Le Parole di Alberto Terrile

sabato, maggio 10, 2008



CIO' CHE MI OCCORRE

Osservo la scena in sé , ne carpisco porzioni con la consapevolezza di quanto parziale sia ciò che si compie in quella frazione di secondo.
La Visione si libra alta. Altre volte barcolla quando addirittura non brancola.
Dal mio punto di vista l’importante è che tutto questo  accada nell’inquadratura, non voglio perdermi nulla di ciò che ritengo mi sia necessario.

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venerdì, maggio 09, 2008

Io se fossi Dio

Io se fossi Dio E io potrei anche esserlo Se no non vedo chi. Io se fossi Dio non mi farei fregare dai modi furbetti della gente Non sarei mica un dilettante Sarei sempre presente Sarei davvero in ogni luogo a spiare O meglio ancora a criticare, appunto Cosa fa la gente. Per esempio il cosiddetto uomo comune Com'è noioso Non commette mai peccati grossi Non è mai intensamente peccaminoso. Del resto poverino è troppo misero e meschino E pur sapendo che Dio è il computer più perfetto Lui pensa che l'errore piccolino Non lo veda o non lo conti affatto. Per questo io se fossi Dio Preferirei il secolo passato Se fossi Dio rimpiangerei il furore antico Dove si amava, e poi si odiava E si ammazzava il nemico. Ma io non sono ancora nel regno dei cieli Sono troppo invischiato nei vostri sfaceli. Io se fossi Dio Non sarei mica stato a risparmiare Avrei fatto un uomo migliore. Si, vabbè, lo ammetto non mi è venuto tanto bene ed è per questo, per predicare il giusto che io ogni tanto mando giù qualcuno ma poi alla gente piace interpretare e fa ancora più casino. Io se fossi Dio Non avrei fatto gli errori di mio figlio E specialmente sull'amore Mi sarei spiegato un po' meglio. Infatti voi uomini mortali per le cose banali Per le cazzate tipo compassione e finti aiuti Ci avete proprio una bontà Da vecchi un po' rincoglioniti. Ma come siete buoni voi che il mondo lo abbracciate E tutti che ostentate la vostra carità. Per le foreste, per i delfini e i cani Per le piantine e per i canarini Un uomo oggi ha tanto amore di riserva Che neanche se lo sogna Che vien da dire Ma poi coi suoi simili come fa ad essere così carogna. Io se fossi Dio Direi che la mia rabbia più bestiale Che mi fa male e che mi porta alla pazzia È il vostro finto impegno È la vostra ipocrisia. Ce l'ho che per salvare la faccia Per darsi un tono da cittadini giusti e umani Fanno passaggi pedonali e poi servizi strani E tante altre attenzioni Per handicappati sordomuti e nani. E in queste grandi città Che scoppiano nel caos e nella merda Fa molto effetto un pezzettino d'erba E tanto spazio per tutti i figli degli dèi minori. Cari assessori, cari furbastri subdoli altruisti Che usate gli infelici con gran prosopopea Ma io so che dentro il vostro cuore li vorreste buttare Dalla rupe Tarpea. Ma io non sono ancora nel regno dei cieli Sono troppo invischiato nei vostri sfaceli. Io se fossi Dio maledirei per primi i giornalisti e specialmente tutti Che certamente non sono brave persone E dove cogli, cogli sempre bene. Signori giornalisti, avete troppa sete E non sapete approfittare della libertà che avete Avete ancora la libertà di pensare, ma quello non lo fate E in cambio pretendete La libertà di scrivere E di fotografare. Immagini geniali e interessanti Di presidenti solidali e di mamme piangenti E in questo mondo pieno di sgomento Come siete coraggiosi, voi che vi buttate senza tremare un momento: Cannibali, necrofili, deamicisiani, astuti E si direbbe proprio compiaciuti Voi vi buttate sul disastro umano Col gusto della lacrima In primo piano. Si, vabbè, lo ammetto La scomparsa totale della stampa sarebbe forse una follia Ma io se fossi Dio di fronte a tanta deficienza Non avrei certo la superstizione Della democrazia. Ma io non sono ancora nel regno dei cieli Sono troppo invischiato nei vostri sfaceli. Io se fossi Dio Naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente. Nel regno dei cieli non vorrei ministri Né gente di partito tra le palle Perché la politica è schifosa e fa male alla pelle. E tutti quelli che fanno questo gioco Che poi è un gioco di forze ributtante e contagioso Come la febbre e il tifo E tutti quelli che fanno questo gioco C' hanno certe facce Che a vederle fanno schifo. Io se fossi Dio dall'alto del mio trono Direi che la politica è un mestiere osceno E vorrei dire, mi pare a Platone Che il politico è sempre meno filosofo E sempre più coglione. È un uomo a tutto tondo Che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo Che scivola sulle parole E poi se le rigira come lui vuole. Signori dei partiti O altri gregari imparentati Non ho nessuna voglia di parlarvi Con toni risentiti. Ormai le indignazioni son cose da tromboni Da guitti un po' stonati. Quello che dite e fate Quello che veramente siete Non merita commenti, non se ne può parlare Non riesce più nemmeno a farmi incazzare. Sarebbe come fare inutili duelli con gli imbecilli Sarebbe come scendere ai vostri livelli Un gioco così basso, così atroce Per cui il silenzio sarebbe la risposta più efficace. Ma io sono un Dio emotivo, un Dio imperfetto E mi dispiace ma non son proprio capace Di tacere del tutto. Ci son delle cose Così tremende, luride e schifose Che non è affatto strano Che anche un Dio Si lasci prendere la mano. Io se fossi Dio preferirei essere truffato E derubato, e poi deriso e poi sodomizzato Preferirei la più tragica disgrazia Piuttosto che cadere nelle mani della giustizia. Signori magistrati Un tempo così schivi e riservati Ed ora con la smania di essere popolari Come cantanti come calciatori. Vi vedo così audaci che siete anche capaci Di metter persino la mamma in galera Per la vostra carriera. Io se fossi Dio Direi che è anche abbastanza normale Che la giustizia si amministri male Ma non si tratta solo Di corruzioni vecchie e nuove È proprio un elefante che non si muove Che giustamente nasce Sotto un segno zodiacale un po' pesante E la bilancia non l'ha neanche come ascendente. Io se fossi Dio Direi che la giustizia è una macchina infernale È la follia, la perversione più totale A meno che non si tratti di poveri ma brutti Allora si che la giustizia è proprio uguale per tutti. [.] Io se fossi Dio Io direi come si fa a non essere incazzati Che in ospedale si fa morir la gente Accatastata tra gli sputi. E intanto nel palazzo comunale C'è una bella mostra sui costumi dei sanniti In modo tale che in questa messa in scena Tutto si addolcisca, tutto si confonda In modo tale che se io fossi Dio direi che il sociale È una schifosa facciata immonda. Ma io non sono ancora nel regno dei cieli Sono troppo invischiato nei vostri sfaceli. [.] Io se fossi Dio Vedrei dall'alto come una macchia nera Una specie di paura che forse è peggio della guerra Sono i soprusi, le estorsioni i rapimenti È la camorra. È l'impero degli invisibili avvoltoi Dei pescecani che non si sazian mai Sempre presenti, sempre più potenti, sempre più schifosi È l'impero dei mafiosi. Io se fossi Dio Io griderei che in questo momento Son proprio loro il nostro sgomento. Uomini seri e rispettati Cos'ì normali e al tempo stesso spudorati Così sicuri dentro i loro imperi Una carezza ai figli, una carezza al cane Che se non guardi bene ti sembrano persone Persone buone che quotidianamente Ammazzano la gente con una tal freddezza Che Hitler al confronto mi fa tenerezza. Io se fossi Dio Urlerei che questi terribili bubboni Ormai son dentro le nostre istituzioni E anzi, il marciume che ho citato È maturato tra i consiglieri, i magistrati, i ministeri Alla Camera e allo Senato. Io se fossi Dio Direi che siamo complici oppure deficienti Che questi delinquenti, queste ignobili carogne Non nascondono neanche le loro vergogne E sono tutti i giorni sui nostri teleschermi E mostrano sorridenti le maschere di cera E sembrano tutti contro la sporca macchia nera. Non ce n'è neanche uno che non ci sia invischiato Perché la macchia nera È lo Stato. E allora io se fossi Dio Direi che ci son tutte le premesse Per anticipare il giorno dell'Apocalisse. Con una deliziosa indifferenza E la mia solita distanza Vorrei vedere il mondo e tutta la sua gente Sprofondare lentamente nel niente. Forse io come Dio, come Creatore Queste cose non le dovrei nemmeno dire Io come Padreterno non mi dovrei occupare Né di violenza né di orrori né di guerra Né di tutta l'idiozia di questa Terra E cose simili. Peccato che anche Dio Ha il proprio inferno Che è questo amore eterno Per gli uomini.





...stamane ho fatto un salto "nel ricordo" ...quando per un anno seguii un tour di G Gaber.
Amico di 3/4 del suo gruppo (chitarra,basso e batteria provenivano da Genova, Martini,De Mattei,Spigno)ebbi la fortuna di chiaccherare con quest'uomo che veramente credeva in quello che diceva e faceva.....
Le persone che prediligo sono quelle che credono in qualsiasi cosa stiano facendo, in genere le riconosci perchè hanno sul volto un sorriso particolare, il sorriso di chi si sta divertendo come se giocasse...

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martedì, maggio 06, 2008




A Handful o Beauty

Suoni di cembalo,  un the alle spezie e l’aprirsi dei cancelli della Visione. Quaranta anni fa  era  consueto  fare esperienza del mondo interiore, viaggiare verso Oriente per ritrovarsi.
Seguiva il rientro a casa, dopo mesi, anni talvolta, magri e  confusi a dovere prendere le misure con la vita e il mondo  fondato sulla moneta e sull’occupazione.

Esisteva un iconografia che era “il nostro Mandala” un caleidoscopio emozionale che aiutato da un sistema di specchi produceva la Visione, una sorta di colonna sonora per lo sguardo.
Ieri mi sono concesso un tuffo salvifico in quei mondi immaginati, fotografando attraverso cilindri di specchio i fiori sul terrazzo, un piccolo ciliegio che portai con me dall’emilia anni fa preda di malinconie e un buddha che sorride.

Ogni cosa che faccio nasce senza una precisa collocazione. Ogni cosa chiama ed io rispondo.
Questo gioco potrebbe restare nel cassetto che profuma di mandarino, come divenire spunto per qualche esperienza didattica nei miei corsi......

P.S. Sebbene esista la camera chiara con Photoshop, certe cose mi piace  farle in ripresa è un modo anche questo per ritrovarsi fanciulli preda della meraviglia del hic et nunc.

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giovedì, maggio 01, 2008




ALFABETI DI LUCE
in memoria di Albert Hofmann morto a 102 anni


Apprendere divertendosi a trovare soluzioni per la propria creatività è uno degli obiettivi che mi prefiggo nella didattica. Da due mesi oramai mentre insegnavo “il ritratto in fotografia” in Accademia cercavo di mettere a punto una nuova esercitazione per il corso “intermedio” ovvero  il base che scopre l’età della pubertà. L’adolescenza è un età di contraddizioni, un’ età inquieta, nella quale si vuol essere già grandi con dei tratti fanciulli. Immaginandomi il corso che conduco come “uno spirito adolescente” ho pensato a me a sedici anni quando mi nutrivo di psichedelia in musica e lavoravo  con speme per  l’espansione della mia  coscienza, navigando in mondi ri-creati o propri dell’alterità, inseguendo le chimere e la dilatazione del campo percettivo.
Quando ero uno studente ricordo pomeriggi fatti di biacca e colori vari, dripping fatti a Quarto con lo stesso patos di chi sogna l’ America dell’espressionismo astratto tra Sam Francis e i monocromi di Mark Rothko . Ieri ho rivissuto, quel sogno, seduto per terra assieme a due miei allievi che anagraficamente potrebbero essere miei figli mentre preparavamo un’esercitazione al buio dove il corpo si sarebbe fatto “alfabeto luminoso”. Colori fluorescenti e  Christian Masuero ai pennelli che creava un abito di luce a metà tra certe pitture africane sul corpo, Kriminal della coppia Magnus e Bunker con l’aggiunta di una spolverata di Tron e Blade Runner. Michela Ruisi, lasciava che la sua pelle divenisse una sorta di tela dinamica che di lì a poco avrebbe “mosso” con professionalità ed energia in contrasto con l’esile figura per oltre sei ore filate.
Avevo preparato una scelta musicale idonea per accompagnare nella totale oscurità, rischiarata solo da una luce di Wood, l’esercitazione, dividendo la classe in tre gruppi.
E’ stato magico vedere tante sagome nell’oscurità provare i limiti dei loro sensori, sperimentare l’importanza del cavalletto, lavorare con pellicole a 3200 e 1600 asa accompagnati da una scaletta che avevo approntato il giorno prima:

Agnus Dei    3:04    Popol Vuh   
The Grand Vizer's Garden: Party Part I (Entrance)    1:00    Pink Floyd   
The Grand Vizer's Garden: Party Part II (Entertainment)    7:06    Pink Floyd   
The Grand Vizer's Garden: Party Part III (Exit)    0:39    Pink Floyd   
Weeping Wall    3:28    David Bowie   
Percolations PT 1&2    10:00    Gong   
Totem    6:30    Klaus Schulze   
Svefn-G-Englar    10:03    Sigur Rós
Satellite of love    4:11    Milla Jovovic   
Mysterious Semblance At The Strand Of Nightmares    9:55    Tangerine Dream   
Autumn Breeze    4:36    Terje Rypdal   
Art Decade    3:47    David Bowie   
Wandering On The Milky Way    1:50    Jean-Luc Ponty   
Little Bell    1:39    Terje Rypdal   
Brilliant Adventure    1:54    David Bowie   
Freeze    6:43    Klaus Schulze   
Sense of Doubt    3:57    David Bowie   
Moss Garden    5:05    David Bowie   
Warszawa    6:22    David Bowie   
Engel Der Luft    2:40    Popol Vuh   
In Den Gärten Pharaos    17:37    Popol Vuh   
Sequent C'    2:19    Tangerine Dream

Sono rientrato a casa stravolto e felice, dopo oltre 11 ore di insegnamenti vari, la camicia macchiata di colore e la soddisfazione di chi ha visto nei volti degli allievi l’iniziale perplessità che trasfigurava in una sana avventura multisensoriale, sapendo di essere riuscito a creare un  “piccolo viaggio dell’occhio per la mente” lontani dalle  noie, e dalle miserie che il quotidiano dispensa a tutti, compreso il sottoscritto.

Desidero ringraziare tutti gli allievi che ancora una volta mi hanno “seguito” in un avventura che sulla carta non avevo ancora “testato” , con un tributo d’affetto ulteriore per Christian e Michela che per assecondarmi hanno “creativamente faticato ben due giorni” e  saltato lezione di inglese in Accademia,lezione che ho provveduto prontamente a giustificare..in quel momento, solo in quell’istante mi sono accorto d’essere “il professore” e non solo uno di quei trenta pazzi che si stavano divertendo nell’oscurità con strisce di luce colorata.



Qui sta il segreto del mio fare lezione….A LOT OF CRAZY  FUN!!!

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martedì, aprile 29, 2008


Foto: © Alberto Terrile 2004

Quando eravamo giovani guardavamo il mondo attraverso una lente grandangolare
liberi e selvaggi
distanti anni luce dalla parola FUTURO.

Spendevamo i giorni
nascosti tra gli alberi e i fienili
strisciando sul ventre sino a graffiarci e sanguinare.

Poi il sole ci stanava
mentre ci staccavamo le croste
che nascondevamo tra le bucce dei fagioli.

Quando eravamo giovani dovevamo scappare e seminare l’ansia dei genitori
non è stato facile
né il disubbidire né il mentire
spiati da lucertole color smeraldo.




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domenica, aprile 27, 2008


Foto: © Alberto Terrile 2008

La mia parte femminile

La mia parte femminile è quella che mi fa scegliere di percepire le cose al di là delle loro forme esteriori, che spesso, possono falsare il giudizio.
La  mia parte femminile  opera con cura e osserva il particolare: è l’ attenzione alle sfumature siano queste delle cose come delle persone del mondo.
La mia parte femminile è quella che risuona come un diapason nel vedere vibrare steli d’erba e fiori gialli, quei fiori che lasciano il loro colore su  pantaloni di fustagno che attraversano il campo.
La mia parte femminile mi fa sentire diverso interiormente, depone parole e sensi dove forse dovrei disporre con metodo travi e linee che profumano di concretezza.
La mia parte femminile è quella con cui piango, mi consacro nell’anima come nel corpo  a chi amo,quella che si lascia trasportare dal sogno in un sogno ancora più grande.
La mia parte femminile è quella che cede molto dopo la parte  maschile.

Quando, per i casi della vita, incontro delle “Virago” non penso all’etimo quindi che siano “tratte dall’uomo”, ma percepisco solo combattività sorda, quella volontà di andare alla guerra e di e combattere. E’ questo il superamento forse dell eterno femmineo? Oggi sempre più, per reazione forse, o per sottrarsi all’idealizzazione estrema dell’idolo, al mito dell’amore fatale, che le rende cieche, le donne virano verso gli aspetti meno piacevoli e rassicuranti del “maschile?”
Alla donna vorrei chiedere:- “ L’amato è solo un mezzo per scatenare un immaginazione sfrenata, per colmare un vuoto interiore infliggendosi delle sofferenze che paiono intollerabili?
L’amore non è nelle strategie per rivederlo e nella comprensione di quello stato di gelo che può nascere quando si è invasi dal pensiero di Lui e lo si vede allontanarsi....l’amore non riposa nel terrore dell’abbandono né nel calore di un sorriso necessario per non morire, poco a poco.
Ma per opporsi a questo,  è necessaria  una concessione alla psicologia maschile?
L’impressione è che il femminile così facendo (sposando la psicologia maschile), come diceva Jung  arrivi ad un punto per il quale non può più tornare indietro “senza un grave danno spirituale”.


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venerdì, aprile 25, 2008



STEVE SMITH

Ricordate l'idea di andare a salutare Steve a Milano? Detto fatto! Belle chiacchere in camerino,poi insieme alla Band sono sceso in sala. Steve avvisa un responsabile del BLUE NOTE della mia presenza con un semplicissimo :- He is the band's photographer. Il tipo risponde :- Ok, però volevo avvisarla che è vietato usare il flash!
Ora è vero che io non ho scritto in fronte:SONO UN PROFESSIONISTA,INSEGNO FOTOGRAFIA DI SCENA E IL FLASH NON SI USA MAI. IL DUBBIO PERO' E' CHE IL FATTO CHE STEVE (ex JOURNEY) con TOM COSTER alle tastiere(EX SANTANA BAND DEL PERIODO DI ALBUM COME WELCOME,CARAVANSERAI,LOTUS,BORBOLETTA etc)ABBIANO DETTO COSA DOVEVO FARE FORSE NON ABBIA CONVINTO DELLA PROFESSIONALITA IL TIPO GIACCHE' E' COSA NOTA CHE UN ARTISTA NON VOGLIA MAI IL FLASH E SPESSO  ADDIRITTURA NON DESIDERA ESSERE FOTOGRAFATO.
ORA SE IL BLUE NOTE NON FOSSE A MILANO,CAPITALE DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA,POTREI CAPIRE....MA VISTO CHE IL TITOLARE DEL GRUPPO,UNO DEI 25 MIGLIORI BATTERISTI AL MONDO,DICE CHE SONO IL FOTOGRAFO  ACCREDITATO DI QUELLA SERA...BEH,ANCORA UNA VOLTA LA DICE LUNGA SULLA SCARSA PROFESSIONALITA' E PREPARAZIONE DI CHI OGGI SVOLGE UN CERTO LAVORO.
UN DIVERTENTE CAMMEO : l'addetto di palco o non so chè aggiunge..."e mi raccomando non salga sul palco".
ORA FORSE IL TIPO E' ABITUATO A NON SO CHI, MA NON E' MIA ABITUDINE SALIRE SUL PALCO...PECCATO CHE POCO DOPO BARON BROWNE, IL BASSISTA,UN GIGANTE DI COLORE MI SORRIDA E MI INVITI A SALIRE E POSIZIONARMI DI FRONTE ALLA BATTERIA DOVE STEVE STA ESEGUENDO UN ASSOLO PAZZESCO....SALGO E FOTOGRAFO...poi discendo.

Verrò raggiunto dal solerte ragazzotto, che riprendendomi come si fà con un bimbo mi dirà:- LE AVEVO DETTO CHE NON POTEVA SALIRE SUL PALCO....
Sorrido amabilmente e ribatto:- Vedi io non sarei mai salito se non fossero stati i membri della band a chiedermelo...
Risposta:- SI VABBE' MA SAI I MUSICISTI DICONO QUEL CHE VOGLIONO....
Credo che quel ragazzo:

1- non abbia idea che chi decide è l'artista

2- Lo spirito d'abnegazione e la zero elasticità mentale ne fanno un buon soggetto per ENTRARE NELL' ESERCITO DOVE L'ORDINE NON SI DISCUTE

A volte occorre disobbedire ai genitori, figuriamoci ai nostri padroni.....

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giovedì, aprile 24, 2008


Peter Hammill :- Guitar, piano and Vox

TRISECTOR Van der Graaf Generator –Virgin 2008

Negli anni settanta immaginavo galassie solcate da astronavi, universi infuocati e tempeste sospese in terre senza tempo. Sognavo Gerico, città dalle fondamenta lacerate,  potevo intravedere pionieri al di là dei secoli e rifugiati che lasciavano alle loro spalle la vita conosciuta
 ed amata per dirigersi verso l’ ovest.
Questi mondi  m’attraversavano mentre, seduto nella “casa senza porte”, mi lasciavo sedurre dalla solitudine cosmica di Peter Hammill.
Nel 2005 arrivò una sorpresa “Present” nuovo album dei VDGG  che riprendeva dal picco duro di Godbluff, Present fu un disco sincero sebbene non epocale. I fans non credettero del tutto che  dopo trenta anni  da quello stop quella band avrebbe continuato a creare. Oggi a smentire l’assunto arriva Trisector, che dimostra  con coraggio che si può essere “quel suono” anche senza il marchio dei fiati di  David Jackson.
La prima cosa da dire è che non è un disco per nostagici, la produzione molto più attenta dell’album precedente lo testimonia. Trisector non strizza l’occhio al mercato (cosa inconcepibile per i Van Der Graaf che non sono mai stati una band da charts o che gira dei clip) ma dipana un suono che non è unicamente per lo zoccolo duro del Prog-fan.
L’apertura del disco è uno strumentale introduttivo, semplice ma non memorabile  dal titolo “The hurlyburly” ( Theme one, sebbene non a loro firma era ben altra cosa), ma già con Interference Patterns veniamo richiamati all’universo Hammilliano, attraverso un cantato spiraliforme e inquieto che segna il passo accompagnato da un organo minimale. The final reel e Lifetime aprono ad un romanticismo oscuro e minimale, con momenti di toccante intensità nel canto di Hammill, che carezza la malinconia con la dolcezza lasciando per altri brani più avanti nell’album il suo catartico furore canoro che fece dire a Robert Fripp, uomo parco di complimenti :- “Peter ha fatto per la voce nel rock quello che Hendrix ha fatto per la chitarra”.
Drop dead alza il tono rock con muscolarità ma non brilla e mostra la corda come il brano d’apertura, addirittura ne ricorda la struttura come una sorta di vocal version. Segue “Only in  a whisper” e qui giungono echi lontani che ricordano porzioni degli album  Pawn Hearts miscelate a frammenti del meraviglioso Still life. Se Banton in questo disco fa sentire maggiormente le sue tastiere una menzione speciale va a Guy Evans, sempre fantasioso, leggero e incisivo che nell’album spesso lavora di spazzole.Guy Evans che è stato da sempre fedele ad Hammill anche al di là dei Van der Graaf generator si dimostra un grande batterista prog/Jazz e riconferma come ebbe modo di dirmi personalmente a Gardone Riviera a fine concerto:- Con i Van der Graaf mi diverto da matti a suonare!
All that before finalmente dà il rock giusto del generatore, con quella mistura di pathos e furore che li contraddistingue ed una simpatica citazione nel riff al suono degli Stranglers, una delle tante band punk/wave fine settanta, primi ottanta che invitarono Hammill in vece di Padrino sul palco ad intonare  con loro Tank-Threatened-The Raven e Sha Sha a go go.( bootleg di riferimento Stranglers A night in London)
Over the hill è il momento più intenso e lungo dell’album ( 12,26 minuti che nel migliore delle tradizioni può arrogarsi il ruolo di suite) e  mostra che i Van der Graaf Generator restano capaci a distanza di anni e senza i fiati a non piangersi addosso violentando l’ascoltatore con cambi frenetici di ritmo,timbro e soluzioni sonore che li hanno resi unici e assolutamente difficili da riproporre in chiave di “cover” .Il canto di Hammill s’alza alto e epico come da oltre 40 anni solo lui sa fare. Il solo brano vale l’acquisto dell’ l’album che chiude con circolarità e  in modo tautologico con (We are) Not here.
Per certo non il disco per tutti e neppure quello per aprirsi al mondo del “Generatore”, certamente molto meglio di tanto rock derivativo che oggi “stra vende” con la complicità dei vecchi e dei  nuovi “Bertoncelli”.

© Alberto Terrile



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mercoledì, aprile 23, 2008


Autoscatto durante l'unica passeggiata fatta sulla strada per "Ranocchio" Domenica 20 Aprile 08

INSPIRA

Respirare gli spazi, vestendo i colori del mondo che si rinnova a Primavera. La cromoterapia esiste dall'alba dei tempi, molto prima che un movimento stupido come la NEW AGE se ne apropriasse per vendere e guarire. Perchè poi questa necessità oggi di guarire?
Il mondo è ammalato perchè chi lo popola "sta male" ( interiormente), non è una mera questione climatica.
Avete mai guardato in che stato è il vostro letto dopo una notte di febbre e di sudore? Il mondo oggi è un pò così, come il letto di chi "Stando male, non riposa bene"

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martedì, aprile 22, 2008


Autoscatto nello studiolo sui monti, con febbre...

TRE GIORNI DI FEBBRE

Giovedì scorso  sono partito in tutta fretta per l’appennino dove era mio compito “isolare alcune stanze col nylon” alla luce di lavori (muratura e idraulica) da effettuarsi nel mese prossimo. Sono partito leggermente influenzato, stanco e malinconico. Giunto a destinazione mi sentivo  già meglio. Quando lascio la liguria,  il mio tono migliora, in toscana sto  già meglio per raggiungere l’apice quando, passato Silla affronto il rush finale salendo in quota....verso i miei 920 metri.
Iniziai subito a impachettare libri, dischi e quanto era da proteggere, ascoltando ad alto volume “Trisector” il nuovo cd dei VDGG (ne dirò presto) e smisi alle 18 crollando esausto sul divano della saletta azzurra, il mio piccolo studiolo dal quale scrivo testi per libri, blog,elaboro immagini e penso. Di li a poco una serie di fitte sempre più forti alla testa, dolori vari e un bel 38,5 di febbre benedetta (da anni avevo febbriciattole senza nerbo che facevano durare tre volte tanto sia l’influenza che altre affezioni).
Tre giorni solo, isolato sulla montagna, con una connessione ridicola (via cellulare), pochi viveri e per fortuna del paracetamolo per contrastare lo stato febbrile. Tre giorni per pensare, incapace di muovermi, per riposare tanto dormendo dalle 21 alle 7 del mattino. Attorno il silenzio rotto solo dal canto degli uccelli che sfamo con dei pacchi di crackers che sbriciolo sui davanzali...e la notte fonda, nera per davvero se orfana della luna.
Lo scorso mese ho lavorato al mio libro POETI IMMAGINATI scrivendo anche dei testi... ed è stato l’inferno farlo nel mio appartamento, uno dei 24 del condominio in cui vivo a Quarto. Vivo li da vent’anni oramai e da allora ogni anno qualcuno rifà la cucina, cambia le piastrelle e rinnova sanitari,condizionatura,tubi&tube.
Scrivere intimamente di se, del proprio sentire mentre ti trapano sulla testa è difficile se la scrittura non è il tuo media d’elezione. Scrivere nelle pause tra una lezione e l’altra...e con delle tempistiche strette. Ce l’ho fatta e credo che sarà un bel libro, ruvido nelle immagini (a dimostrazione che crescendo ed invecchiando non mi sono imborghesito ne seduto su allori o eventuali traguardi raggiunti) e profondamente malinconico e intimo nella scrittura, un gioco nel quale la mia e la vita dei personaggi ritratti si passano  il testimone del ricordo.
C’è poi un altro progetto editoriale più piccolo, ma egualmente sfizioso che vede immagine (mia) e poesia (di autori diversi) oltre al ritorno al vecchio progetto ALICE REVISITED (Alice nel paese dello straordinario) con Anna Maria Farabbi.
Giusto stamattina rileggevo alcune mie “note lavoro” per questo progetto installazione a cui lavoro da un anno...(riusciremo a farlo? Di Anna Farabbi non dubito....ma temo il vuoto per gli sponsor per questo le mie cose latitano...avendo io scelto di girar le spalle al mercato/galllerie/critici quindi al SISTEMA DELL’ARTE).
Ecco gli appunti:

Ancora Alice

Esiste una bimba millenaria  che gioca con la vita e con la morte, una fanciulla che  intona l’inno delle civilta` estinte: le stagioni della vita che per vergogna o per malinconia finge non siano nemmeno state vissute.
La piccola Alice è come Circe prigioniera di un'isola deserta o come Elettra impazzita nei suoi giochi di morte.
Il destino, reiterato all’infinito non verrà lasciato né a tavolette di cera, né alla carta ma sarà tracciato sulla sabbia che il vento cancella.

Tre giorni di febbre in cui prendi le misure della solitudine,rivedi la tua vita come un film sapendo che è realtà. Tre giorni in cui t’accorgi che è brutto fare soffrire qualcuno perché sei confuso e disorientato. Tre giorni in cui l’unica musica era il canto degli uccelli e non i trapani dei vicini.
Tre giorni di febbre mi hanno fatto capire che è assurdo doversi ammalare per ristorarsi...per ritrovarsi, per perdersi nei pensieri e non in mille stupide e spesso futili azioni.

Ora sono rientrato al rumore, agli appuntamenti e alla lezione che terrò alle 18....

a presto

postato da albertoterrile 14:00 | commenti (3)

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