martedì, novembre 30, 2004

Ciò che vedo....il 28 novembre 2004
IN SOLIS SIS TIBI TURBA LOCIS
Dopo le fotografie per una festa vip in riviera,l'incontro con un noto produttore discografico italiano e la consegna a Milano della cover per un disco, son fuggito in montagna a terminare i lavori. Col portatile posso portarmi del lavoro dietro.Alle 16,45 è buio "fitto"come dicono da queste parti ed io per ristorarmi lo sguardo, guardo fuori dalla finestra e vedo la luna piena,le nubi e mi metto in ascolto del vento....
martedì, novembre 23, 2004

Novembre e Dicembre del mio calendario privato, mai editato!!!
PASSERELLA
Stamane mentre correvo a prendere il bus per andare all'Accademia di Belle Arti, sono dovuto passare in mezzo agli ennesimi lavori stradali.Una sorta di grata proteggeva i pedoni dalle mutilate corsie per le auto, il sole era importuno nel suo accecare quanti volessero guardarlo in faccia in questo mattino d'autunno. Mi sentivo malfermo e in prigione in quel corridoio di grate, poi obbligato ad una improbabile passerella in legno ho avuto l'onore come tanti comuni mortali di "sfilare" applaudito non dalla gente ma dalla sua maleducazione : carte di chewing gum,cotone,un preservativo e mozziconi di sigarette. Questa ho pensato è la passerella della gente comune, dell'uomo e della donna di tutti i giorni, dell'impiegato,della signora con le borse della spesa,del pensionato che era uscito per una passeggiata.......
Stamane non potendo fotografare, mi son ripromesso di raccontarvi quest'immagine....anche così nascono certe fotografie...ognuno se le colora o vira nel chiuso della sua mente!!!
venerdì, novembre 19, 2004

Scritture estate 2004
SCRIVERE
....senza scriversi addosso. Spesso la televisione,la radio si sono avventurate all'interno delle vite di artisti cercando di descrivere il processo creativo,seguendo passo passo l'uomo, ma in genere è stato il fallimento perchè per esigenze di spettacolo,per ottimizzare i tempi è stato messo in scena un processo che aveva in sè il falso. Si è scelto un quadro, una composizione musicale già in abbozzo e attorno gli si è costruito lo speciale. Nel 93 RAI 3 in collaborazione col DSE fece una trasmissione con/su me intitolata "Il ritratto in fotografia".Mi si vedeva alle prese con una modella, si assisteva a come la fotografavo...ma era "un playback per la retina" in realtà ripercorrevo innanzi la telecamera quanto avevo fatto 2 giorni prima.Non c'era tempo per seguirmi nello sviluppo e nella stampa. E' ovvio che si finisce per recitare una parte, minimalmente.La trasmissione andò bene, la messa in onda seguì la fascia di quei programmi....la notte fonda e il primo mattino. Venni visto dagli insonni e dalle mamme in procinto alle 7,10 di confezionare la colazione per i loro pargoli. Il Journal invece è realmente fedele al processo di vita, di crescita, ai rancori e agli umori di colui che nel sito ha pubblicato quelle immagini. Non fingo nulla. Mi è stato chiesto di cambiare l'home page perchè avrebbe potuto turbare un direttore conservatore di un centro italiano di cultura all'estero, che poteva promuovere il mio lavoro. La risposta fù:- E' impossibile, non se ne fà nulla. Non vesto di crinolina se è per convenienza, ma perchè lo voglio. In mezzo a tante pose, scusate se mi metto a nudo senza troppi problemi. Ho detto di Hazeltine, ho scritto sull'onda dell'emozione cosa avevo provato ritraendolo, come ho pianto scrivendo della morte di Claudio. Crescere in pubblico,seppur limitato dall'uso della lingua italiana, giacchè nel web vige l'inglese, è un modo per stendere innanzi la superfice luminosa della pagina elettronica il proprio "vivere". Molti se ne sono accorti e mi hanno scritto che è bello essere "in diretta" con ciò che faccio.Gli aficionados del blog sono consci di entrare nel mio vissuto in tempo quasi reale...percorrendo con gli occhi i depositi calcarei che lascia il mio fare. Potete esser tristi con me,felici con me o semplici complici/spettatori di quanto "sento" e vedo. Non è impudico è sincero. In rete c'è chi offre il proprio corpo in webcam dalla nanna al momento del gabinetto,non è questo che mi interessa. Non penso certo di esser Pontormo, ma scrivo tutto quel che posso compatibilmente col tempo a disposizione. Passo dalla camera oscura a stendere il bucato.Faccio un preventivo al telefono ad un cliente e corro a girare una zuppa di cereali mentre nella stanza accanto si lavano 30 stampe fine art. Casa e lavoro sono in continuità, si inseguono. Stampo in camera oscura e ascolto l'Incredible string band sognando THE ECCHOING GREEN di William Blake sperando che il telefono della casa/studio non squilli per non rompere l'incantesimo mentre cerco di tradurre sentimenti attraverso scale di grigi. Il caffè trabocca e si fà sentire per l'odore caramellato che inzacchera la cucina a gas, troppe cose mi richiamano costantemente alla realtà....ma quando fotografo e stampo le mie immagini, quelle libere da committenti vari....lì è il mio prato magico, quello è il luogo dove adoro dimorare......e non immaginate quanto sia difficile sostarvi. La vita del lavoro,delle responsabilità chiama.....e mio malgrado accetto di "rientrare alla base".......come tutti debbo arrivare alla fine del mese!!!!
martedì, novembre 16, 2004

Borgoclub,Genova 12 Novembre 04 - Dave ascolta l'assolo del batterista
DAVE HAZELTINE
Ricordo di aver letto che William Claxton quando inquadrò per la prima volta Chet Baker,il poeta maledetto della tromba,s'accorse d'aver innanzi colui che incarnava la perfetta bellezza,l'angelo con la tromba etc.etc. Venerdì mattina avevo appuntamento con Dave Hazeltine, per dei ritratti per un progetto editoriale multimediale che da mesi stò portando avanti. Non sapevo esattamente chi mi sarei trovato innanzi, le sue immagini pubblicitarie,così come quelle d'altri sono sempre un pò falsate. Arriva,è molto alto,reduce da doccia con i capelli ancora bagnati.Sono bastati pochi minuti,nei quali ho dato sfogo al mio umorismo surreale sorretto dall'' inglese di Benigni in DOWN BY LAW di Jarmusch, per iniziare a lavorare in un clima sereno e complice. Dopo poco PierAndrea Casati, che riprende tutto con la telecamera esclama :- Sei Agent Smith di Matrix!!!Dave non l'ha visto,non gliene frega nulla,vive come molti artisti a stretto contatto con la sua poetica...incosciente quasi verso il resto delle cose,ma è un attimo quello che trascorre prima di interpretare un personaggio che non ha mai visto...qualcosa tra l'altro ben al di là del mio mondo d'immagini...quindi assieme abbiamo giocato con uno stereotipo. La sera mentre lo inquadravo e lui suonava, ho capito che W.Claxton aveva ben compreso che con certe facce si possono fare un sacco di fotografie, quasi le chiamano, ma non è fotogenia...
....ci sono persone che funzionano meglio d'altre per certi autori, Dave Hazeltine è per mè una di queste. Grande pianista, grande tocco....un sacco di divertimento!!!
Per approfondire http://www.davidhazeltine.com/

Tunnel 16-11-04
giovedì, novembre 11, 2004

In cammino Agosto 2003
ARTE CONTEMPORANEA ED ALTRE STORIE
Ieri per telefono ho dovuto dare delle informazioni circa la mostra di Carrara "DISEGNARE IL MARMO" affinchè venissero pubblicate sul sito del MENTELOCALE. La mia interlocutrice,mi rivolgeva varie questioni alle quali ho risposto esaurientemente. Ad un certo punto ha osservato che nella mostra c'erano pochi fotografi rispetto agli altri artisti. Ha poi puntualizzato che per lei la Fotografia è una forma d'Arte. Qui mediamente io mi accaloro....in Italia,puntualizzo. Se il nostro paese brilla per il debito pubblico,per l'incapacità dei nostri governi e per mille altre questioni che danneggiano un range vastissimo di popolazione (coloro che non sono "ricchi"), debbo dire che sul territorio dell' ARTE CONTEMPORANEA non stiamo meglio. Vivo sulla mia pelle una questione che altrove è stata risolta da lungo tempo. Qui da noi in Italia, esiste ancora tanta gente, specie tra gli addetti ai lavori che non sà dove collocare un'immagine realizzata con l'apparecchio fotografico. Ovvio che la colpa è spesso di chi ha costruito il ghetto, spesso gli stessi fotografi, autori fotografi vorrei puntualizzare. Esiste un sottobosco che pratico con le pinze che è quello che crea questa separazione. I circoli fotografici ad esempio dove spesso si parla in codice : ISO,ASA,DIN,etc etc) li considero e non sono il solo , le metastasi della fotografia. I critici che si occupano dello specifico fotografico sono invece gli oncologi che sbagliano la terapia, i fotografi....beh...coloro che si definiscon tali sono malati terminali per scelta. Perchè immagini così forti?Parole così dure? Perchè vivo sulla mia pelle queste stupide separazioni,perchè resto sgomento quando scopro di esser stato estromesso da una mostra sul ritratto nell'Arte Contemporanea ( attenti a dir che non è vero...perchè ho il nome di chi ha udito testuali parole...)con la motivazione : - Sì....ma Terrile è un fotografo.....
Man Ray diceva :- fotografo ciò che non posso dipingere e dipingo ciò che non posso fotografare. Man Ray per quanti fossero digiuni di Storia dell'Arte, agiva negli anni 20... ma credo che nessun critico si sia mai posto il problema circa dove collocarlo. L'immagine che pubblico in testa allo scritto, immagine analogica scattata con la solita Hasselblad da sempre avrebbe la stessa forza fosse un dipinto?Farebbe lo stesso effetto???
Ed ora parlo al critico, al conservatore di museo, agli esperti del contemporaneo, se è 30 x 30 cm è una foto da galleria fotografica, e se la faccio 30 metri x 30 e la metto in un parco di un museo vicino ad una strada è un opera d'Arte??? Ci rendiamo conto che non stò scherzando....ho nomi,fatti veri alla mano. Bussai ad una galleria milanese nel 93 e mostrai i primi Angeli....il commento fù :- Belle foto...ma si rivolga a PHOTOLOGY perchè noi facciamo Arte contemporanea ( pochi anni dopo, la stessa galleria che mi mandò......."altrove" fece una retrospettiva di ARAKI). Quando esposi al Petit Palais di Avignone, il problema non esisteva...era interessante veder dialogare l'Angelo contemporaneo con quelli medioevali della collezione,prevalentemente italiani.
Perchè sempre queste categorizzazioni?Io dipingevo una volta, ho anche esposto,ero molto giovane,acerbo. Poi presi coscienza che ero arrivato ad un capolinea. Con la pittura non riuscivo a dire ciò che volevo o forse non ne ero in grado. Erano gli anni della Transavanguardia di Achille Bonito Oliva, la pittura ritornava prepotentemente sulla scena, ma io non riuscivo nel mio intento. Scelsi un altro mezzo e apriti cielo!!!! Hai abbandonato i pennelli?La materia? Una roba così tecnica e meccanica la foto???
Allora, in primis non volevo divenire l'ennesimo pittore dozzinale, troppi ne avevo incontrati,conosciuti negli anni della formazione.In seconda istanza capivo che come avrei operato sarebbe stata vera pittura con la luce. Vorrei che questi maitre a penser dell'Arte prendessero un mio negativo e lo portassero dal loro laboratorio di fiducia chiedendone una copia. Si sentirebbero dire :- Ma è troppo contrastato, è sovraesposto...è sbagliato!!!
Allora sappiate, ma non voi che mi leggete con costanza e siete tanti, che la questione è grave nel 2004. Pensare ancora queste cose....stò esponendo in un museo in Finlandia in questo momento...e sono a Carrara con un'altra cosa...eppure ancor oggi faccio fatica a venire collocato. Il problema non è mio....io vado avanti, ma di quanti ancora si "masturbano cerebralmente con queste sciocche categorizzazioni". L'arte contemporanea soffre una grave crisi....e se non è seduttiva, la colpa non è solo di chi la fà....ma di chi la promuove, di chi nè scrive enfatizzando con parole certi vuoti, che però fanno business...vanno in giro bene e muovono capitali.
A poco vale mettere un pò di musica nei musei, nelle gallerie,far caffeterie ed altro.....le opere...quelle servono,quelle seducono, ma è come per la musica...ciò che passa alle radio, a MTV è robaccia, le cose doc viaggiano per altre vie...idem per l'Arte....la strada è lunga, val la pena di percorrerla, ostinandosi....anche se ci tagliano le gambe.... ciò che conta è il cuore.. e la capacità di parlare alla coscienza di chi guarda!!!
mercoledì, novembre 10, 2004

bozza per una copertina di libro 2004
HERO
Un'altro film, così come un'altro disco, un'altro libro che mette in scena una perfezione formale,così perfetta da annoiare a morte.La storia???Le bamboline russe dell'archetipo made in Japan... Perchè ho detto disco e libro? Perchè molto di quanto oggi si produce,seppur io non possa testare tutto,ovviamente, spesso è senz'anima.E' solo un gioco di stile....manierismo delle tecnologie digitali, vuoto poetico e incapacità conseguente di prender per mano il fruitore di qualsivoglia opera e condurlo per mano nelle lande del fantastico. La tecnologia non è cattiva, facciamone buon uso,mettiamola al servizio della poesia. Troppa tecnologia oggi non fà altro che "lo spettacolo della comunicazione", quella banale, inutile che non resterà nel cuore e sosterà pochi nanosecondi sulle nostre retine......
IL MIO ANTIDOTO ATTUALE: rileggo I canti dell'innocenza e dell Esperienza di William Blake ( se un editore lo desiderasse farei un bellissimo lavoro sul tema....tavole fotografiche...)
lunedì, novembre 08, 2004
![]()
SET AND SETTING
ITINERARI POSSIBILI
Aldous Huxley : Le porte della Percezione
Ernst Junger : Il trattato del ribelle
Jack Kerouac : Visioni di Gerard
Peter Handke :Il mondo interno dell'esterno dell'interno
Philiph Roth : La leggenda del Santo bevitore
R.L.Stevenson : La vera storia del dott Jekyll e Mr Hyde
Terence McKenna : Il nutrimento degli dei
Thomas Merton :Pensieri nella solitudine
Charles Bucowsky : Il capitano è fuori a pranzo
Hervè Guibert : All'amico che non mi ha salvato la vita

ESPLODERE DI RICORDI
….oggi il tempo è terso, giorno perfetto per esplodere di ricordi.
Il detonatore è a pochi centimetri dal cuore, non ho bisogno di speciali strumenti di diagnostica per sostenerlo, lo so .
Percorro il solito tragitto ma su questo opero una deviazione che da almeno 4 anni escludevo. Lo faccio sapendo che troverò qualcosa di cambiato, qualcosa che potrebbe contrastare la delicatezza del mio ricordo.
Un campo da bocce seziona ora lo spazio già non vasto di per sé di un giardino per bambini. Lì ho trascorso molto tempo con la mia bicicletta. Oggi gli anziani sono più dei bimbi. Oggi i bambini sono più attratti dal fascino dei pixel che dalle gemme in primavera. Giusto quindi che tornino a giocare gli anziani, con le loro bocce, vegliati da grandi alberi.
Se riusciamo ad invecchiare senza morire giovani quel campo da bocce avrà una ragion d’essere, altrimenti, e questo oggi lo sappiamo tutti, diverrà un parcheggio asfaltato.
domenica, novembre 07, 2004

SONO COME SONO
Il titolo è funzionale a quanto andrò a scrivere. Ovviamente non è da intendersi come assoluto, ma come "sono così" in questo momento...comunque in crescita, in evoluzione, mai fermo. Desidero puntualizzare alcune cose. La prima è che questo blog è stato creato come un Journal, un diario che è leggibile anche a parte, ma è inutile senza esser passati prima dal mio sito www.albertoterrile.it . Scrivere e crescere in pubblico pubblicando le proprie cose non è un gesto esibizionistico, è uno strumento in più per quanti desiderano conoscere chi sono, come ragiono al di là di quanto pubblico attraverso le immagini in qualità di autore. Attraverso questa sorta di confessione pubblica prendo atto delle mie emozioni, dei rancori.Vedo le falle del mio bastimento e sento quando mi faccio ciurma che prova l'ammutinamento. Non mento perchè non ne sono capace. Non mento perchè lo trovo inutile e soprattutto perchè farei del male alle opere che realizzo, che si troverebbero affiancate, commentate da parole, attraversate da pensieri che sono presi a prestito da altri. Tutto ciò che scrivo è mio, quando uso altre fonti le cito. Idem se desidero che i fruitori possano approfondire un argomento con un sito web di mia conoscenza.
Mi mancano molto i commenti in calce alle mie cose....non scrivete quasi mai...fatelo, sarete visibili, potrete mantenere l'anonimato e contribuire dialetticamente al mio pensiero.
In genere la gente preferisce scrivermi personalmente, e a questo proposito vi offro tre tipologie di intervento nei confronti delle mie immagini e dei contenuti. Lascerò anonimi ovviamente, nel rispetto della privacy i nomi.
1)Ogni tanto vado a vedere le novità del tuo sito. Non ci crederai ma è
veramente distensivo. Una fuga per la mente nella quotidianità lavorativa!!!
continua così. ci sono veramente pochissimi posti, specialmente in internet,
dove si ha ancora voglia di guardare e di leggere!!!
2)Poi, mi torna in mente una filastrocca che mi raccontava un amico inglese e che, in definitiva, racchiude in sè la mia idea di angelo - l'ambigiutà degli angeli.
...At night the angels fear to dream
for dreams may say what could have been,
or is to pass, or may never be.
And truth can hurt so cruelly.
And so instead they live divine,
too blind to see that they are blind.
But if they stopped to break the spell
they would find their heaven their hell.
3)Every man lies, but give him a mask and he will be sincere
Oscar Wilde
Gentile Alberto Terrile,
contemplo con soddisfazione le sue manifestazioni d'arte. Sono belle, e questo ritengo che prevalga a qualsiasi intenzione di incensarla con aggettivi e metafore e parallelismi.
Tuttavia la ragione che mi ha spinto a scriverle è altra. Non la conosco personalmente ma passeggiando per il suo elegante sito web ho trovato un aspetto della sua persona che mi incuriosisce. Quello che proverò a spiegare adesso mi pare che sia ben espresso dall'aforisma di Wilde che ho scelto come incipit di questa corrispondenza. Sia chiaro, la ragione di questa mia impertinenza non è quella fine a se stessa di entrare nel suo privato per intromettermi in una insulsa pseudo-psicanalisi. Ritengo invece che la sua intera produzione sia caratterizzata da una interferenza o alone che dir si voglia che si lega a quanto vado a sottoporle.
Traggo dalle FAQ alcuni suoi estratti:
"Volontà e Visione sono i componenti delle mie immagini. Volontà di essere anziché apparire e dare forma all'essenza delle cose".
"Asia Argento sedicenne mi chiese cosa volevo che facesse per "quella foto".
"Quale è il mio scopo? Solo restituire quello che mi è stato dato".
"Sono sempre stato molto solo, anche in compagnia."
Passo alla mia riflessione. Da quanto sopra, emerge una contraddizione. Non so quanto essa sia celata o meno. Inconscia o meno. Difatti a fronte del suo asserito nascondimento funzionale a lasciare libero l'oggetto o il soggetto ritratto lei fa molto di più. C'è una forma pervasa di compiacimento. Di pretesa e consapevolezza di generare un timore riverenziale nella sua scena immortalata che ne fa di essa un'opera d'arte mortale. Le sue rappresentazioni hanno l'impeto del volo di un Icaro che vicino al sole, inevitabilmente cade. E qui vengo al punto: lei irradia la sua produzione compromettendola con la cera disciolta. Peggio ancora: quella cera ha il peccato della menzogna. Si finge sole dietro impenetrabili nubi tali da poter consentire il volo immortale alle sue creazioni d'arte quando invece, una volta che esse hanno tutto l'ardire di uno stormo verso l'orizzonte dell'Arte, ecco che appare il sole fino ad accecare lo stormo per farlo ripiegare verso un riparo più sicuro ma, ahimé, mortale.
Questo penso che sia il suo limite.
Cosa mi permetto di suggerirle per fare il Salto di Qualità? O dichiari la sua presenza irrinunciabile nell'empireo, scevro da nembi, oppure, e questo sarebbe un gesto straordinario, abbia davvero l'ardire di nascondersi dietro i nembi dell'Arte. Accettando di separarsi definitivamente dalle creazioni straordinarie che lei è in grado di fare. Come una madre che si faccia una buona ragione di lasciare che il figlio abbia vita separata da lei.
Con affetto
Un ammiratore che si augura di diventare un Ammiratore
A quest'ultima ho scelto di dare questa risposta:
Grazie,
con questa maschera mi affaccio al palcoscenico del mondo e provo a dire la mia verità che è contradditoria.Sono consapevole dell'incapacità a separarmi da oggetti d'affezione,ricordi veri ed immaginati .... ovviamente quanto faccio,vivo è dato emozionale, assolutamente umano però mai è calcolo, mai strategia.....
Attraverso il mondo dell'Arte Contemporanea con discrezione e non sono quasi mai dove si fanno i giochi che contano...., Carrara è stato solo un modo per parlare con uno spirito affine al mio mondo di cui taccio il nome. Talvolta vorrei domandare ai miei interlocutori : scendiamo dai sentieri delle parole e mostratemi per cortesia come è fatto ciò che da mè vorreste.....forse è solo di un'immagine che ho bisogno, forse è solo un'immagine quel che cerco....che non trovo anche se altri pensano il contrario.
a.t.
In effetti da parecchi anni incontro persone che mi dicono : dovresti fare così....oppure "perchè non provi a cambiare questa cosa" Alejandro Jodorowsky mi disse :- belli gli Angeli....ma perchè sempre verso l'alto e perpendicolari al suolo? Perchè non provi a farli paralleli al suolo???
A volte sono in grado di rispondere, altre nò...c'è molta inconsapevolezza nel mio essere "umano". Sò cosa è l'ispirazione, perlomeno credo di saperlo e così ne dico :
L’ispirazione, l’idea che già dimorava
L’ Ispirazione è il momento magico nel quale, parole, suoni e immagini si propongono da sole, palesando la loro natura, chiedendo a colui che è stato scelto di portarle alla luce.
Se fiori ed alberi debbono essere osservati e capiti perché ci si possa fare un’ idea del ciclo vitale, allo stesso modo prestiamo ascolto al marmo che già conteneva quell’ immagine che chiameremo statua. E’ il legno che suggerisce all’intagliatore il soggetto che sarà bassorilevo . La canzone è nell’aria pronta ad essere trattenuta in un’immaginaria rete per farfalle .”il gesto “ abita già il corpo che lo andrà ad sottendere.
Artisti, Poeti, Compositori, danzatori, sono solo alcuni dei nomi che l’uomo ha scelto per dividere in categorie delle persone in realtà non così simili, delle entità accomunate però dalla loro funzione di “antenne”. Questi soggetti sono selezionati per delle ben precise caratteristiche al fine di divenire gli indotti di una forza creatrice d’origine divina.
La cosa che invece mi fà realmente INCAZZARE è nel lavoro commerciale....provo a spiegarmi...
Il fatto che io ami il mio lavoro, lo faccia con passione e dedichi le mie energie e risorse alla creatività, non autorizza assolutamente le persone ad aprofittare di mè chiedendomi un ‘impegno che và ben oltre il consentito, solo perché non hanno assolutamente chiaro ciò che hanno in testa. Il committente non sa cosa vuole, te lo chiede perché “tu sei un’artista….e chissa cosa mi farai” poi una volta di fronte al manufatto, alla cosa visibile e tangibile, innanzi all’oggetto foto comincia a dire che forse “se spostavamo tutto un po’ a destra……”. E’ un luogo comune ma molti, non tutti per carità, essendo carenti di “fantasia”, “ingegno”, “creatività” usano con la scusa del denaro volto a corrisponderti, te e il tuo cervello per risolvergli i problemi aziendali, o altro ancora. Ho visto persone sedute nelle loro comode poltrone guardare con sufficienza il frutto di tanto peregrinare alla ricerca della buona immagine. Sapete cosa c’è dietro a quella frazione di secondo per metter in scena la trasformazione della realtà?Sapete che un artista dà forma, e nella migliore delle ipotesi pure contenuto a ciò che non esiste? Perché essere così meschini e supponenti da pensare, ma solo una volta innanzi all’altrui risultato, di avere l’autorizzazione a cambiare un aspetto del mondo che vi viene presentato? E’ così importante la tua mozzarella,il tuo ente promotore,la tua vergogna che indossa un partito?
Scusatemi ma SONO COME SONO, potete smettere di leggermi,potete dirmi che sono troppo autoreferente, come avete fatto (....ma questo non è un diario???) Eppoi ricordate che di mestiere faccio il fotografo, per amore l'Artista....e diciamocelo, non sono uno scrittore...ma mi piace scrivere, tengo questo DIARIO senza farvelo subire in uno di quei contenitori di PORNOGRAFIA CULTURALE gestiti dai Costanzo,dalle De Filippi e quanto di orrido il Contemporaneo propone quotidianamente!!!! Ancora un anno e l'espressione "GRANDE FRATELLO" non apparterrà più all'Orwell di 1984 ma agli imbecilli che vivono il loro vuoto esistenziale,la loro ignoranza etica e grammaticale innanzi le telecamere. Giacchè hanno fatto di tutto ma il programma continua da anni propongo un gesto estremo per il prossimo casting "UN TOSSICOMANE" che si sveli innanzi le camere facendosi un bel buco davanti all'Italia.....questa è forse l'unica cosa che realmente non sarà tollerabile viste le posizioni del nostro attuale governo.....buona domenica a tutti!!!!
venerdì, novembre 05, 2004

Margherita con i Fiori Agosto 2004
PER CLAUDIO F.
Attraverso un sms vengo informato che il mio amico Claudio F. è morto ieri.Il cancro al pancreas ha vinto su di lui. Era un gigante buono,una massa di muscoli che potevano essere fatali a chiunque avesse dovuto misurarsi con lui. Adorava presentarsi come una sorta di Maciste da film muto,inventava storie che non stavano nè in cielo nè in terra, ed ora in cielo c'è stato proiettato dal suo grandissimo cuore. Era capace di gesti inaspettati, di tenerezze inaudite che mascherava col machismo più sfrenato, con dei comportamenti esteriori che gli creavano quell'aurea di "spaccacatene" nomignolo che nella versione genovese gli era stato affibbiato. Quando in palestra vide che un tipo mi infastidiva e derideva, gli bussò sulla spalla e disse :- Lascialo stare, perchè non te la prendi con me...coglione???Non ci fù un seguito perchè sapeva imporsi con il suo aspetto, con uno sguardo che minacciava terremoti, ma non avrebbe fatto male ad una mosca. Poche notti fà l'ho sognato....il suo corpo non esisteva più, era restata la testa il resto era sangue...lo guardai negli occhi e gli dissi :- TI VOGLIO BENE....al mattino mi prefissi di chiamarlo sul cellulare, ma non lo feci....ora non potrò sapere se sarei riuscito ancora a parlargli. Scrivo queste righe per lui, perchè gli ho voluto bene e gliene voglio, perchè sò che non lo potrò più vedere qui in terra, ma sò che esiste e stà bene, ha passato la porta in fondo al corridoio. E' stato a suo modo un mio Angelo, anche se non l'ho mai fotografato nella mia serie....forse perchè non era una RAPPRESENTAZIONE, ma un'INCARNAZIONE di Angelo.
Gli dedico Margherita che gli porge un fiore, è una delle stampe che ho potuto fare giorni fà....c'è l'innocenza di una bimba, il candore di un gesto semplice, il mio ricordo............
mercoledì, novembre 03, 2004
TUTTO SUI MIEI ANGELI
Per comodità, giacchè continuo a ricevere delle mail di persone affascinate dal lavoro sul tema dell'ANGELO ecco i due testi ufficiali.Una lettura critica di terzi è accettata, ma qui son io che parlo nel 98 e nel 2002, conseguentemente sono scritti attendibili.....anche se nella creazione c'è sempre qualcosa di indicibile....
"SACRA CONVERSAZIONE" dal Catalogo Sous le signe de L'Ange 1998 ed.Petit Palais
Una discussione tra Enrichetta Buchli; psicoanalista e professoressa all’Istituto dello spettacolo, Università di Milano e Alberto Terrile; artista/fotografo.
E.BUCHLI: Come, da che cosa ti è venuto in mente, da che cosa nasce questa …chiamiamola pure ispirazione di fare foto, di fotografare gli angeli?
A.TERRILE: …non è semplice ricordare come nasce un’idea, piuttosto "dove nasce" e in quale contesto emotivo, perché è un po’ come …se pensieri, suoni, immagini, odori, che ben inteso sono frutto del mio vissuto, decidessero autonomamente dal mio volere, dalle mie esigenze, di presentarsi ancora una volta, ritagliandosi così un posto di primordine, divenendo "elementi di ispirazione".
Sin da bambino lasciavo che pensieri ed altro attraversassero la mia mente, amavo perdermi nelle idee e nelle cose, in una sorta di tempo sospeso, con la testa fra le nuvole, puntualmente rimarcato dagli insegnanti, questo atteggiamento era in nuce l’aspetto poetico con cui ci si dovrebbe rivolgere verso le "cose della vita, le cose dell’arte "…comunque ho da sempre assecondato una certa "visione" in modo quasi sciamanico, una sorta di trance, laddove seguendo una spinta che è pura energia, velocissimo vado a realizzare qualcosa che io stesso ho difficoltà a "leggere" per ciò che realmente è e rappresenta …vorrei dire che spesso ho bisogno di tempo per comprendere i segni e i simboli costituenti lo spazio, l’immagine. Il lavoro sugli Angeli non si sottrae a quest’ordine; difatti già nel 1991 avevo realizzato delle immagini "di sospensione" che alludevano e preludevano a ciò che solo due anni più tardi mi sarebbe stato chiaro. Arriviamo quindi al 1993. In quel tempo vivevo a Parigi, ricordo una sera di temporale, che mi costrinse a riparare in una brasserie di rue Lepic, lì bevendo un caffè annotai su un taccuino, che avevo sempre con me, una frase: "Le forme simboliche vuote ricevono l’immaginario delle masse. Preferisco abitare alla periferia del sistema nella quotidiana sospensione tra il Paradiso e l’Inferno d’ogni mia giornata"…………………
Testimoniavo della mia volontà di non "appartenere" a qualcosa/qualcuno per sentirmi parte di un ingranaggio che livella e omologa: il contesto sociale cultural/politico, (potendo, talvolta eviterei persino mè stesso…). I due poli, limiti: Paradiso e Inferno, venivano intesi come "stati dell’essere" come "condizioni" non come luoghi figurati ai quali per contraltare offrivo il concetto di "sospensione": uno stato che rifiuta "i piedi per terra" e che è ancora incerto se perdersi tra le nubi seguendo una corrente ascensionale.
…..in effetti la figura dell’Angelo è da sempre presente nella cultura occidentale: In India con i Deva, in Arabia i djinn, in Israele ne troviamo tantissimi tutti indagati nella Qabbalah, e soprattutto tra i protestanti presso i quali l’arte più importante è il cinema, ed ecco sfilare: Chaplin, Disney, Lubitsch, F. Capra per arrivare poi a Wenders che li presenta come esseri che vivono l’imperfezione degli uomini come "mancanza", con un profondo senso di nostalgia, Angeli che aspirano a diventare uomini, per questo si incarnano. Il cinema ha però una sintassi che permette un maggior coinvolgimento dei sensi e attingendo a piene mani dal montaggio permette forme di rappresentazione più raffinate e al contempo significanti.
E.BUCHLI: Il cinema ha la possibilità del montaggio e ha affrontato il tema con più agilità tant’è che in molti film dall’inizio della cinematografia ….dal famoso "Monello" di C. Chaplin, troviamo apparizioni angeliche realizzate con effetti speciali o grazie a tutta una serie di accorgimenti tecnici. La fotografia non ha mai rappresentato angeli nella modalità tua, cioè come personaggi senza orpelli, senza elementi allegorici. E’ una sfida quella delle tue foto, perché l’Angelo è invisibile e la foto riprende il visibile. Dunque riprendere l’invisibile che appare nella pellicola in carne ed ossa e pur avendo tutte le fattezze corporee riesce a rendere "L’idea dell’invisibile". Questa è una sfida particolare, originale e direi riuscita nel tuo lavoro in modo assolutamente completo, per non dire perfetto. Nelle tue immagini si realizza qualcosa di veramente eccezionale, ciò che definirei una sorta di unione tra significante e significato….è portare al massimo livello le possibilità tecniche della macchina fotografica, in modo da riuscire a fermare il tempo e a rappresentare l’istante. E qualcosa che nel nostro flusso percettivo non viviamo, non vediamo: portare alle estreme conseguenze le possibilità di questa tecnica vuol dire contemporaneamente riuscire a rappresentare il significato centrale della simbologia angelica, "L’Eterno".
A.TERRILE: è vero! L’uso del mezzo fotografico da parte mia è "strumentale" e al contempo implica una riflessione sullo stesso, parli di "sfida" quando alludi alle mie rappresentazioni…..e aggiungerei che c’è l’amore per il paradosso giacché "L’immagine fotografica non può prescindere dal reale", nel contempo però attraverso l’occhio e il patrimonio sensibile dell’autore, opera una trasformazione della realtà. Con la coscienza di ciò rivolgo la mia attenzione verso un soggetto che per antonomasia viene definito Aereo, etereo, incorporeo, spirituale…che dell’umano conserva le sembianze. Queste figure sospese sono il prodotto dell’equazione Tempo/Luce, che mi permette di fissare ed offrire allo sguardo la mia rappresentazione di quelle creature che come dice Rilke, hanno già realizzato la trasformazione del visibile nell’invisibile cui tutti noi tendiamo.
E.BUCHLI: Anche Wenders ha fatto un operazione analoga; nel "Cielo sopra Berlino", e in "Così lontano così vicino" il mezzo cinematografico è stato rappresentato come il mezzo angelico, in modo diverso perché si tratta non di istanti ma si tratta di collegamenti di fotogrammi, l’autore ha voluto far vedere come la stessa macchina da presa può mostrare quello che nella tradizione filosofica e teologica era stata attribuita alla visione angelica. Vediamo nel "Cielo sopra Berlino" gli angeli che passano attraverso i muri superando le barriere della materia, che balzano fulminei da uno spazio all’altro, che odono voci lontane: questo è possibile perché il montaggio cinematografico ha questa capacità ellittica. Tu usi in questo modo la tua macchina fotografica, mostri come è possibile immortalare l’attimo e in questa esperienza della visualizzazione dell’istante, c’è il passaggio a qualche cosa che è possibile definire come eterno. Teologicamente o no, non ha importanza giacché nell’arte l’eterno esiste. Questo mi sembra estremamente interessante. Come la macchina da presa anche la tua macchina fotografica può superare le barriere della Fisicità. Noi vediamo dei corpi che si sollevano da terra come se si sprigionasse una forza dal basso verso l’alto, le persone sembrano sollevarsi in alto, come se ci fosse una forza contraria alla gravità. E’ come se nell’immagine fotografica si potesse impressionare ciò che non è fotografabile quel mondo che non appare appunto, agli occhi di chi è incarnato nello spazio e nel tempo. L’incisività di quest’operazione risiede nel fatto che come ogni opera d’arte, ogni opera simbolica, condensa nella forma estetica significati metaforici, spirituali ma anche propriamente filosofici. Il tema della percezione corporea del nostro modo di orientarci nel mondo vincolati allo spazio, al tempo è stato il grande tema centrale di tutta la fenomenologia e di tutta la filosofia del novecento. Le tue immagini non possono non far pensare a Husserl, a Merleau-Ponty allo stesso Heidegger di "Sentieri Interrotti": il momento per esempio dell’ indicazione, dell’indice puntato in alto è il momento dello "svelarsi" nell’attimo di mondi che normalmente sono interdetti al nostro sguardo ancorato a terra. Peter Handke nello script del "Cielo sopra Berlino" fa dire al vecchio poeta: "ci sono colli nascosti anche a Berlino nessuno più guarda in alto, ci sono anfratti, ci sono cose che non si vedono ma che il poeta vede e anche il bambino vede". Nessuno guarda più il cielo nessuno guarda più queste zone questi interstizi, questi momenti di rottura rispetto al continuum della percezione, che sono i momenti proprio della apparizione, dell’ispirazione, del disvelamento. Continua il poeta, "se ognuno vedesse queste cose non ci sarebbero più massacri né guerre.". Questo è un altro importantissimo punto della questione: il legame tra un certo occhio, tra una certa coscienza della simbolicità, un certo spirito creativo e poetico e l’etica la morale la pace. Ecco, chi vede questi interstizi, chi vede le cose che normalmente non si vedono è una persona che non è interessata alla competizione, al massacro, alla prevaricazione. Tornando al discorso sull’istante, c’è una frase di Wenders che riguarda le Polaroid nel testo pubblicato in Italia dal titolo "Una Volta"…."e tutto appare sempre e soltanto una volta, e di quell’una volta la foto fa poi un sempre" oppure quest’altra frase che bene si applica alle tue immagini: "ogni foto è una rievocazione della nostra mortalità, ogni foto tratta della vita e della morte, ogni foto ha un aura di sacralità, ogni foto è più dello sguardo di un uomo è superiore alle capacità del suo fotografo, ogni foto è anche un aspetto della creazione al di fuori del tempo da una visuale divina" . Ecco direi che questo uomo che dalle tue foto si solleva da terra potrebbe anche essere quello che i medioevali pensavano dell’essenza umana, cioè potrebbe essere un uomo visto subspecieaeternitatis, l’uomo visto da una visuale divina, di un divino che noi abbiamo dentro e che ovviamente il mondo di oggi, il quotidiano e tutta una vasta serie di condizionamenti ci impediscono di vedere.
A.TERRILE: …..sollevarsi dal suolo, scegliere di guardare le cose dall’alto, prendere distanza dal quotidiano, è una sorta di terapia per evitare quel male comune di vite prive di intenzionalità, che recano in seno il deserto emozionale che vivono ogni esperienza in modo freddo e arido…..persone che nell’atrofia del pensiero e dei desideri, continuano a fingere di "essere" loro malgrado. "Senza dubbio il nostro tempo preferisce l’immagine alla cosa la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere. Per esso sacra è solo l’illusione, ma ciò che è profano è la verità" questo stralcio di Feuerbach ha accompagnato certe mie riflessioni adolescenziali sulle "pose" sull’atteggiarsi ad interpretare un ruolo che non ci appartiene, sulle posture con le quali perpetuiamo l’inganno (di noi stessi e degli altri); a queste manifestazioni dell’essere opponevo il mondo delle idee, i sogni ad occhi aperti, le "visioni" che perseguivo con tutti i mezzi a mia disposizione, e idealmente sentivo familiare e vicina la figura di Mary Poppins, l’eroina scaturita dalla penna di Pamela Travers, la governante portata dal vento dell’est che riparte col vento dell’ovest, è stato quindi quasi "biologico" che nel Febbraio 1996 a Venezia assieme a Carolyn Carlson riportassi in evidenza (nel rispetto delle rispettive poetiche) la governante che ha i piedi sospesi per aria (vedi immagine a catalogo N.D.T.).
Quando difendo "l’immaginazione", penso a quel patrimonio che ogni bambino possiede come eredità naturale, che troppo spesso "i grandi" rimproverano o trascurano ………..come in Germinal di George Russel dove l’autore immaginò un bambino che gioca nel crepuscolo, quel magico momento tra il giorno e la notte e i grandi lo chiamano, strappandolo al suo sogno. Il bambino sa che è nello spiraglio che c’è tra due opposti: il giorno e la notte, il si e il no, il qua e il là che la realtà si svela.
Gran parte del mio lavoro fa riferimento ad emozioni e stupori legati alla mia all’adolescenza, momenti fondanti per la costruzione di un identità che le regole e i condizionamenti tendono a uniformare….i bambini sono liberi, o perlomeno avvertono di poterlo essere, e nel contempo detengono già l’adulto che saranno, se lasciati liberi di assecondare entusiasmi e curiosità potranno di diritto arrogarsi nel futuro la qualifica di esseri umani, non di cloni dei loro genitori o elementi di rivincita per gli stessi: esseri che colmano le lacune, i desideri inappagati…….
E.BUCHLI: Qui hai toccato l’argomento cui accennavo prima la questione dei piedi per terra, o di avere la testa fra le nuvole, o come diceva il poeta di P. Handke di guardare in cielo. E’ una questione di estrema importanza sulla quale si sono dibattuti i filosofi, antropologi, psicologi e teologi. L’uomo moderno, da Cartesio in poi ha perso le ali, le ali della fantasia. L’essere con la testa fra le nuvole non vive nell’irrazionale o nella follia, ma abita i luoghi dell’immaginario. Fortunatamente la filosofia del ‘900 e ritorno a citare Sartre, Merleau-Ponty, alcuni pensatori della psicologia analitica come Jung, antropologi come Bateson, anche i neurofisiologi hanno compreso che sia che si parli dell’emisfero destro o sinistro del cervello l’uomo non può vivere di sola ragione è amputato se non vive anche fra le nuvole. Cosa sono le nuvole? Sono le dimensioni dell’immaginario, della fantasia e dell’intuizione. Purtroppo abbiamo ereditato un razionalismo che fa tutt’uno con il materialismo per cui è reale solo ciò che è misurabile, quantificabile, percepibile. Questo è il dictat di Cartesio che in qualche modo ha spaccato l’anima dell’uomo dell’occidente l’uomo è diventato una "res extensa" da una parte e una "parte pensante" dall’altra. Via via a questa parte pensante si è data sempre meno importanza e di questa parte pensante si è in qualche maniera persa la mappa. L’uomo comune ha perso le mappe di questa dimensione, di questa realtà che pur è reale anche se non si vede. Sartre parla dell’immaginazione come luogo della "Assenza" in qualche modo l’immagine non è reale perché non è visibile, perché non pesa, perché non è quantificabile. Ma la filosofia del ‘900, ha fatto capire come questa non realtà è ciò che in realtà organizza la nostra percezione della realtà, se noi non avessimo la CAPACITÀ IMMAGINALE di collegare i diversi spazi, i diversi tempi e le diverse percezioni, non potremmo percepire e orientarci nella realtà. Se noi non avessimo dei progetti e quindi non sapessimo prefigurarci il domani, se noi non potessimo immaginarci un futuro fermeremmo la nostra vita.
Questo è quello che a livello patologico e psichiatrico capita nelle forti depressioni: chi si immobilizza perché non vuole più vivere, è perché non riesce più a immaginare un futuro diverso da quello presente. Dunque non riesce a sollevarsi da terra, Jung sostiene che questa capacità era molto attiva nei popoli cosiddetti primitivi, comunque nelle culture di tipo sciamanico. Jung spiega l’intuizione con questa metafora: se un uomo di una certa tribù non fosse stato in grado nella jungla di salire sull’albero più alto e di vedere le cose dall’alto non avrebbe potuto sopravvivere. Riuscire a vedere le cose dall’alto, riuscire a staccarsi dalla realtà, a volare, a sollevarsi da terra è una condizione antropobiologica, una condizione che mette in grado l’essere umano di vivere e di continuare una strada.
…….a proposito di Peter Handke mi viene in mente, in riferimento alle tue immagini e ad accenni che avevo fatto prima al: " Viandante "……l’autore dice che la condizione per percorrere una strada consiste nella possibilità di sollevarsi da questa strada. E’ come essere nella strada e nello stesso tempo poter non esserci completamente, del tutto. Questo è il paradosso, la sfida che riguarda tutti gli uomini, che se ne rendono conto o meno. Guardando i tuoi Angeli mi viene in mente ciò che dice Husserl sul vero filosofo colui che deve mettere il mondo fra parentesi la famosa epoché trascendentale deve sospendere il giudizio. Non che debba annullare o negare, semplicemente "sospendere" dunque smettere di avere i piedi per terra. Senza questa sospensione non possiamo conoscere la verità perché vediamo troppo da vicino, siamo troppo coinvolti, siamo troppo condizionati dai nostri desideri, non possiamo capire e comprendere come stanno le cose. "Proiettiamo", si dice in psicanalisi, "travisiamo", mettiamo davanti alle cose i nostri desideri, mettiamo le nostre immagini, questa volta però inconsce e inconsapevoli.
Dunque è la condizione del filosofo che a sua volta è la metafora di quello che ogni essere umano dovrebbe essere chiamato a essere prima o poi nel corso della sua esistenza, colui che sospende il giudizio, il giudizio; nel senso di "pregiudizio".
A.TERRILE: ……..ripensando un’immagine archetipo per il mio lavoro, oltre alla succitata Mary Poppins, sceglierei "Le Therapeute" del 1937 di Rene Magritte e l’accompagnerei volentieri con uno stralcio del saggio di D. H. Lawrence sull’opera del poeta Walt Whitman………………………
"Non il cielo. Non il Paradiso. Non il sopra. Non il dentro. L’Anima non è né sopra né dentro. E’ un vagabondo sulla strada. Non attraverso la meditazione. Non attraverso il digiuno. Non esplorando un Paradiso dopo l’altro, all’interno di sé come i grandi mistici. Non con l’esaltazione. Non con l’estasi. Non per mezzo di un qualsiasi di questi sistemi l’Anima potrà entrare in sé stessa. Solo imboccando la strada. Non attraverso la carità. Non con il sacrificio. E nemmeno con l’amore. Non per mezzo di opere buone. Non è attraverso queste cose che l’Anima si realizza. Solo con il viaggio sulla strada. Il viaggio in sé stesso, lungo la strada. Esposti al contatto. Su due piedi lenti. Incontrando chiunque passi sulla strada. In compagnia di coloro che vagano nello stesso modo lungo lo stesso cammino. Verso nessun obiettivo. Sempre la strada."
Con queste figure oltre ben inteso che con il patrimonio artistico dell’Arte sacra ho alimentato le mie "visioni". La strada, i corridoi che compaiono attraverso "la prospettiva centrale" sono come nastri di scorrimento di queste figure che hanno i piedi sollevati dal suolo e che percorrono queste direttrici come vettori di forza che partendo dall’origine del Divino, passano attraverso il mondo umano per andare a perdersi altrove. I gesti, rimandi dell’iconografia angelica, invitano a rivolgere l’attenzione giust’ appunto ALTROVE, al di fuori dello spazio della rappresentazione, suggerendo con il loro "esser evocativi" percorsi che non devono più sottostare alle categorie di SPAZIO e TEMPO. Le vestigia referenti della contemporaneità assumono la funzione di tramite, di mezzo che ci accomuna e facilità nel prestargli ascolto mentre continuiamo il nostro cammino.
E.BUCHLI: Nel testo che citi di Lawrence si collega la possibilità di essere sulla strada al fatto di non aver nessun programma, nessun interesse, essere aperti come dicono i filosofi, alla rivelazione, aperti all’esistenza. Io credo che ci sia anche un collegamento simbolico tra la situazione di disagio, di sofferenza e in cui appaiono gli angeli, e quest’apertura. Forse la situazione di disagio, di sofferenza in cui appaiono gli Angeli è quella che meglio ci permette di essere aperti a tutte le possibilità, forse è quella che privilegia uno sguardo disincantato. E’ la condizione in cui non ci si fanno più illusioni, non si vuole più niente di programmato e programmatico e forse, in questa condizione di pulizia mentale è possibile vedere ciò che normalmente non vedremmo. E’ una interpretazione anche biblica questa, dove lo stesso Iahvè si presenta al popolo di Israele nel deserto, dove la rivelazione avviene in terre di nessuno. E se passiamo alla scrittura contemporanea ritroviamo la terra di nessuno, zona privilegiata dove lo scrittore può vedere e descrivere le cose come sono. Nell’ "Assenza" dove i personaggi di Peter Handke vanno alla ricerca di un posto che non è un posto, un posto dove "finalmente un filo d’erba sarà un filo d’erba una goccia d’acqua sarà una goccia d’acqua. Insomma l’anima ha bisogno della verità ma di una verità che, appunto non è la verità del realismo ma è la verità che si rivela nel mondo dell’invisibile e nel mondo dell’immaginazione o piuttosto nelle terre di nessuno.
A.TERRILE: …..mi torna alla mente un testo che ho scritto, anch’esso su un taccuino, nell’ottobre 1996, e che faceva riferimento anche alle "terre di nessuno"…..è uno scritto piuttosto misterioso, che ha il compito di dire attraverso la scrittura un po’ quello che provo e sento d’essere ogni qualvolta m’appresto a produrre pensieri, immagini, quando in definitiva formalizzo la mia natura creativa, è una sorta di autoritratto dall’interno dal titolo latino "NE QUID NIMIS" che significa nulla più del necessario:
Macheth : A che punto è la notte ?
Lady Macheth : …quasi alle prese con la mattina…
Per decidere chi sia delle due.
Vorrei essere indefinito. Indefinibile. Continuare a pensare pensieri già
pensati. Frequentare il luogo della creazione, quell’ALTROVE dove mi è
permesso riascoltare quanto ho visto ed esporre alla luce come sono trascorso,
quanto ho lasciato trascorrere e ciò che ho scelto di perdere ogni qual volta
sono vissuto realmente.
E’ necessario che un mondo muoia per la nascita di un altro; nella TERRA DI
NESSUNO è possibile che mi dimentichi, permettendo lo stesso a chi sta
guardando. La creazione si compie nel silenzio, privata……lo spazio reale
incontra lo spazio poetico…..un mondo viene assunto e ricreato.
E’ il senso di appartenenza ad una natura metamorfica che ha scelto per me il
mezzo fotografico che con la sua capacità di trasformare la realtà…..mi
permette di vivere la contemporaneità i suoi luoghi i suoi riti.
Ne quid nimis…….niente più del necessario, è quanto posso offrire a questo
fine secolo.
E.BUCHLI: L’artista abita la verità e questa verità può essere guadagnata solo sollevandosi da terra. Proprio per questo l’artista è spesso come l’antico profeta, colui che è in grado di vedere meglio come stanno le cose, di comprendere i segni del presente e dunque anche dove la Storia andrà, verso "dove" il presente è diretto. Paradossalmente proprio chi è più "fuori dalla realtà" riesce a capire meglio la realtà e il futuro stesso della storia. Non è un caso che i Profeti che avevano questo contatto particolare con l’angelo fossero dei separati che vivevano ai margini di una società. Potevano annunciare, (l'angelo significa annuncio), prefigurare il futuro, non perché avessero delle doti parapsicologiche, telepatiche o magiche, ma perché vedevano meglio il presente. Ogni epoca storica ha avuto i suoi profeti, i suoi poeti, i suoi poeti/profeti. I profeti biblici erano poeti, scrivevano delle meravigliose poesie, usavano delle immagini e usavano delle metafore, non facevano delle previsioni statistiche, non usavano i concetti…matematici o sociologici e queste metafore si avveravano non in senso letterale ma per certo in modo simbolico. Il cantante italiano Giorgio Gaber, autore di testi sempre molto legati alle vicende della contemporaneità, che attualmente si connota di materialismo, divismo, narcisismo dice in una canzone: "l’individuo non muore cerca nuovi ideali e riprova l’antica emozione di avere le ali….di avere le ali……di avere le ali". L’Angelo è metafora di molta Arte, quella tesa a rendere l’invisibile visibile. Nel cinema e nella fotografia è la capacità di andare oltre l’immagine, la capacità di andare oltre l’inquadratura, nella Pittura, la capacità per il pittore stesso di andare come faceva Paul Klee oltre i segni che produce.
A.TERRILE:…..di una cosa sono certo, mentre qualcuno leggerà queste righe, o si soffermerà sulle mie raffigurazioni angeliche, in senso metaforico sarò "altrove"……………………………………..
L’ANGELO E’ COME NOI, LUOGO DELLE MILLE CONTRADDIZIONI, SE E’ CUSTODE, LO E’ DEL NOSTRO PREZIOSO CAMMINO DI VITA.
ANGELI carteggio del 2002 con la Dott.sa MariaOlga Giuriato
"..Quando ero in manicomio,e vedevo l'erba dalla parte delle radici,ero convinta(e ancora lo sono)che il grande arazzo della volontà divina lo vedano gli angeli,mentre noi,incamminati verso l'indolenza o il sacrificio estremo,non comprendiamo nulla." Alda Merini
il più grande dono è il dono dell'invisibile. Dissolversi significa consegnare al mondo ciò che gli appartiene."
A.Jodorowsky:"
Da dove nasce l’esigenza di una nuova edizione del lavoro sugli Angeli?
Il lavoro sulla rappresentazione dell’Angelo nella contemporaneità non si sottrae alla regola di ogni tema che affronto : si dipana e sviluppa lungo il percorso della mia esistenza.
Ogni volta che guardo o che rappresento è “una prima volta”, un momento unico. Tutte le tappe della nostra vita sono vissute sempre per una prima ed unica volta, non ci è data la possibilità per un passaggio successivo. Ogni attimo della nostra vita è unico ed irripetibile.
L’opera sul tema dell’Angelo vede la luce nel 1991 come work in progress e da quel momento mi accompagna……
Com’è maturato, si è trasformato o evoluto nella tua vita il rapporto con la fede, religione o altro e come ciò si riflette nelle foto degli Angeli? C’è un riflesso nelle immagini, interrelazione tra vita ed immagine prodotta?
Il mio vivere è materia per la rappresentazione e viceversa. Mi sento mistico e psichedelico al contempo.
Ho vissuto a lungo con un’idea alquanto disordinata del mio essere e sino al 1998 è predominato un atteggiamento laddove il pensiero si sostituiva alla vita, così come le idee si sostituivano alle azioni. Compatibilmente con i miei limiti, oggi, sto percorrendo il cammino inverso.
La vita ci si rivela soltanto per quanto la viviamo e viene forgiata dal fine per cui si vive.
Nel Vangelo secondo Giovanni troviamo scritto: “Quando tutte le cose ebbero il loro inizio, il Verbo già dimorava”
La traduzione di “Verbo” dal greco “Logos” può anche esser interpretata come “Idea”.
“ Quando tutte le cose ebbero il loro inizio, l’Idea già dimorava “
Un idea è la manifestazione spontanea dell’immagine interiore di qualcosa che non esisteva in precedenza. Alla fonte di ogni processo creativo risiede un’idea e la capacità di produrre nuove idee di essere creativi è la prerogativa che condividiamo con il creatore di quell’ idea originale, da cui il mondo venne in essere. Questa prerogativa rappresenta il nostro retaggio divino. Ognuno di noi è il creatore del proprio universo, dove libertà e responsabilità autentiche di ogni singolo individuo esistono in questa facoltà cosmogonica.
Paracelso, alchimista e filosofo medioevale definì la creazione come il libro scritto dalle dita di Dio, un testo che dobbiamo imparare a leggere.
Lo stile egotistico del vivere ci aggancia alle nostre angosce personali, facendoci omettere, o essere dimentichi dell’aspetto più importante: il nostro esserci come parte della creazione divina e dello spirito onnipervadente, in quanto esistenza corporale e spirituale.
Percepire l’abolizione di ogni forma duale, significa potere esperire uno stato cosmico di coscienza che nella tradizione cristiana viene definito Unio Mystica.
La visione mistica non è un illusione, solo un aspetto differente della realtà.
La nostra coscienza ordinaria percepisce e conosce solamente una minuta frazione del mondo circostante.
Nella condizione estatica il mondo esterno della materia e quello interno dello spirito sono fusi assieme nella coscienza, da qui il partire appunto a sviluppare un concetto dell’idea originale, l’idea che già esisteva, che già dimorava in Dio.
Come nasce e si trasforma una foto sull’Angelo?Si trasforma in base a ciò che scopri successivamente guardando il negativo che hai prodotto?Possiamo dire quindi che ha una vita propria e aspetti che scopri e non prevedi?
L’ Ispirazione è un momento magico nel quale, parole, suoni e immagini si propongono da sole, palesando la loro natura, chiedendo a colui che è stato scelto di portarle alla luce.
Se fiori ed alberi debbono essere osservati e capiti perché ci si possa fare un’ idea del ciclo vitale, allo stesso modo prestiamo ascolto al marmo che già conteneva quell’ immagine che diverrà statua. E’ il legno che suggerisce all’intagliatore il soggetto che sarà bassorilievo . La canzone è nell’aria pronta ad essere catturata nella rete per le farfalle del musicista . Il gesto “ abita già il corpo del danzatore che lo andrà ad ostendere.
Artisti, Poeti, Compositori, danzatori, sono solo alcuni dei nomi che l’uomo ha scelto per dividere in categorie delle persone, delle entità accomunate dalla loro funzione specifica di “antenne”. Questi soggetti sono selezionati per delle ben precise caratteristiche al fine di divenire gli indotti di una forza creatrice.
Thomas Merton afferma che : quando ci abbandoniamo a Dio impariamo a riconoscerlo non nella “presenza” che si ritrova in una considerazione astratta in cui lo vestiamo dei nostri fronzoli,ma nel vuoto di una speranza che può avvicinarsi alla disperazione, perché la perfetta speranza si acquista sull’orlo della disperazione, quando invece di cadere oltre il ciglio del burrone ci troviamo a camminare per aria.
Ritrovi qualcosa nei tuoi Angeli? Si avvicinano di più a spiriti che si muovono prendendo a prestito un corpo, sembianze umane (Angeli Biblici) o a uomini che si spiritualizzano e compiono un cammino?
Ci sono terreni pietrosi, torbosi, fangosi e lateritici, ognuno ha delle precise caratteristiche rivolte a far sì che una determinata semenza produca il raccolto prescelto.
Consideratemi come un campo nel quale germogliano queste rappresentazioni angeliche che dispensano segni e senso. Li sento e presento come esseri umani in cammino, esitanti ancora tra Dio e il mondo.
Franz Kafka disse: La vera via passa su una corda, che non è tesa in alto, ma rasoterra. Sembra fatta più per inciampare che per essere percorsa.
martedì, novembre 02, 2004


IL CORRIDOIO E LA PORTA
Desidero contribuire con due mie immagini edite, da SOUS LE SIGNE DE L'ANGE ad una riflessione sulla vita terrena,sul percorso di conoscenza e crescita al quale siamo chiamati. Oggi si celebrano i morti, persone che "non sono più visibili", ma presenze vive. Nel mio lavoro sull'Angelo spesso ci sono delle prospettive a fuga centrale : corridoi,rotaie etc.Queste stanno a significare quei percorsi a noi non visibili, sui quali siamo portati a camminare. Quelle cose che ci appaiono chiare, dopo un decennio o più, ma mai nell'attimo stesso in cui accadono. Quei fili invisibili che legano le nostre vite qui, al di là della Porta. Accompagno volentieri questa riflessione con uno scritto del biblista Gianfranco Ravasi.
LA CHIAVE DELLA PORTA di G.Ravasi
L'infinito è in fondo al corridoio e la chiave è sulla porta.
In una lettera che ricevo da una signora che ha insegnato a Parigi c'è questa bella citazione di Léon Bloy (1846-1917), uno scrittore cattolico francese torrenziale e spesso anche virulento nelle sue polemiche, amante com'era del paradosso e dell'eccesso. Eppure questa sua frase ha in sé un intenso fremito di speranza e di serenità. La vita può essere, infatti, rappresentata in quel corridoio che conduce a una porta. Si procede, passo dopo passo, con molta esitazione perché quell'uscio è il simbolo della morte. Molti sono convinti che, giunti davanti a quella soglia, si busserà e nessuno risponderà, e sulla toppa non si troverà nessuna chiave.
Bloy, invece, forte della sua fede (ma questa attesa è stata condivisa anche da un folto numero di filosofi), è sicuro che in quella serratura è inserita una chiave. Essa ci permetterà di spalancare quella porta e di scoprire che, di là, si apre l'orizzonte dell'infinito e dell'eterno. In questa domenica, posta alle soglie delle solennità dei santi e dei defunti, siamo coinvolti in una meditazione che tocca le corde più intime della persona. Quello della morte è, certo, un pensiero che fa fremere. Molti cercano di evitarlo in tutti i modi, anche se la presenza della morte si affaccia a ogni angolo di strada. Alcuni ripetono il grido di Jago dell'Otello di Verdi: «La Morte è il Nulla e vecchia fola il Ciel». Bloy ci ripropone, invece, la grande attesa della fede, mentre lentamente ci avviciniamo a quella porta…
lunedì, novembre 01, 2004

RITORNARE IN SUPERFICE
Rientrare alla realtà delle cose (dopo 2 giorni trascorsi nella traduzione delle immagini impresse quest'estate), è il ritornare in superfice. Abbandonare quel contatto così intimo con sè stessi, quell'unione con fotografie che sono il diario di bordo, il taccuino degli appunti che le parole non sanno "dire". Il linguaggio delle mie emozioni. Recentemente un' amica tedesca ha detto "..guardando le tue immagini mi sento a casa". E' un complimento speciale che non ha un riferimento geografico, è un modo di abitare un mondo che non è ovviamente di tutti nè per tutti.
Fuori piove,da giorni, l'altra sera ho fotografato quel che vedo dal balcone di cucina in casa mia. Quei palazzi luminosi, sono al posto del verde dove giocavo da bambino. I costruttori hanno sepolto con tante vite ettari di terreno, ma hanno dato alle vie di quel complesso edilizio il nome dei fiori : Iris, Ciclamini....