meglio alberghi, saune etc. Ecco quindi che la Natura da madre diviene matrigna,non ci vuole più bene e colpisce i deboli. Ecco Dio che si dimentica dell’uomo e fa morire i poveri e gli indifesi. Non sono di quest’opinione, siamo noi che ci dimentichiamo di quella gente, noi che sappiamo che quel volantino, quel tavolo sono zuppi di sangue….e compriamo, compriamo,compriamo. Siamo noi che copriamo quel fiume e ci facciamo sopra un bel parcheggio….sventriamo un monte per farci passare la ferrovia…dalla caverne veniamo e poco a poco finiremo a tornarci e quando l’ultima pila del nostro Swatch sarà consumata torneremo a contare le ore guardando il sole….allora non sogneremo più di raffreddarlo per farci un giro col nostro ultimo modello d’astronave!
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sabato, gennaio 15, 2005

CIBO
Il primo gusto che ricordo e che mi valse da parte di mio padre il nomignolo di FANFUKEN è “zuccherino”. Infatti l’unico modo per farmi mangiare le pappette ed in seguito le minestrine era di scioglierci dentro un bel cucchiaio da minestra di zucchero, altrimenti non mangiavo nulla di ciò che mia madre riteneva indispensabile per la mia crescita e nutrimento.
Lo zucchero, inteso come gusto dolce compare ancora nella prima infanzia in piccole bottigliette di plastica piene di un liquido colorato (con gli E144 ed altre sostanze rivelatesi poi cancerogene) che vendeva il Sig .Boero il lattaio sotto casa mia. Erano un vero e proprio elisir per me ed altri amichetti cresciuti negli anni 60. Più tardi, qui ormai dodicenne, scoprii che di quel liquorino dolce ma non alcolico esisteva una versione High Class, che vendeva Romanengo in via Roma, erano gemme ripiene di rosolio,(parevano bollicine di cristallo) che ero incapace di gustare visto che sono un compulsivo oltre che ipercinetico. Ne mettevo cinque alla volta in bocca e invece di lasciare che si sciogliessero le facevo esplodere nella cavità orale rompendole con i denti, erano delle onde di gusto che lambivano le pareti interne della bocca lasciando che la delizia zuccherina lavorasse per la carie.
Il primo cibo che ricordo era il “pancotto” che reclamavo a mia Nonna Elvezia (che ho sempre chiamato NONNA GNOCCHI) quando era in procinto di rientrare a casa sua. Ero una piccola peste e aspettavo a chiederglielo al termine della giornata dopo la dura prova del contenere per un intero pomeriggio le mie energie simili a petardi esplosi in giro senza una logica. Mentre era sulla porta col cappotto ero uso richiamarla chiedendole :-.Nonna mi fai pancotto? Era una terrificante poltiglia che veniva debitamente miscelata con lo zucchero. Del resto ero talmente vivace, gracile ed inappetente che appena ipotizzavo la possibilità di alimentarmi era un sommovimento generale. Il cibo è sempre stato importante in casa mia.Non amo granchè la carne,da piccolo la trattenevo nelle guance senza ingerirla e poi andavo a sputarla. Se poi vogliamo nominare “la fettina” lì raggiungo il disgusto.
Potrei dire che preferisco il pesce, ma il cibo in generale è una cosa che vedo più come un carburante necessario per sostenermi fisicamente senza attingere unicamente all’energia nervosa......
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lunedì, gennaio 10, 2005
LA LUNA DEL 29 DICEMBRE 2004
…..rientro a casa verso le 18,30 a piedi e prenoto il semaforo ma le dita abitudinarie trovano un groviglio di fili al posto del pulsante… una sensazione diversa, qualcuno ha scardinato l’interrutore, però la prenotazione semaforica funziona egualmente. Viene il rosso e le macchine frenano una dopo l’altra . Gli anabbaglianti illuminano le corsie. C’è troppa luce in città: le vetrine sulla strada, gli appartamenti che emanano i bagliori prodotti dalle lampade a stelo e dai lampadari. Sino a pochi giorni fa alle 16,30 era buio completo, non ero in Finlandia, ma sull’Appennino toscoemiliano, la luce veniva diffusa dalla neve che era scesa copiosa per aiutare il terreno ad assorbire l’acqua nel giusto modo durante l’inverno. La neve si scioglie lentamente e dosa l’acqua al terreno, la pioggia d’inverno in quei posti non è benvoluta come d’estate o nella tarda primavera. La notte dormo sempre con gli scuri aperti, lascio che la luna rischiari delle zone della camera da letto creando inediti profili da quella sedia. Torno all’infanzia, ma forse non l’ho mai abbandonata se fischietto quando scendo il sentiero la notte, se mi volto per timore d’essere sorpreso, se mi commuovo pensando che Pippi calzelunghe parla alla mamma che stà nel cielo. Oggi i bambini mi sembrano troppo spesso molto adulti e certi adolescenti li sento già vecchi. Forse non accetto quasi nulla del mondo che mi si propone quotidianamente….ma cosa importa? Sono certo che è giusto che io faccia le mie immagini per mè e anche per voi che le guardate e che tornate spesso a leggermi……
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mercoledì, gennaio 05, 2005

LUCERTOLA

COME NEVE AL SOLE

PIEDE SCALZO E MACCHINA SINGER
postato da albertoterrile 15:14 |
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