Le Parole di Alberto Terrile

domenica, ottobre 31, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

HALLOWEEN

Giacchè occorre sorridere nella vita, per evitare di peggiorare le situazioni, mostro l'aspetto goliardico in occasione della festa di Halloween. Il progetto originario sarebbe stato assentarmi alcuni giorni dalla citta, per inebriarmi dei colori dell'autunno nel buen retiro sull'Appennino. Ciò non mi è possibile per questioni legate all'auto, a ritardi etc. Trascorrerò quindi la festa in totale isolamento nella camera oscura, luci gialle e rosse anche lì, alla fine in cosa si discosta dall'atmosfera tanto celebrata da films horror etc? Sarà mia cura staccare tutti i telefoni, fisso e cellulare, perchè quando mi immergo nelle mie foto voglio esser solo,accompagnato solo dalle musiche che mi sembrano più adatte a commentare quello che stò stampando. Quando son chiuso in camera oscura officio un rito che ha del sacrale, quanto del profano al contempo. Col corpo assecondo i suoni e i toni del linguaggio fotografico. E' una sorta di danza, tra carte e stracci, tra fili di rame e plastiline,tutti gli accorgimenti che i miei allievi conoscono.Dicevo che debbo stare da solo,isolato da tutto, spesso non mangio sinchè non ho finito. Vivo le opere, le cullo nell'acido.Carezzo le superfici della cellulosa, quasi volessi avvertire i sali d'argento che formeranno l'immagine....da mesi non avevo più un momento mio, così, sempre inginocchiato devotamente per la commitenza, sempre mie immagini certo, ma non con la forza di quelle che andrò a fare.....Buon Halloween ragazzi!!!!

Ecco un'articolo di V.Conti sul mio lavoro,scritto nel 98 circa.

Alberto Terrile, ricostruttore dell’aura perduta di Viana Conti

Bianco e nero non sono una deprivazione del colore nelle fotografie dell’artista Alberto Terrile: ne sono la saturazione fino al ribaltamento della negazione. L’effetto sullo spettatore è quello che si prova rivedendo oggi un film degli anni trenta: non c’è biondo più incendiario di quello delle star platinate di quegli anni, né curve più rosee di quelle di allora, in bianco e nero. Ma Terrile non è un nostalgico, è al contrario un contemporaneo che ha trovato, attraverso la sua tecnica in camera oscura, la tonalità del suo linguaggio. E’ attraverso di questo che le scale di sicurezza che ombreggiano la facciata di un hotel newyorkese, le biciclette posteggiate di coltello in una strada di Firenze e la segnaletica di Parigi fanno un salto nel passato e da lì impressionano lo spettatore, lo catturano in quell’alone di luce che li rende unici, irripetibili e indimenticabili. La sua capacità di mettere in distanza l’istantaneità del presente ne fa un sensibile ricostruttore di auree perdute. Il senso di irriproducibilità che emana ogni sua foto, contrastando la natura stessa del mezzo tecnico, ne fa un pezzo unico. L’unicità è un effetto da cui la sua opera non può prescindere: sia a livello tecnico che a livello di visione. Il taglio della foto, la schermatura della luce, l’istantanea in posa del soggetto e la stampa a tutto negativo tratteggiano una sorta di ritratto dell’autore, dove elemento saliente è la consegna alla tridimensione della scrittura bidimensionale fotografica.
Nelle sue rappresentazioni il soggetto umano diventa un interno sobriamente arredato, mentre l’interno si fa soggetto spoglio, caricandosi non tanto di segni, quanto della tensione dell’attesa. L’attesa è quella di un evento che non accadrà se non nell’occhio di chi guarda. Non c’è foto nel suo lavoro che rinunci ad annettersi la contemplazione dell’osservatore ed a espandere il suo schermo di proiezione.
E’ come se Alberto Terrile fosse tutti i ritratti che ha scattato, senza distinzione di sesso, come se fosse tutti gli attori, danzatori, cantanti, musicisti, equilibristi, narratori, filosofi, bambini, folli, che il suo obiettivo ha inquadrato e il suo linguaggio riscritto.
E’ come se ogni foto accadesse nello scatenarsi di un temporale: è la sua interiorità che produce il lampo che acceca l’esterno plumbeo, dove i dettagli, tuttavia, si drammatizzano nei contrasti, brillano di luce fredda, dove i banale si carica di assurdo, l’erotismo di poliziesco. Perfino i suoi “angeli”, tematica di una sua recente mostra al museo del Petit Palais di Avignone, disinvolti o corrucciati, in ascesa o in discesa, non intendono liberarsi della propria ombra, sembrano anzi esserne il pretesto.
Non è infrequente che l’artista operi uno scambio di aura, immettendo le star internazionali in un clima quotidiano, domestico, quasi a restituir loro l’intimità perduta negli impudenti attacchi dei mass-media, mentre i soggetti anonimi vengono caricati di destino, intensità, futuro.
Spostandosi da una metropoli all’altra, cogliendo soggetti in fuga o in posa, l’artista genovese non si automatizza nel click, ma presta il suo occhio all’obiettivo rispettandone anche, in qualche modo, l’autonomia. Questo a sua volta, riconosce in soggetti, oggetti, ambienti, strade urbane, il vissuto dell’autore, leggibile in un’interminabile storia di scatti.







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sabato, ottobre 30, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Provino con note varie 1997 circa- Parigi

 

CAMERA OBSCURA

Il buio della camera oscura è rischiarato da due lampade gialle, il rivestimento plastico del bancone su cui stanno le bacinelle colme d’acido ha un forte odore che ricorda quello di
certi palcoscenici approntati per lo spettacolo della danza.
I pensieri si fanno più sottili e mirati. Gli occhi abituati ad altre fonti luminose così come a  repentine distrazioni proprie del quotidiano ora si posano su due sole superfici: quella del piano dell’ingranditore dove l’immagine è solo luce e l’altra, quella  acquea ,dove la sembianza affiora lenta cullata dall’onda che si crea  sollevando leggermente la bacinella.
Tutto quanto avviene in questi  momenti non è che una forma di contemplazione.

Il Fotografo è un lettore attivo che con grande attenzione osserva la luce del sole deviandone a suo piacere il corso.

 




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venerdì, ottobre 29, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'immagine cercata per la rassegna foto del 1986 circa

 

 

Il lato nascosto delle cose

….contrariamente a quanto dovrebbe fare un fotografo ordinato non ho mai archiviato i miei negativi in modo razionale.
Recentemente si è palesata l’esigenza di cercare delle immagini scattate nel 1986/87 di un attore e sceneggiatore prematuramente scomparso. A memoria ricordavo un sacchetto marrone pieno di fogli di provini che era finito ad impolverarsi sul soppalco. Salii sulla scala per recuperarlo pensando che sarebbe stata una gran fatica trovare i provini di Claudio e pensai  :” mi ci vorrà un oretta per vederli riaffiorare in quel marasma…..” Trovai il sacchetto e una volta apertolo mi accorsi che le  foto che cercavo erano in cima , erano  le prime. Non diedi particolare importanza all’accaduto. I sentimenti avevano preso campo e lo sguardo  ripercorreva le espressioni ritratte dell’amico scomparso ricordando le parole e gli odori di quel giorno, l’imbarazzo di Claudio combattuto con del cognac. Dopo aver stabilito cosa mi interessava stampare andai a cercare l’album dei negativi; l’operazione comportò nuovamente poco tempo. Continuavo però a veder l’aspetto pratico della cosa pensando che quel giorno la fortuna era dalla mia parte e vinceva il mio disordine cronico. Avrò seimila negativi ,spesso non schedati ed oggi trovo tutto al volo. Aprii l’album. Il penultimo foglio conteneva  le foto che stavo cercando. Per una semplice curiosità, e questo non è un caso, controllai cosa c’era nell’ultima pagina e ricordai……..

 ….avevo acquistato delle luci nuove che volevo provare ed avevo invitato Paola a posare per me come tante altre volte.
A quel tempo Paola non conosceva Claudio ma si trovò ad averlo vicino, sopra di lei per molti anni. Già i negativi sono stati per anni messi uno sopra l’altro.  Le loro singole immagini erano finite a contatto , per una semplice questione di successione di immagini in un album.

Alcuni anni dopo quegli scatti il destino  volle che  si incontrassero in carne ed ossa e decidessero di vivere una storia d’amore.




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giovedì, ottobre 28, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jolanda D. Venezia 1993

Cosa significa creare un’immagine

E’ molto complicato fare capire cosa comporti “creare” un’ immagine.
La difficoltà risiede nel fatto che le cose esistono di per sé, la realtà visibile è innanzi a noi.
Per molte persone l’atto di “creare” è inteso come una sorta di magia, un pensiero una forma che si palesano dal nulla, ma la fotografia non può prescindere dalla realtà, non siamo in grado di fotografare ciò che non esiste. Allora dovremo scontrarci con quanti ancora non riescono a comprendere che attraverso la sensibilità e lo sguardo di chi è realmente un autore una forma pre-esistente muta, assume un differente “senso” e si fa opera unica ed irripetibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bernie Mas des Aigues Vives 1993





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mercoledì, ottobre 27, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bernie&Fred 1997 Paris

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Facendo Bernie&Fred mi elevo con elenchi telefonici francesi 1997

 

ESSERE ALL'ALTEZZA

Da 43 anni ormai ho imparato ad esser all'altezza delle cose, e non ho pudore alcuno nel mostrare di quanto poco abbiano bisogno le mie foto, ed in fondo è così pure la mia vita...ha bisogno di poche cose!!!

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martedì, ottobre 26, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Studio N.3 per figura di Santa immagine realizzata a Monteggiori il 24 ottobre 2004 con Nelly Ferrando/Lange

 

Il CORAGGIO DI AVERE PAURA

 

 

 

Non ho la stoffa dell’eroe, ho paura e su questa e con questa ho costruito un modo ed un mondo. Cerco la perfezione dell’Artista di un tempo, che trascorreva la vita per dipingere quell’unico quadro. Bisogna avere il coraggio di aver paura….per continuare a migliorarsi, a limare quell’idea di fondo, quella cosa che coviamo e alimentiamo dentro di noi. La paura ti mette innanzi le cose con uno “spirito” umano, il sapere che non abbiamo il predominio né su tutto,talvolta su qualcosa o qualcuno.Paura è anche comprendere che esiste ciò o colui che è più grande di noi.

La paura è qualcosa che ci dà dimensione e misura di ciò che realmente siamo.

 

PS : Viviamo tempi dove la paura è una vergogna o una colpa, è l'incapacità di crescere.... infatti viviamo in un mondo adulto e maturo che si sta suicidando dietro alle certezze aquisite, dietro al sapere scientifico.Lasciatemi aver paura, permettete alla mia parte irrazionale di essere, perchè è da lì che vengono le mie opere....

 

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lunedì, ottobre 25, 2004


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DISEGNARE IL MARMO

Ricapitolando, se cliccate sul mio sito www.albertoterrile.it nelle News trovate l'annuncio di questa mostra che si è inaugurata sabato 23 alle 18,30 a Carrara. Quest'estate scrivevo che stavo seguendo via internet un progetto nonostante il meritato riposo tra i monti (vedi NOTE DAL CAMPO sul Journal di Agosto) e il risultato è quest'esposizione dove mi sono misurato con la superfice del Marmo anzichè con i sali d'argento della carta baritata. Ecco due note su come ho operato.

Per realizzare l’opera è stata utilizzata per la prima volta in italia (prima volta su marmo ovviamente) una macchina della Durst ,la Rho 205 presso la Eurocolor Photorec di Torino, che stampa su differenti superfici e materiali con pigmenti garantiti per 100 anni. Per poterlo fare si è lavorato su Marmo alleggerito dello spessore di 7 mm fornito dalla ditta Bencore. Si è partiti da un mio originale, stampato a mano (curo personalmente sempre l’intero processo dallo scatto alla stampa finale) su carta AGFA RECORD RAPID, non più in produzione. In seconda battuta è stata effettuata una scansione a rullo e da parte mia l’ottimizzazione del file direttamente nel laboratorio torinese. Dopo 2 provini su marmo ho alzato le alte luci (i bianchi dell’immagine originale) affinché potessero trasparire le venature del marmo, che danno alla veste bianca del soggetto un volume inedito, attestando ancor più l’effetto scultoreo della mia immagine.Il marmo è un elemento vivo, che afferma la sua natura attraverso le venature, non è superfice inerte e passiva. E’ elemento naturale, che appartiene alla terra, alla storia di questa e al suolo. La sfida era interessantissima, posare proprio su marmo un’icona che tratta della sospensione.I miei Angeli sono fissi in aria. L’effetto di sospensione è assolutamente naturale, non è trucco o artificio mai l risultato di quella frazione di secondo in cui un corpo che salta resta sospeso in aria, l’occhio umano non riesce a cogliere questo momento, l’obbiettivo fotografico sì grazie ad un tempo veloce di otturazione.

Soddisfatta le sete di conoscenza degli accaniti estimatori del mio lavoro eccovi un'altra immagine della cosa....