Le Parole di Alberto Terrile

venerdì, dicembre 31, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fuochi solo per gli occhi

 

Nascosto ai più, lontano da tutto e tutti, pubblico due cose....e poi ritorno tra i boschi, la neve ed il silenzio!!!Grazie a Cristina e alla sua linea telefonica appaio in rete!!!

Testimonianze e Visioni del nostro tempo


Paradossale questa realtà economica. In edicola esce una collana di libelli di Hachette che propone all’occhio delle masse l’opera dei fotografi della prestigiosa agenzia Magnum. Paradossale perché, se penso ad Erwitt (in edicola questa settimana) e all’intensità del suo bianconero,so che in questo momento storico è assolutamente impropobabile creare i volumi che solo una sapiente stampa fine art sa offrire.La caratteristica della proposta del mercato nei confronti dell’utente è la garanzia del risultato abbinata alla velocità e facilità nel conseguimento dello stesso. Già da parecchi anni le carte multicontrasto si erano ritagliate una grossa fetta d’utenza: una proposta del mercato per azzerare le nostre capacità di ottenere il massimo dalle nostre stampe realizzate su carte baritate a contrasto fisso. Le carte come la Multigrade, con i loro filtri e la possibilità di avere infinite sottogradazioni, sono per mè come quegli elettrodomestici che cucinano e predigeriscono per noi i cibi. Se mi danno dei limiti posso provare a superarli ma se le soluzioni sono illimitate? Le istruzioni di certi prodotti non sono dei dogmi. Ho sempre detto agli estimatori delle mie stampe bianconero di provare ad esporre una carta del 4 parzialmente, solo per i neri ed i primi timidi grigi e poi operare una solarizzazione parziale delle alte luci….e vedere cosa accade. Gli incarnati diverranno setati come se la carta fosse morbida (1 o 2 ) ma i contrasti saranno come scolpiti nella roccia, netti, con neri intensi . Ovviamente questa tecnica che da oltre 15 anni adopero, che ho trovato da solo, nel senso che è stato il conseguente sviluppo di un pensiero in camera oscura, richiede tanto esercizio, pazienza e costanza. In camera oscura, pur nel disordine, si danza una sinfonia di gesti che sono conseguenza l’uno dell’altro.E’ una sorta di rituale magico rivolto all’ottenimento della buona immagine. Qualora queste parole vi toccassero al punto da insinuar in voi il desiderio di “provare” a lavorare a questo genere di rappresentazioni sappiate che entrerete in un mondo oramai definibile come “Vintage”. L’ AGFA già da anni ci ha lasciati ed io rimpiango la RECORD RAPID,  ma oggi anche ILFORD ha pensato di abbandonare il mercato. La FORTE carta ungherese ha chiuso anche lei i battenti da poche settimane. Parlavo di paradosso, proprio nelle prime righe  perché questi esempi di visione lucida, questi autori serviranno forse a stimolare qualcuno quando si troverà a programmare l’ennesimo viaggio, ricordandogli che esiste un punto di vista che stà realmente in quel rettangolo che vediamo nel nostro mirino, che esiste, o esisteva un mondo anche senza l’ausilio dello strumento taglierina di Photoshop. Senza le carte baritate, schiavi di  photolab che stamperanno i vostri bianconeri frutto di un veloce tocco di mouse alla voce  “Elimina saturazione”. Sarà come se il rovere nel quale il vostro distillato andrà a  invecchiare formandosi nel corpo venisse sostituito con un asettico metallo….così sterile, quasi una superfice specchiante pronta a restituirci l’espressione sgomenta di chi  vorrebbe ancora vivere la magia della trasformazione alchemica, della fotografia ai Sali d’argento. Benvenuti nell’olimpo dell’efficienza, nel mondo asettico delle tecnologie pulite che inquinano lo stesso l’ambiente e intasano i nostri cervelli di comandi che senza corrente e batterie divengono inutili….
E’ nevicato  sull’Appennino, e non sò sciare, ma sono in grado di guardare le cose e anche di vederle, sia con la macchina fotografica che senza. La luce del mattino filtra tra i rami e dà volume all’opera del grande creatore……con Photoshop o con una robusta dose di LSD il manto potrà anche divenir viola….ma a mè piace così  com' è …..semplicemente bianco eventualmente …..mezzo stop sopra, mezzo stop sotto….

 

 

Buon Anno ragazzi!!!

Il tempo trascorre, regalando esperienza e sottraendo giorni alla vita. Ascolto la televisione, l’ascolto perché dedicarle due sensi (vista e udito ) mi pare già troppo. L’eco è di tragedie: il sisma che ha devastato l’Asia, la conta dei morti per camorra, Bin Laden che rilascia proclami e giustifica le spese della sua crociata contro l’occidente corrotto. Ho disgusto per tanto di ciò che l’uomo riesce a produrre, ma dire “produrre” è come una bestemmia che attraversa la mente proprio mentre ti stanno assolvendo dopo una confessione. Come ogni fine d’anno oltre agli oroscopi si fa la conta dei morti, quelli illustri (attori,scrittori e politici) e quelli senza un nome che riecheggia mediaticamente (ma non per questo, si può parlare di gente senza storia). Forse certi bambini spazzati dal fango, che sono divenuti fisicamente le architravi di una grande cattedrale di morte, avrebbero col loro silenzio, molto più da insegnarci, mentre ci preoccupiamo per il rincaro delle lenticchie sulla tavola del capodanno. Ho sentito voci di persone  preoccupate per la sorte dei loro bungalow sulle spiagge che odorano di pestilenze e di decessi, persone (ma hanno diritto d’esser nominate con questo pronome?) che hanno impostato la loro esistenza sul “qui e adesso” e sul fatto che oltre a loro, dopo di loro nulla ha importanza alcuna. L’umanità è anche  questa , così disumana da far arrossire persino un assassino reo confesso. Sto invecchiando e metto a fuoco uno per uno i miei sogni da fanciullo che si debbono confrontare con l’immoralità profonda e connaturata di una maggioranza, purtroppo non così silenziosa. Oggi è normale che il broker vada  a recitare contrito alle esequie del babbo del suo cliente, perché deve mostrarsi umano e curare il suo  profitto. Certo è facile puntare l’indice verso le mancanze altrui e dimenticarsi delle proprie. Personalmente so d’essere un concentrato di paure e fobie. Sono stato un allievo modello alle dipendenze dei vizi che divengono poi una schiavitù fisica oltre che morale. Ho servito cause che poi si sono rivelate completamente inutili. Poi e con questo non voglio insegnar niente a nessuno, ho capito d’esser tanto piccolo, pieno di guasti di fabbricazione e di altri che mi son guadagnato come medaglie al valore dell’esistenza. Ho imparato ad apprezzare quanti avevano da insegnarmi anche se non vestivano i panni del dottore, del maestro o del guru di turno. Ho capito che il mio saper vedere le cose in modo differente (la fotografia) non poteva esser l’unico perno del mio essere e ho fatto un’esame di coscienza che non avrà termine che con la mia esistenza qui su questa terra che anche io spesso calpesto anziché attraversare. Forte di tutte le mie debolezze che mi fanno sentire terribilmente umano provo a dirigere la mia zattera verso una direzione che non sia solo l’”avere”. Spesso mi scoraggio perché offrendomi oggi  nella totale sincerità vengo adoperato da menti più smaliziate nel gioco del profitto, ma queste ad oggi sono le regole del passatempo dell’umanità. Per alcuni sono da ammirare, per altri  sono e sarò solo un piccolo idiota. Sono come sono…se riesco miglioro, ma non mi adeguo al gioco al massacro della competizione, del presenzialismo tout court….insisto, persisto e mi firmo : Alberto Terrile

Buon anno ragazzi!!!




postato da albertoterrile 12:32 | commenti (1)

sabato, dicembre 25, 2004

RIFLETTETE

La politica è forse l'unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica. Robert L. Stevenson lo conosciamo tutti per la sua celebre Isola del tesoro (1883) o per Il dottor Jekyll e mister Hyde (1886). Egli, però, ha pubblicato anche saggi e articoli socio-filosofici ed è da uno di essi (Familiar studies of men and books) che estraggo questa battuta folgorante sui politici. E' talmente ovvia che non ha bisogno di commenti e l'attuale politica si impegna con ottima lena a dimostrarne la veridicità. Vorremmo, però, allargare il discorso a una variante che pervade un po' tutte le classi e le istituzioni. E' quella dell'incompetenza, dell'approssimazione e, se si vuole essere più schietti, dell'ignoranza. Questo difetto è equamente distribuito in tutti gli ambiti e ha una caratteristica sconcertante: anziché essere quieto e procedere come una talpa, ama distinguersi, farsi notare, emergere come un pavone. L'impreparazione non ha pudore e si ostenta con grande serenità e sicurezza. Aveva ragione Giordano Bruno quando affermava che «l'ignoranza è madre della felicità e beatitudine sensuale». Due sono, perciò le virtù sulle quali ci si deve esercitare così da ottenere un antidoto al rischio dell'arroganza ignorante. Bisogna innanzitutto imboccare la via faticosa dello studio, della conoscenza e della riflessione. E' necessario, poi, praticare l'umiltà di colui che - avendo visto quanto è complessa la realtà - sa sempre di non sapere perché infinito è l'orizzonte della verità. Altrimenti risuona il monito del Virgilio dantesco: «Oh creature sciocche, quanta ignoranza è quella che v'offende!» (Inferno VII, 70- 71).

G.Ravasi

Ho scelto nel mattino del giorno di Natale, di pubblicare questa riflessione. Forse non è messaggio natalizio, ma la melassa che trasuda dagli auguri di chi poi durante l'anno ti deruba sottopagandoti, o provandoci, di chi persegue i propri fini,senza rispetto alcuno per l'identità e la professionalità mi dà nausea. Ho portato a termine tutti gli impegni presi,terminato i lavori...sono esausto, non mi sono concesso un attimo per mè,per i miei affetti....ed ora voglio scomparire per un pò.....perchè faccio le cose con passione, con amore,perchè non dò nulla per scontato e mi metto in gioco ogni volta che affronto un nuovo lavoro....non dando mai per certo il buon risultato.Se mi dicono che sono bravo,forse è dovuto a questo, alla passione e serietà con cui faccio le cose......una serietà che spesso viene fraintesa,da quanti perseguono il loro gioco per il guadagno...per il potere....per innalzare il monumento di polvere che siamo....

 

postato da albertoterrile 09:23 | commenti

giovedì, dicembre 23, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

http://callmeburroughs.tripod.com/

per tutti coloro che desiderano conoscer meglio W.Burroughs......

 

postato da albertoterrile 21:16 | commenti

mercoledì, dicembre 22, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Xmas Time con W.Burroughs...

Per quanti non sopportano più C.Dickens, questo breve racconto di W.Burroughs da INTERZONA per raccontare un Natale un pò diverso ........

IL NATALE
DEL TOSSICOMANE


Era il giorno di Natale e Danny il Lavamacchine usci
in strada senza un soldo e in crisi di astinenza dopo set-
tantadue ore nella guardina del commissariato. Era una
bella giornata limpida, ma non c'era calore nel sole.
Danny rabbrividiva di un freddo interiore. Tiró su il
bavero del suo soprabito nero, liscio e unto.
Questa palandrana, non mi darebbero neanche una
moneta a impegnarla, pensó.
Era verso la Novantesima Strada West. Un lungo iso-
lato di pensioni dalla facciata di pietra scura. Qua e lá
una ghirlanda in una finestra nera e pulita. 1 sensi di
Danny registravano tutto nitidamente con la dolorosa
intensitá dell'astinenza. La luce gli feriva gli occhi di-
latati.
Passó di fianco a una macchina, e lanció uno sguar-
do furtivo dei suoi occhi azzurro pallido in una rapida
valutazione. C'era un pacco sul sedile, e uno dei deflet-
tori non era chiuso; Danny continuó a camminare per
qualche metro. Nessuno in vista. Fece schioccare le di-
ta ed esegui una pantomima come di chi si ricordi di
qualcosa, e giró su se stesso. Nessuno.
Brutto posto, decise. Con la strada cosí vuota, io dó
nell'occhio. Devo fare in fretta.
Allungó una mano verso il deflettore. Una porta si
apri dietro di lui. Danny tiró fuori in fretta uno strac-
cio e si mise a lustrare il parabrezza della macchina. Po-
teva sentire l'uomo in piedi dietro di lui.
«Cosa stai facendo?».
Danny si voltó con l'aria sorpresa. «Mi sembrava sol-
tanto che i vetri della sua macchina avessero bisogno
di una pulitina, signore».
L'uomo aveva la faccia da rana e un accento del Pro-
fondo Sud. Portava un cappotto di cammello.
«La mia macchina non ha bisogno di nessuna puliti-
na e nemmeno di nessuna rubatina».
Danny si scansó quando l'uomo fece per afferrarlo.
«Non stavo cercando di rubare niente, signore. Sono
del Sud anch'io. Florida...».
«Dannatissimo ladro infingardo!».
Danny filó via in fretta e voltó l'angolo.
Meglio uscire dalla zona. Quel cafone éprobabile che
chiamí la polizia.
Camminó per quindici isolati. II sudore gli scorreva
giú per il corpo. Aveva un dolore aspro nei polmoni.
Le labbra gli si stiravano sui denti gialli in un ringhio
di disperazione.
Devo trovare una dose in un modo o nell'altro. Se
avessi dei vestiti decenti....
Danny vide una valigia appoggiata sotto un porto-
ne. Pelle buona. Si fermó e finse di cercare una sigaretta.
Strano, pensó. Nessuno in vista. Forse dentro, che
telefona a un taxi.
L'angolo era a poche porte di distanza. Danny re-
spiró a fondo e prese su la valigia. Arrivó all'angolo.
Un altro isolato, un altro angolo. La valigia era pesante.
Qui ho fatto un bel colpo, pensó. Magari abbastanza
per una doseforte e una camera. Danny rabbrividi
e sussultó, sentendo una camera calda e l'eroina che gli
si riversava nelle vene. Diamo un'occhiata.
Entró nel Morningside Park. Non si vedeva nessuno.
Gesu, non ho mai visto la cittá cosi vuota.
Apri la valigia. Due lunghi pacchi in carta marrone
da involti. Ne tiró fuori uno. Al tatto sembrava carne.
Apri l'involto a una estremitá, scoprendo un piede nu-
do di donna. Le unghie erano dipinte di lacca porpora.
Lasció cadere la gamba con un verso di disgusto.
«Gesú Cristo!», esclamó. «Che storie mette insieme
la gente al giorno d'oggi. Gambe! Be', ad ogni modo
ho trovato una valigia». Buttó via l'altra gamba. Nes-
suna macchia di sangue. Chiuse la valigia e se ne andó.
«Gambe!», borbottó.
Trovó il Compratore seduto ad un tavolo alla Jar-
row's Cafeteria.
«Credevo che facessi vacanza», disse Danny, metten-
do giú la valigia.
II Compratore scosse la testa con aria triste. «Non
ho nessuno. Cosa me ne importa del Natale?». 1 suoi
occhi scorrevano sulla valigia, tastando, tentando, cer-
cando difetti. «Cosa c'era dentro?».
«Niente».
«Cosa succede? Non pago abbastanza?».
«Ti dico che non c'era niente».
«Okay. Allora qualcuno viaggia con la valigia vuo-
ta. Okay». Tenne su tre dita.
«Per l'amor di Dio, Gimpy, dammi una moneta da
cinque».
«Tu hai qualcuno. Perché non te la dá lui la moneta
da cinque?».
«Te l'ho detto, la valigia era vuota».
Gimpy diede un calcio alla valigia con noncuran-
za. «É tutta raggrinzita e sa di sporco». Annusó con
sospetto. «Com'é che puzza cosi? Cuoio messica-
no?».
«Okay». Danny prese i soldi. «Hai visto George il
Greco?», chiese.
«Dove sei stato? L'hanno arrestato due giorni ta».
«Oh... Peccato».
Danny usci. Adesso da chi posso andare? pensava.
George il Greco era durato tanto che Danny pensava
a lui come a qualcosa di eterno. Era buona eroina, poi,
e non tagliata.

Danny arrivó fino all'angolo della 103a a Broadway.
Da Jarrow's non c'era nessuno. Nessuno all'Automat.
«Giá», ringhió. «Tutti gli sp^cciatori stanno a fare
un pisolino da qualche parte. Cosa gliene frega degli
altri? Gli basta essersi fatta la loro dose. Cosa gliene

frega di un drogato che sta male?».
Si puli il naso con il dito, guardandosi in giro furti-
vamente. .
Non conviene andare da quei brutti tipi di Harlem.
Come niente mi danno un sacco di botte per i soldi op-
pure mi danno del veleno da topi. Forse trovo Panto-
pon Rose tra l'Ottava e la Ventitreesima.
Non c'era nessuno che conoscesse da Thompson sul-
la Ventitreesima.
Gesú, pensó. Dove sono tutti?
Si teneva stretto il bavero del soprabito con una ma-
no, mentre guardava su e giú per la strada. Quello é
Joey di Brooklyn. Riconoscerei quel cappello dovunque.
«Joey. Ehi, Joey!».
Joey si allontanava, con la schiena rivolta a Danny.
Si voltó. II volto era tirato, come un teschio. Gli occhi
grigi scintillavano sotto un feltro grigio bisunto. Joey
tirava su col naso a intervalli regolari e gli lacrimavano
gli occhi.
Non c'é nemmeno da'chiedere, pensó Danny. Si guar-
darono a vicenda ,con l'odio della delusione.
«Forse hai sentito di George il Greco», disse Danny.
«Giá. Ho sentito. Sei stato su alla 103"?».
«Si. Vengo da li. Non c'é nessuno».
«Non c'é nessuno in nessun posto», disse Joey. «Non
riesco nemmeno a trovare le goofballs».1
«Be', buon Natale, Joey. Ci vediamo».
«Giá. Ci vediamo».
Danny stava camminando svelto. Si era ricordato di
un medico nella Diciottesima Strada. É vero che il dot-
tore gli aveva detto di non tornare. Peró, valeva la pe-
na provare.
Una casa dalla facciata scura con un cartello a una
finestra: P. H. Zunniga, M. D. Danny suonó il campa-
nello. Senti dei passi lenti. La porta si apri, e il dottore
guardó Danny con gli occm scuri iniettati di sangue. Va-
cillava leggermente e appoggiava il corpo grassoccio allo
stipite della porta. Aveva una faccia liscia, di tipo lati-
no, boccuccia rossa e debole. Non disse niente. Stava
lá appoggiato, e guardava Danny.
Maledetto alcolizzato, pensó Danny. Sorrise.
«Buon Natale, dottore».
II medico non rispose.
«Si ricorda di me, dottore?». Danny cercó di infilar-
si oltre il dottore, nella casa. «Mi dispiace di importu-
narla il giomo di Natale, ma ho avuto un altro attacco».
«Attacco?».
«Si. Nevralgia facciale». Danny contorse un lato della
faccia in una smorfia orribile. II dottore si ritrasse leg-
germente, e Danny si spinse nell'anticamera buia.
«Meglio chiudere la porta o si prenderá un raffred-
dore», disse in tono gioviale, spingendo la porta.
II dottore lo guardava, gli occhi gli si mettevano visi-
bilmente a fuoco. «Non posso farle nessuna ricetta»,
disse.
«Ma, dottore, questa é una situazione legittima. Un'e-
mergenza, sa».
«Niente ricette. Impossibile. É contro la legge».
«Lei ha fatto un giuramento, dottore. Sonó in ago-
nia». La voce di Danny sali fino a un lamento strazian-
te e isterico.
II medico chiuse gli occhi e si passó una mano sulla
fronte.
«Mi faccia pensare. Le posso dare una_tavoletta da
un quarto di grano. É tutto quello che ho in casa».
«Ma, dottore... un quarto di...».
II medico lo interruppe. «Se la sua condizione é le-
gittima, di piú non le serve. Se non lo é, io non voglio
aver niente a che fare con lei. Aspetti qui».
Si allontanó barcollando giú per il corridoio, lascian-
do una scia di fiato all'alcool. Tornó e fece cadere una
tavoletta nella mano di Danny. Danny la avvolse in un
pezzetto di carta e la mise via.
«É gratis». II dottore mise la mano sulla maniglia.
«E adesso, mio caro...».
«Ma, dottore... non me la puó iniettare?».
«No. Avrá un effetto piú lungo se la userá per via
orale. Per favore non torni piú». II dottore apri la porta.
Be', questo servirá a qualcosa, e ho ancora isoldiper
una stanza, pensó Danny.
Conosceva un drugstore che vendeva aghi senza far
domande. Compró un ago da insulina numero 26 e un
contagocce, che scelse con cura, scartando i modelli di
forma curva o con la punta grossa. Alla fine prese una
cosa per bambini, da usare al posto del poppatoio. Si
fermó all'Automat e rubó un cucchiaino da té.
Danny spese due dollari per una stanza da sei dollari
la settimana nella zona della 40a West, dove conosceva
il padrone. Chiuse a chiave la porta e mise il suo cuc-
chiaio, l'ago e il contagocce su un tavolino vicino al let-
to. Mise la tavoletta nel cucchiaino e la ricopri con il
contenuto del contagocce in acqua. Tenne un fíammi-
fero sotto il cucchiaino fínché la tavoletta si sciolse.
Strappó una strisciolina di carta, la bagnó e l'avvolse
intorno all'estremitá del contagocce, adattando l'ago
alla carta bagnata in modo che tenesse ermeticamente.
Prese un po' di lanugine dalla propria tasca e la mise
nel cucchiaino e succhió il liquido nel contagocce at-
traverso l'ago, tenendo l'ago sulla lanugine in modo da
tirar su fino all'ultima goccia.
Le mani di Danny tremavano di eccitazione e il re-
spiro gli si accelerava. Con una dose davanti a lui, le
sue difese cedevano, e i sintomi dell'astinenza gli inva-
devano il corpo. Le gambe cominciarono a scuotersi e
a dolergli. Un crampo gli si agitó nello stomaco. Le la-
crime gli scorrevano giú per il volto dagli occhi secchi,
brucianti. Si avvolse un fazzoletto intorno al braccio
destro, e ne tenne un capo tra i denti. Annodó il fazzo-
letto, e cominció a strofinare il braccio per trovare una
vena.
Forse posso bucare questa, pensó, scorrendo un dito
lungo una vena. Prese il contagocce con la mano sinistra.
Udi un lamento provenire dalla stanza accanto. Fece
una faccia infastidita. Un altro lamento. Non poteva
non ascoltare. Si mosse attraverso la stanza, con il con-
tagocce in mano, e tese l'orecchio verso la parete. 1 la-
menti venivano a intervalli regolari, un orribile suono
inumano spinto fuori dallo stomaco.
Danny ascoltó per un minuto intero. Tornó al letto
e si sedette. Perché nessuno chiama un dottore? pensó
indignato. É una bella noia. Tese il braccio e tenne l'a-
go pronto. Inclinó la testa, ancora in ascolto.
Oh, Cristo santo! Si tolse il fazzoletto e mise il con-
tagocce in un bicchiere, che nascose dietro il cestino dei
rifiuti. Usci sul corridoio e bussó alla porta della stan-
za accanto. Non venne risposta. 1 lamenti continuava-
no. Danny provó la maniglia. Era aperto.
Gli scuri erano aperti e la stanza era piena di luce.
Si era aspettato qualcuno di vecchio, ma l'uomo sul letto
era molto giovane, sui diciotto o vent'anni, completa-
mente vestito e rannicchiato sul letto con le mani stret-
te sullo stomaco.
«Cosa c'é, ragazzo?», chiese Danny.
II ragazzo lo guardó, con gli occhi vacui dal dolore.
Alla fine fece uscire una parola: «Reni».
«Calcoli renali?». Danny sornse. «Non é che ci tro-
vi niente di divertente, ragazzo. É solo che... io ho fin-
to di averli tante volte. Non avevo mai visto la cosa dal
vivo. Chiamo un'ambulanza».
II ragazzo si morse il labbro. «Non vengono. 1 dot-
tori non vengono». II ragazzo nascose la faccia nel cu-
scino.
Danny annui. «Credono che tu sia soltanto un dro-
gato che fa la scena per una dose. Ma il tuo caso é le-
gittimo. Forse se andassi io all'ospedale e spiegassi co-
me stanno le cose... No, non credo che andrebbe».
«Non abito qui», disse il ragazzo, con voce attutita.
«Dicono che non ne ho diritto».
«Si, lo so come sono, i bastardi burocratí. Avevo un
amico, che é morto per il morso di un serpente proprio
in sala d'attesa. Non gli hanno dato nemmeno ascolto
quando ha cercato di spiegare che un serpente lo aveva
morso. Non ha mai avuto faccia tosta. É successo quin-
dici anni fa, giú a Jacksonville...».
La voce di Danny si spense. Di colpo tese la sua ma-
gra mano sporca e toccó il ragazzo sulla spalla.
«lo... mi dispiace, ragazzo. Aspetta qui. Faccio qual-
cosa».
Andó nella sua stanza e prese il contagocce, e ritor-
nó nella stanza del ragazzo.
«Tirati su la manica, ragazzo». II ragazzo anna-
spava con la debole mano sulla manica della sua
giacca.
«Va bene. Lascia fare a me». Danny slacció il botto-
ne della camicia al polso e tiró su camicia e giacca, sco-
prendo un sottile avambraccio bruno. Danny esitava,
guardando il contagocce. II sudore gli colava giú per
il naso. II ragazzo lo stava guardando. Danny spinse
l'ago nell'avambraccio del ragazzo e guardó il liquido
entrare nella carne. Si rialzó.
La faccia del ragazzo cominció a rilassarsi. Si alzó
a sedere e sorrise.
«Di, quella roba funziona davvero», disse. «Lei é un
dottore, mister?».
«No, ragazzo».
II ragazzo si rilassó, stirandosi. «Ho proprio sonno.
Non ho dormito per tutta la notte scorsa». Gli occhi
gli si chiudevano.
Danny attraversó la stanza e chiuse gli scuri. Tornó
nella sua stanza e chiuse la porta ma senza girare la chia-
ve. Si sedette sul letto, e rimase a guardare il contagoc-
ce vuoto. Fuori si stava facendo scuro. II corpo di Danny
soffriva per l'astinenza, ma era un dolore sordo ades-
so, sordo e disperato. Rigidamente, staccó l'ago del con-
tagocce e lo awolse in un pezzo di carta. Poi avvolse
insieme ago e contagocce. Rimase li seduto con il pac-
chetto in mano. Devo metterlo via in qualche posto,
pensó.
Improwisamente un'ondata calda gli pulsó attraverso
le vene e gli arrivó alla testa come un migliaio di
speedballs dorate.
Cristo Santo, pensó Danny. Deve essermi capitata la
dose immacolata\
La serenitá vegetale della droga si adagió nei suoi tes-
suti. II volto gli si rilassó, in pace, e la testa gli ricadde
in avanti.
Danny il Lavamacchine era fatto.















































































































































































































































































































postato da albertoterrile 21:24 | commenti (3)

venerdì, dicembre 17, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

..................................!!!!!!!!!

Ego autem his temporibus quid velim, quodam-
         modo nescio. Forte et quod scio nolim, et quod ne-
           scio volo.
       [Di questi tempi, in un certo senso, non so che cosa
         voglio; forse non voglio quel che so e voglio quel
         che non so.]

 

               Marsilio Ficino,
      lettera a Giovanni Cavalcanti, 1475.


 
       I poeti e gli artisti sono dei disgraziati che 
       cercano di capitalizzare la loro neurosi. E
       si consolano un poco ritenendosi superiori
       alla gente che è capace di adattarsi alla vita.


                                E.E. Cummings

 

       Se sai amare vivi.
       Se non sai amare scrivi.
       Se non sai scrivere sparati.


        Anonimo genovese

 

 
















postato da albertoterrile 08:22 | commenti

mercoledì, dicembre 15, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOIA DEL  REALE &ORTOGRAFIA DELL' IMMAGINARIO

L'autostrada,grande madre rispetto ai sentieri mi avverte che ogni mia distrazione,potrebbe esser nociva a terzi,che senza l'auricolare non si parla al telefono, proprio come quel vigile dell'altro giorno che ha trasgredito tutto...lo stop sul cavalcavia col cellulare incollato all'orecchio e via......ho fatto 500 Km e avevo il paesaggio punteggiato da questi epitteti che vorrebbero sostituirsi alla mia coscienza. L'alta velocità è pericolosa,forse era scritto per quel tipo sulla Saab che mi ha passato a 150 all'ora, con chirurgica precisione,quasi al limite per sverniciarmi il mezzo mentre ascoltavo The least we can do is wave to each other dei Van der Graaf Generator. Non bevo alcol, ma sulle bottiglie non c'è scritto che causa incidenti,che ti fà picchiare la moglie se sei geloso,che ti fà addormentare nel bel mezzo di un amplesso a lungo cercato se ne hai abusato, che provoca epatopatie...se fumo ( credo 1 sigaretta ogni 3/5 giorni) però rischio cardiopatie,il cancro o l'impotenza....Che tedio questo stato che si vuol sostituire alla mia e alle altrui coscienze, che ammonisce e leva punti.Credevo di aver raggiunto un punto,terminando tutti i miei corsi di studi....ed invece nò....ora la patente si fà pagella,la stradale è il maestro severo...la realtà è grottesca,mi annoia infestata comè di tutte queste parole che dovrebbero responsabilizzarmi, quando già lo sono. La classe politica andrebbe educata,a non rubare, a non raccontare le bugie, a non ingannare quanti la sostengono. Norme elementari che sfuggono di mano. Allora sarebbe giusto in metafora  tagliare l'erba, eliminare i rami secchi smettere di annaffiare certe piante che promettono una fioritura e invece son solo tutte spine.

ALLORA :

......aspetto il prossimo scatto fotografico ,quando tutto scompare...il dolore alla testa,la fatica, quando le frasi dette/lette perdono di senso,quando mi congiungo con la mia più intima natura, quando dopo aver osservato decido di dare la mia versione delle cose...ed apro ancora il mio mondo, sbattendo la porta di quell'altro...quello VISIBILE, così noioso,risaputo e meschino!!!

postato da albertoterrile 10:05 | commenti (3)

lunedì, dicembre 13, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dal mio rifugio sull'Appennino Toscoemiliano. ph.Miriam F.

 

 

I'M WAITING FOR MY MAN (SANTA CLAUS)

....c'era un tempo in cui s'aspettava l'uomo (lo spacciatore) come cantava nel 67 L.Reed,ed un tempo in cui s'aspettava Babbo Natale. E' oramai tradizione consolidata odiare il Natale, specie in rete...ma vi dirò a me piace!Credo quindi d'esser fortunato nell'esser riuscito a conservare quella particolare emozione che ti faceva attendere con l'ansia quel momento. Che poi il Natale sia il giorno deputato alle grandi liti,l'epicentro di una famiglia riunita che esplode nelle singole diversità, questa è altra cosa. Natale mi dura dalla mezzanotte al primo mattino....poi mi scende, stempera nelle solite parole,un rituale consolidato che solo la morte rende diverso, sottraendo negli anni qualche personaggio del mio presepe personale....la famiglia in senso largo.

Ho diradato i miei interventi sul Journal causa impegni e trasferte. Son rientrato dal Lazio, dove sono andato per iniziare a lavorare su un progetto nuovo. Ho conosciuto persone che credono nella loro missione artistica e che si votano anima e corpo per produrre qualcosa che resti e non svanisca al primo sole.....Stò investendo le mie energie in differenti direzioni, giro dappertutto con  il mio lasciapassare per l'immaginazione.

postato da albertoterrile 22:28 | commenti

giovedì, dicembre 09, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parigi 1997- Dal Backstage di una sfilata

 

ACCADEMIA DI BELLE ARTI & MASTER DI PROGETTAZIONE DELL’ABITO E DEL COSTUME PER LO SPETTACOLO

 

Oggi alle 15,30 ho presentato il corso che terrò a partire dai primi mesi del 2005 presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti.Quest'anno non farò i miei corsi liberi come nelle annate precedenti presso il Circolo ricreativo del Banco di San Paolo,nè quello di FOTOGRAFIA DI SCENA presso il teatro Cargo. Chiunque voglia i miei BASE o AVANZATI dovrà quindi attendere l'autunno 2005, in una nuova sede, ma comunicherò questo al momento opportuno. Dicevo di questa nuova esperienza, più istituzionale nella quale, cercherò di illustrare l'evoluzione dello stile e del gusto nell'ambito dell'immagine di Moda.

Per coloro che non sono capaci di credere, ci sono i riti; per coloro che non sono capaci di ispirare rispetto da sé, c’è l’etichetta ; per coloro che non sanno vestirsi, c’è la moda; per coloro che non sanno creare ; ci sono le convenzioni e i clichés . Ecco perché i burocrati amano i cerimoniali, i preti i riti,i piccoli borghesi le convenienze sociali, i bellimbusti la moda,e gli attori le convenzioni teatrali,gli stereotipi e un intero rituale di azioni sceniche.”

K.S. Stanislawskij- Storia di una messa in scena

“La Moda è la raffinatezza che corre davanti alla volgarità e teme di essere sorpassata”.

W. Hazlitt – Conversation of James Northcote- 1830

 


Lo stile delle immagini realizzate per la Moda cambia con la stessa velocità con la quale si evolve lo stile dell’abito. Sino alla seconda guerra mondiale il target era composto da una fascia di mezza età, ricca e sofisticata e la fotografia, al servizio di quest’ esigenze, doveva mostrare la qualità del tessuto il taglio ed i gioielli. Dopo questo periodo una nuova figura femminile prende campo assorbendo una grande fetta del mercato : “la donna giovane che guadagna”; con lei  muta il costume e cambiano le esigenze arrivando sino alla contemporaneità, sfaccettata e camaleontica dove esistono e coesistono differenti tipologie

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parigi 1997 Sfilata.

 

Chi desiderasse maggiori informazioni vada qui: http://www.accademialigustica.it/



postato da albertoterrile 20:34 | commenti (1)

mercoledì, dicembre 08, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

QUESTIONE DI STILE.....

[5]Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.- Qohelèt

 


      
C’è una fotografia che mi ritrae bambino assieme a mia sorella mentre fisso l’obiettivo. Il sole proietta sul muro le nostre ombre unendole, creando un corpo unico. Sullo sfondo,nostra madre, osserva facendo capolino dal vano di una porta finestra.
Sono appartenuto a quell’ immagine che a sua volta mi appartiene quasi si fosse ascritta nel mio codice genetico.
Sono tanti anni che persone da me ritratte si sporgono leggermente e guardano l’obiettivo. Quello che era lo sfondo della foto del 1967 è il primo piano di oggi, interpretato di volta in volta da donne diverse, Asia Argento, Manon e altre di cui il nome ai più non direbbe nulla.
In una bella giornata del tempo futuro apparirà alle spalle di una di queste donne una nuova immagine che saprà confermarsi nuovamente e…poi di nuovo…di nuovo…di nuovo.


 








postato da albertoterrile 09:21 | commenti

domenica, dicembre 05, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NATURA NON FACIT SALTUS

 

La natura non procede a balzi.Questa massima è nota perchè Linneo nella sua PHILOSOPHIA BOTANICA se ne è appropriato.In realtà già gli Aristotelici sostenevano che in natura non succede nulla che non sia conseguenza di ciò che l'ha preceduto.L'altro giorno,dopo ore trascorse a montare al pc una sequenza per un lavoro in via di consegna,decisi con Miriam di riempire un bel thermos di thè all'arancio e cannella,prender l'auto ed andare a fare un bel giro sull'Appennino toscoemiliano. Da giorni pioveva, e prima aveva nevicato. La terra oramai violentata in tutte le forme, attraverso tagli d'alberi, costruzione di strade etc. fà fatica a mantenere i suoi equilibri. La fauna crepa,l'uomo che si fregia del SAPIENS, fà di tutto e di più,per cui mi sono trovato in un terreno sperduto che non riusciva più a drenare l'acqua in eccesso. L'immagine che allego è fascinosa, pensate alla dama del lago, oppure un Ofelia che da un momento all'altro traspaia dal manto d'acqua e erba...In tutte le cose della natura c'è qualcosa di meraviglioso, soleva ripetere Aristotele. Ricordiamocene.

NATURAE ENIM NON IMPERATUR, NISI PARENDO

Alla natura si comanda solo ubbidendole ( F.Bacon - Novum Organum)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da quel giro, un grappolo d'immagini...è sbagliato se vedete che la nebbia sale,pensare che non è più bel tempo per fare foto.Io fotografo sempre....mi alleno a guardare.Se poi è troppo brutto,freddo...scatto dal finestrino. E' importante tenersi attivi....le belle giornate lasciatele ai fotoamatori, a quelli che vanno a tutte le fiere, che sanno a memoria la composizione delle lenti di quest'obiettivo rispetto al precedente. Lasciateli imbrogliarsi nei loro dati,soffocati dai filtri,chiusi a doppia mandata nelle celle delle loro nuove tecnologie...sono patetici, con mogli annoiate da cui fuggire,con i loro concorsi a cui partecipare, con l'abbonamento ad vitam a tutte le riviste. LA FOTOGRAFIA è UN GESTO NON UN CONCETTO,NON LO SPROLOQUIO DI CHI COPRE CON TERMINOLOGIA TECNICA UN VUOTO COSMICO. LA REALTA ' E LI' CHE CI ASPETTA E CHIEDE SOLO D'ESSER RACCONTATA....INDI.....FUORI DI CASA,SPEGNETE I TELEVISORI,I DVD,I VIDEOGIOCHI E FOTOGRAFATE!!!!

PS. Come potete constare non vi ho abbandonati e.....sono come sempre, vigile,nervosetto e attivo!!!!

postato da albertoterrile 15:34 | commenti

Heracleum blog & web tools